Dagospia mette online un pezzo apparso sull’Espresso. L’articolo parla dei Verdi delle Marche, raccontando alcuni fatti degni di attenzione. La cosa triste è che mi risulti sia tutto vero. Sarei il primo a rallegrarmi se quanto scritto fosse inesatto. Riporto l’articolo integralmente a seguire.
Acque agitate tra i Verdi delle Marche. Scontri tra capicorrente, commissariamenti, accuse di favoritismo. E moltiplicazione delle tessere: a Urbino, per esempio, gli iscritti al Sole che ride sono 500, ben più dei voti ricevuti alle ultime elezioni. Ben 17 tesserati, denuncia l’assessore comunale di Pesaro Michele Gambini, hanno segnalato come domicilio l’Oasi San Nicola: un rinomato hotel della zona. A Jesi e dintorni gran parte degli iscritti risultano immigrati extracomunitari: un boom sospetto.
Il fatto è che le Marche non sono una regione qualsiasi: sono il feudo del deputato Marco Lion, da secoli tesoriere nazionale. E stanno molto a cuore al leader Alfonso Pecoraro Scanio, per motivi familiari e amicali. Il fratello Marco, già calciatore nell’Ancona, fa il pendolare tra Marche e Campania: da un anno è assessore provinciale a Salerno, ma si tiene stretto anche il posto di capogruppo al Consiglio provinciale di Ancona. Ma a Pecoraro preme soprattutto l’astro nascente, l’amico Gianluca Carrabs.
Una carriera fulminea, la sua. Ventinove anni, irpino, appena iscritto al partito nel 2003 è diventato segretario delle Marche: nonostante questo, alle ultime elezioni regionali è stato trombato. Ma la bocciatura non ne ha bloccato l’ascesa: è stato promosso assessore regionale ai Lavori pubblici, con intervento diretto del leader Pecoraro sul presidente Gian Mario Spacca. E ora i Verdi vanno al congresso regionale. Con una resa dei conti tra i ‘Pecoraro boys’ e gli anti che ricorda tanto le pratiche di antichi, gloriosi partiti: do you remember Gava? (L.Q.)