Ultimamente ho parlato poco di politica e, tra l’altro, devo ancora una risposta a Stefano Garuti sull’interpretazione del blog come strumento a supporto della propria attività politica.

I primi due mesi da Presidente dei Verdi di Senigallia sono volati in fretta. Le cose da fare sono veramente tante ma il tempo e le energie non sembrano sufficienti. La politica non è solo fatta dei grandi temi, ma anche di riunioni da organizzare, vertici di maggioranza da presenziare, finanziamenti da raccogliere per la vita quotidiana del partito (telefono, affitto, riscaldamento, ecc.).


La politica nazionale non tira certo su di morale. Non parlo del Sig. B. e del suo imperversare in ogni dove e degli insulti di cui ha riempito la sua campagna elettorale: sinceramente non avevo altre aspettative.

Ciò che mi deprime è il modo in cui L’Unione sta gestendo la propria comunicazione, a partire da quel piccolo disastro che è stato il lancio del programma. Non ho avuto ancora modo di leggerlo (281 pagine!!) ma lo farò. Già è un autogoal non averne tratto una versione snella con un decimo delle pagine. La cosa più triste però è il balletto delle ultime ore sulla TAV.

Prima si scrive un programma dove non si fa riferimento diretto alla TAV, poi alle prime rimostranze dei DS piemontesi si fa dietro front. Verdi e Rifondazione comunista affermano, giustamente, che nel programma non c’é e non si fa. Prodi ribatte che si fa, punto e basta.

La morale della favola che ne traggo è che ci attendono tempi cupi. Se vince il Sig. B. non credo cambierà qualcosa, tutt’altro: continueremo ad andare dritti verso il precipizio (debito pubblico in ascesa, deficit in salita, competitività in calo, rischio declino sempre più probabile). Se vince Prodi l’ingovernabilità, vista l’attuale rissosità nell’Unione, non è cosa così improbabile.

Quasi quasi c’è da augurarsi che si vada al famigerato pareggio (una maggioranza diversa al Senato e alla Camera) e si faccia quella grande coalizione, come successo in Germania, che attui quelle riforme utili a traghettare l’Italia in acque più tranquille. Il rischio che si coaguli il Grande Centro e una neo DC è altissimo, con le conseguenze che è facile immaginare.

Da dove si guarda, la prospettiva è comunque poco incoraggiante. Forse ha ragione l’amico Alessandro che, neanche tanto scherzosamente, suggerisce di programmare un piano B per salvare il salvabile, in termini di patrimonio, prima che si cada nel baratro finanziario, da un giorno all’altro.