Capita raramente, ma quando ho tra le mani D La Repubblica delle Donne vado subito in ultima pagina a leggermi la rubrica in cui Umberto Galimberti risponde alla lettera di un lettore. Nel numero del 25 Agosto c’è un passaggio della sua risposta che mi piace riportare qua.
Da rifletterci su.
[...] Perché il luogo eminente del dolore è proprio lì, nella distanza che esiste tra ciò che desideriamo e ciò che davvero possiamo fare e avere. Il misconoscimento del nostro limite, infatti, è la vera causa della sofferenza. Non di quella che ci capita, ma di quella che ci procuriamo. Naturalmente sia l’una che l’altra ci fanno soffrire, ma forse una è evitabile.
non è un caso che le persone veramente felici siano quelle più semplici, che sanno quando “fermarsi”…
D è un inserto inutile se non per l’ultima pagina, peccato che galimberti sia poco comprensibile il più delle volte.
Galimberti è stato condannato da un tribunale per aver plagiato un collega per la realizzazione di un libro su Heidegger, mi pare, chissà quanto avrà sofferto dovendo pagare i danni. Che l’incomprensibilità sia dovuta ad errori diciamo così di “trascrizione”?
ciao,
rodolfo