Beppe Grillo incarna per eccellenza il tribuno della plebe. Spara a zero contro i potenti, si fa paladino delle cause perse. Molto spesso a ragione, dando voce a chi non ce l’ha. Molte altre a torto, cadendo in errori grossolani, come quello del telefonino che cuoce l’uovo (!!).

Non ce l’ho tra i miei preferiti, non ce l’ho nell’aggregatore di feed RSS, non lo leggo. Capita però di vederlo spesso citato altrove e così mi sono imbattuto nell’articolo “Compagni che sbagliano”. Ditemi voi se si può accettare un ragionamento simile:

Certo, hanno fatto male i tassisti a malmenare qualche giornalista. Vanno condannati, come faccio io dal più profondo del cuore. Però, però…Una piccola punta di piacere, piccola, piccola, lo confesso, l’ho provata.

Però cosa? La condanna, con quel però, viene cancellata. Complimenti Grillo, poi fa il pacifista! Ma non finisce qua:

I lettori in questo gioco non servono, il gruppo di controllo del Corriere (il salotto marcio) fa il bello e il cattivo tempo. Il Corriere deve fallire, deve chiudere. Così com’è adesso è solo uno strumento di potere economico finanziario gestito da interessi privati.

Il Corriere deve fallire? Chiudere? Perché poi? Amesso e non concesso che sia vero quanto afferma, dove sono i fatti che giustificano tale opinione?

Infatti Di Pietro è l’unico nell’Unione che non vuole l’indulto per i corrotti e per i delinquenti finanziari. Ma questa non è la posizione ufficiale di Rifondazione Comunista e allora va attaccato. E l’Unità non dice nulla, fa il pesce in barile. Se questa è l’informazione di sinistra, preferisco Emilio Fede.

Non si può avere un’opinione diversa e cosa centra il finanziamento pubblico in questo caso? L’atteggiamento di Grillo è chiaramente stalinista: o con me, o contro di me. Contro di me? Allora sei il male che va dileggiato e combatttuto. Bell’esempio di democrazia.

I lettori di Grillo tutti dietro come i topi del pifferaio magico? Spero proprio di no.