Non è per nulla facile scrivere un articolo su uno spettacolo che non è piaciuto. Ho faticato non poco a trovare le parole per descrivere il disappunto verso L’Ereditiera. Ci sono riuscito? Al lettore il giudizio.
SENIGALLIA: L’EREDITIERA NON SCALDA IL PUBBLICO
L’innovazione a teatro, se non portata alle estreme conseguenze di spettacoli come quelli del Big Art Group, probabilmente lascia il pubblico interdetto, come è successo domenica scorsa a Senigallia per L’Ereditiera.
La preziosità comica e il ritmo, che hanno valso al Nuovo Teatro Nuovo di Arturo Cirillo il prestigioso Premio Ubu 2004 per la miglior regia, non hanno raccolto calorosi applausi. Il dialetto napoletano, a tratti difficilmente comprensibile, ha reso meno immediata la fruizione di un testo brillante – con tratti parodistici da cabaret televisivo, come il verso al leone della casa cinematografica MGM nelle primissime battute – e al tempo stesso tradizionalista.L’Ereditiera risulta fin troppo dotto nel citare e rimandare ad altre opere – come l’ipertesto in rete – con un effetto tutt’altro che esilarante: un teatro che si innesta nella tradizione partenope e su questa prova a lasciare un segno di modernità. Queste caratteristiche hanno decretato il suo successo a Napoli e prodotto soltanto un moderato apprezzamento a Senigallia. Indiscutibile la qualità della recitazione e dei movimenti in scena, accompagnati piacevolmente dalle musiche di Federico De Melis. Arturo Cirillo si dimostra il vero padrone del palcoscenico, nelle vesti di una zia che cerca fino all’ultimo di riuscire a maritare la nipote. I 100 minuti dell’Ereditiera scorrono rapidamente senza annoiare ma senza entusiasmare.
Omaggio alla tradizione è la presenza del servitore Pulcinella, a sottolineare il tratto partenope della regia.La stagione teatrale della Fenice di Senigallia procede con il balletto del Grand Moscow Classic Ballet martedì 7 febbraio. Prevendita, anche su internet, attraverso i canali abituali.
[Gomarche]