Sì all’IVA al 20% per la musica



Non se ne può più dei lamenti dell’industria della musica italiana che piange sempre. Uno delle lamentazioni più frequenti è quella relativa all’IVA del 20% sui CD. Secondo la tesi dei discografici, ribadita recentemente anche su Repubblica.it, l’IVA è troppo alta:

A tal proposito, dal 3 marzo Sony Bmg sconterà del 16 per cento alcuni Cd, per protestare contro l’Iva, ritenuta eccessiva. Sulla musica è al 20 per cento, in Italia, mentre Sony Bmg vorrebbe fosse al 4 per cento, come per i libri. La multinazionale giapponese sottolinea che il disco viene classificato come bene di lusso, nel calcolo dell’Iva, e non come prodotto culturale.

La multinazionale giapponese è rimasta indietro. Una volta c’era l’IVA sui beni di lusso ed era al 39%; per esempio sulle auto superiori ad una certa cilindrata, sugli yacht, ecc. Oggi l’IVA è stata armonizzata e, salvo alcuni prodotti agevolati, tutti gli altri hanno l’IVA al 20%. La musica è un prodotto culturale e in quanto tale andrebbe agevolato con l’IVA al 4%? Se la musica è cultura, allora lo è anche il cinema, l’arte, il teatro, la televisione di qualità, produzioni internet di qualità, trasmissioni radio culturali, ecc., ecc.


Se dovessi accogliere la tesi dei discografici tutti i media andrebbero agevolati al 4%. Sarebbe giusto? Io credo sinceramente di no. L’Italia non è l’unico paese in cui l’IVA è al 20% per questa tipologia di consumi. Altri sono i beni che andrebbero agevolati. Poi finché la SIAE – e le major – sottrae a tutti i cittadini milioni di euro con tasse da furto sui supporti vergini, credo che lor signori si meritino al massimo una alzata di spalle.

Link: Il pianto delle major contro l’IVA sulla musica.

Luca Conti

Giornalista freelance, consulente social media marketing, Luca ha scritto Fare Business con Facebook e Comunicare con Twitter e cura la collana Web & Marketing 2.0 di Hoepli

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