Ryan Holiday lo consigliava da tempo e a gennaio ho ceduto, prendendo in mano Marco Aurelio. Colpo di fulmine! I suoi pensieri, per quanto vecchi di quasi 2000 anni, sembrano attuali, anzi attualissimi. Ne ho sottolineato vari passaggi col mio Kindle e quelli che seguono sono 71 insegnamenti che ne ho tratto.

È come il caso di un attore congedato dalla scena dallo stesso pretore che l’aveva ingaggiato. «Ma dei cinque atti ne ho recitati solo tre!». È vero, ma nella vita tre atti possono costituire un dramma intero. E colui che ha stabilito la tua fine è lo stesso che prima ha messo insieme il tuo corpo e ora lo dissolve, mentre tu non sei l’artefice né dell’una né dell’altra cosa. Parti dunque sereno, come lo è colui che ti congeda.

Pensa a quanti si sono arrabbiati per un nonnulla, a quanti hanno raggiunto il colmo della fama, o della malasorte, dell’odio o di qualsiasi altro genere di fortuna o di sfortuna, e domandati: «Dove sono ora tutte queste cose?». Fumo, cenere, favola, o neppure questa! Considera anche tutti i casi analoghi, come quello, per esempio, di Fabio Catullino nel suo podere, oppure di Lusio Lupo nei suoi giardini, di Stertinio a Baia, di Tiberio a Capri, di Velio Rufo, e in generale tutti gli interessi delle persone nei confronti di cose singole, che soddisfano la loro vanità; pensa quanto poco valgano gli oggetti di tutti questi sforzi e quanto sia più conforme agli insegnamenti della filosofia, nel campo che ci è stato assegnato, mostrarsi giusti, temperanti, rispettosi del volere degli dèi, ma senza ostentazione, perché vantarsi di essere semplici è la peggiore di tutte le superbie.

Primo: non agire mai a caso né senza scopo. Secondo: non tendere ad altro che non riguardi il bene comune.

Pretendere che il malvagio non sbagli è come volere che l’albero del fico non produca lattice nei suoi frutti, che i bambini non piangano, che il cavallo non nitrisca, e così per tutto ciò che è inevitabile. Che altro dovrebbe fare chi è malvagio per sua natura? Se sei bravo, curagli tu questo difetto.

Come nello scrivere e nel leggere non si può essere maestri se prima non si è stati allievi, così, a maggior ragione, è nella vita.

La vita è breve per tutti, e tu, invece, fuggi o insegui ogni cosa come se fosse destinata a durare in eterno. Un istante ancora, e chiuderai gli occhi anche tu, e un altro ben presto, a sua volta, piangerà chi ti ha sotterrato.

Non chiederti più quale sia l’uomo virtuoso: cerca di esserlo.

Chi segue sempre la ragione è un tipo ponderato e al tempo stesso deciso, serio e gaio contemporaneamente.

Conquìstati gli attributi di buono, modesto, sincero, prudente, docile, nobile, e bada di non cambiarli con altri, e nel caso in cui dovessi perderli torna subito indietro a riprenderteli.

Quando uno ti rimprovera o ti odia, o quando gli altri ti offendono in modi analoghi, accostati alle loro anime, cerca di penetrarvi e guarda che tipo di uomini siano. Allora capirai quanto sia inutile che ti tormenti per l’opinione che hanno di te.

Gli errori degli altri è meglio lasciarli dove sono.

Tutto si trasforma, tu stesso sei soggetto a una continua trasformazione e, in un certo senso, vai distruggendoti a poco a poco. Così è anche dell’intero universo.

Ebbene, allo stesso modo deve scorrere ed espandersi la luce dell’intelletto, cioè il pensiero, distendendosi ma senza disperdersi, e quando incontra un ostacolo non deve urtarlo con violenza sfrenata, e neppure cadere, ma deve fermarsi e illuminare l’oggetto che la riceve, il quale, se non la riflette, resta privo di luce.

Ti ammazzano, ti fanno a pezzi, ti maledicono? Ma ciò non impedisce alla tua mente di mantenersi pura, lucida, saggia e giusta. Come se uno, piazzatosi davanti a una sorgente d’acqua limpida e dolce, si mettesse ad insultarla: quella non per questo smetterebbe di dispensare la sua linfa pura e potabile. E anche se uno vi gettasse dentro del fango o dello sterco, la sorgente in un baleno li disperderebbe trascinandoli via, senza restarne minimamente contagiata. Così ogni uomo deve avere dentro di sé non un pozzo ma una fonte perenne, e ciò è possibile mantenendo intatta in ogni momento la propria autonomia, con animo sereno, semplice e modesto.

Il cetriolo è amaro? Buttalo. Ci sono rovi sul sentiero? Evi tali. Fermati lì, non chiederti: “Ma perché al mondo ci sono anche queste cose?”. Faresti ridere lo studioso di scienze naturali. E così ti deriderebbero il falegname e il calzolaio se tu li rimproverassi perché la loro bottega è piena di trucioli e ritagli degli oggetti che vanno lavorando.

Non dire a te stesso più di quanto ti comunichino le percezioni istantanee. Ti hanno riferito che un tale parla male di te? È solo una notizia, che di per sé non t’ha recato alcun danno. Vedi un bambino che soffre? Soffrire di per sé non significa correre il rischio di morire. Fermati dunque a quel che vedi e non aggiungere nulla di tuo alle impressioni immediate che ricevi dalle cose o dai fatti, e nulla di male te ne verrà.

Per questo una mente libera da passioni è come una rocca inespugnabile e costituisce per l’uomo il rifugio più saldo e più sicuro. Ignorante chi non lo conosce, infelice chi, pur conoscendolo, non vi si ritira.

Allo stesso modo quando non riesci a portare a termine qualcosa di buono, invece di arrabbiarti, mettici un po’ più d’impegno. E se pensi che l’impedimento sia più forte di te, non angustiarti, allora, dato che il tuo fallimento non dipende da te.

Quando sei turbato per una qualche causa esterna in realtà non è questa che ti affligge, è il giudizio che formuli al riguardo, e il giudizio puoi cancellarlo istantaneamente.

Nulla può accadere all’uomo che non attenga alla sua condizione di uomo, così come nulla può capitare al bue, alla vite o alla pietra che non sia proprio della loro natura. Dunque, se ci accade ciò che per noi è solito e naturale perché dovremmo arrabbiarci? La natura universale non può arrecarci nulla di insopportabile.

Non vale la pena ch’io me la prenda con me stesso, quando non ho mai tormentato nessuno per deliberato proposito.

Ricordati che è sempre e soltanto il presente che in realtà ci preoccupa, mai il passato o il futuro, e però il presente ha confini talmente ristretti che c’è davvero da vergognarsi solo al pensiero di non poter far fronte ad uno spazio di tempo così piccolo e insignificante.

Se mai ti è capitato di vedere da qualche parte, lontano dal corpo, una mano troncata, oppure un piede o una testa spiccata dal busto, ebbene, questo è ciò che fa un uomo quando, in urto con gli eventi, si taglia fuori dal mondo o commette un’azione contraria al bene della collettività. È come sradicarsi da un terreno comune, che appartiene a tutti e che forma un tutt’uno indivisibile, giacché veniamo al mondo non per vivere isolati, separati dagli altri, ma per farne parte.

Leggi l’iscrizione sulle lapidi delle tombe: «Ultimo della sua stirpe», e pensa al gran da fare degli antenati per lasciare via via un proprio erede, quando poi fu giocoforza che arrivasse l’ultimo a chiudere la partita. E così, nuovamente, muore una stirpe intera.

Lucilla ha seppellito Vero, poi è morta anche lei, Seconda ha seppellito Massimo, e pure lei se n’è andata, Epitincano ha seppellito Diotimo, quindi è morto anche lui, Antonino ha seppellito Faustina, e pure lui se n’è andato. La storia si ripete. E così Celere ha seppellito Adriano, finché non è arrivato il suo turno. Dove sono ora quelle menti acute, quegli indovini, quelle persone altezzose? Quegli uomini d’ingegno come Carace, Demetrio il Platonico, Eudemone1 e altri simili a loro? Tutti di passaggio, tutti morti da tempo; alcuni non sono stati ricordati neppure per poco, altri sono entrati nella leggenda, altri ne sono usciti. Ricordati dunque che la materia di cui sei composto si dissolverà, che il tuo spirito si estinguerà o trasmigrerà altrove.

Rivoltalo questo tuo corpo, e guarda com’è fatto, come diventa con la vecchiaia, con la malattia e col vizio. Anche chi loda e chi è lodato, chi ricorda e chi è ricordato hanno vita breve. E questo accade in un angolo della terra, dove gli uomini non sono neppure d’accordo fra loro, e nemmeno ciascuno con se stesso. E la terra non è che un punto.

Scopo della natura sono il principio, l’evoluzione e la fine di ciascun essere. È come il lancio di una palla: la palla sale, scende e cade. Che bene è il suo salire, che male sono il suo cadere e il suo finire a terra? Lo stesso dicasi per una bolla d’aria: che si gonfi e che scoppi, dov’è il bene, dov’è il male? Ciò vale anche per un lume.

Se la cosa dipende da te, perché ti comporti così? E se dipende da altri, con chi pensi di prendertela? Con gli atomi? Con gli dèi? Sarebbe una follia. Non devi prendertela con nessuno. Se puoi, correggi chi ha commesso l’errore, se no, correggi l’errore, se non puoi fare nemmeno questo con chi te la pigli? Ogni nostro atto deve avere un motivo.

Stupirsi che l’albero di fichi produca dei fichi è tanto contrario al buon senso quanto il meravigliarsi che l’universo produca cose ed eventi, che sono appunto i frutti della sua natura. Allo stesso modo sarebbe assurdo per un medico stupirsi che uno abbia la febbre o per un timoniere che si levi un vento contrario.

Ricordati che se cambi parere e dài ragione a chi ti corregge, anche questo è segno di libertà, poiché sei sempre tu che agisci in base ad un impulso e ad un giudizio tuoi, e quindi con la tua testa.

Chiunque tu incontri, chiediti subito: “Che ne pensa costui del bene e del male?”. Se infatti ha una determinata opinione del piacere e del dolore, dell’onore e del disonore, della vita e della morte, non mi sorprenderò e non mi parrà strano che agisca di conseguenza, e terrò sempre presente che si comporta in quel modo perché vi è obbligato dalla sua particolare visione delle cose.

Non sei più in grado di apprendere? Puoi sempre frenare la tua arroganza, dominare il piacere e il dolore, guardare la fama dall’alto, non adirarti coi rozzi e con gli ingrati, anzi, prendendotene cura per giunta.

In secondo luogo concentrati bene su questo concetto e tienilo sempre presente: è tuo dovere essere onesto e dire e fare senza perder tempo ciò che richiede la natura umana e che a te sembra più giusto: ma fallo di buon animo, con discrezione e senza ipocrisia.

Innanzitutto non preoccuparti di nulla, perché ogni cosa avviene in armonia con le leggi dell’universo, e tu, fra poco, non sarai più nessuno in nessuna parte del mondo, come Adriano e Augusto.

Ogni volta che ti accingi a compiere qualcosa d’impegnativo poniti questa domanda: «Che importanza ha per me ciò che intendo fare? E se poi dovessi pentirmene? Fra poco morirò e sarà il nulla per me. Cos’altro devo cercare se non che la mia azione presente corrisponda alla natura di un essere dotato d’intelletto, che vive in comunità coi suoi simili ed è partecipe delle leggi di Dio?».

Quando hai fatto del bene e uno l’ha ricevuto, cosa cerchi di più? Non ti bastano queste due cose? Ne vuoi pure una terza, come gli sciocchi: che si sappia, cioè, che hai fatto del bene o che il bene ti sia ricambiato.

È ridicolo non riuscire ad evitare la propria cattiveria (quando ciò è possibile), mentre si cerca di evitare quella degli altri (che invece è cosa impossibile).

L’uomo ha raggiunto la perfezione quando vive ogni giorno come se fosse l’ultimo, senza agitarsi, senza paralizzarsi e senza fare scenate.

E ricordati: per essere santi non c’è bisogno che gli altri lo sappiano.

la felicità della vita umana dipende da pochissime cose, e se, per esempio, hai perso la speranza di diventare un filosofo o uno scienziato, hai sempre la possibilità di essere una persona libera, modesta, socievole e rispettosa del volere di Dio.

Ogni volta che ti capita qualcosa di spiacevole pensa a quante persone è accaduto lo stesso: anche loro ne soffrivano, si lamentavano, si scandalizzavano; eppure, dove sono ora? Spariti! Vuoi fare come loro? Lascia agli altri queste reazioni, questi moti, questi impulsi, a chi li provoca e a chi li subisce, e vedi invece di trovare il modo di servirti tu degli eventi che ti capitano piuttosto che farti asservire da loro, perché così potrai farne un uso utile per la tua vita, di cui essi saranno come il materiale. Devi solo impegnarti ad essere onesto in tutto ciò che fai, tenendo sempre presente che quel che importa, quando sia retta, è l’azione: il motivo che la determina è indifferente.

La fama: analizza i pensieri di chi vi aspira, di quale natura sia la sua mente, quali cose eviti e quali invece persegua. E rifletti che come gli strati di sabbia, depositandosi l’uno sull’altro, nascondono via via quello che prima era scoperto, così nella vita i fatti scompaiono rapidissimamente sovrastati da quelli che seguono.

Bandisci dalla tua mente tutto ciò che è immaginario, frena gl’istinti che ti fanno muovere come una marionetta, delimita il tuo tempo entro confini precisi, prendi atto di ciò che accade a te o agli altri, separa e suddividi ogni cosa nei suoi due aspetti, materiale e causale, pensa alla tua ultima ora, lascia l’errore altrui nel punto in cui è

Non pensare a ciò che ancora non esiste come se fosse reale, ma scegli fra le cose presenti quelle a te più favorevoli, e ricordati come le cercheresti se non ci fossero. Al tempo stesso, però, cerca di non apprezzarle tanto da farne un dramma quando venissero a mancarti.

Quando subisci un torto pensa subito quale concetto abbia del bene e del male la persona che ti ha offeso: se riuscirai a capirlo proverai compassione per lei e non sarai più sorpreso né adirato, perché se il tuo concetto del bene e del male è identico o quasi simile al suo, devi scusarla; se invece è diverso ti sarà più facile essere indulgente con lei in quanto ha delle cose una visione distorta.

Presto dimenticherai tutto e da tutti sarai dimenticato.

È inutile preoccuparsi del domani, poiché quando ci arriveremo, se il destino lo vorrà, ci porremo lo stesso problema di oggi.

Su certi fatti è possibile non avere alcuna opinione e, di conseguenza, non subire alcun turbamento: le cose, infatti, di per se stesse, non sono per natura tali da produrre giudizi.

Come non ti preoccupi se pesi un certo numero di libbre invece di 300, così non inquietarti se devi vivere un determinato numero di anni e non di più: se infatti sei pago della quantità di materia che ti è stata assegnata, devi esserlo anche del tempo.

Bada di non darti arie da imperatore, perché questo è un vizio comune. Mantieniti semplice, buono, integro, serio, schietto, amico del giusto, devoto, benevolo, affettuoso, risoluto nel compiere il tuo dovere. Sforzati di non deviare mai da quel cammino su cui ti ha messo la filosofia.

Quanto è crudele impedire agli uomini di seguire il proprio impulso se sono convinti di fare cosa utile e conveniente! Eppure tu, in un certo senso, glielo vieti, visto che quando sbagliano ti arrabbi. Tu dici: «Non è vero che sono convinti di fare cosa utile e conveniente». E allora erudiscili, mostragli chiaramente come stanno le cose, ma senza indignarti.

Con gli animali, che sono privi di ragione, e in generale con le cose e gli oggetti sensibili, comportati liberamente e con magnanimità, com’è giusto che faccia chi possiede la ragione con chi o con ciò che non ne ha; con gli uomini, invece, usa l’atteggiamento che bisogna avere verso un essere ragionevole che fa parte della società alla quale appartieni anche tu. Venera sempre gli dèi e non contare i giorni che ti restano da vivere, perché se vivi così ti bastano anche tre ore.

Se qualcuno mi dimostra che ho sbagliato nel giudicare o nel fare una cosa, sarò ben felice di correggermi, perché io cerco la verità, e la verità non ha mai fatto male a nessuno, può recar danno solo a chi persiste, contro ogni evidenza, nel proprio errore e nella propria ignoranza.

E a che mirano l’educazione e l’insegnamento? Sono queste le cose che contano, e se ne trai buon profitto non hai bisogno d’altro. Se invece continuerai ad apprezzare tante altre cose non potrai dirti né libero, né indipendente, né esente da passioni, perché diventerai necessariamente invidioso, geloso e sospettoso verso chi può togliertele, e insidierai chi le possiede. E non c’è dubbio che l’essere privati di un bene è causa di turbamento e di lagnanze contro gli dèi, mentre il rispetto e la stima per la propria intelligenza rendono l’uomo soddisfatto di se stesso, in armonia coi suoi simili e con gli dèi, pronto ad accettare qualunque sorte essi gli abbiano riservato.

Puoi sempre vivere felice, poiché sta in te procedere lungo la retta via e agire in conformità. Due facoltà sono comuni all’anima di Dio, dell’uomo e di ogni altro essere fornito di ragione: non farsi mettere il bastone fra le ruote da nessuno e riporre il proprio bene nella volontà di agire secondo giustizia, limitando a questo il proprio desiderio.

Ricorda anche quali vicende hai affrontato e quali sei riuscito a sopportare, che la storia della tua vita e il tuo servizio sono giunti alla fine, quante cose belle hai visto e quanti piaceri e dolori hai disprezzato, quante occasioni di gloria hai trascurato e quanti ingrati hai beneficato.

Te la prendi con chi puzza di caprone? Con chi ha l’alito cattivo? Che ci vuoi fare! Con quella bocca, con quelle ascelle, è inevitabile che ne emanino simili odori. «Ma l’uomo», obietterai, «è dotato di ragione, e se riflette, è in grado di capire quando sbaglia». Bravo! Visto che anche tu possiedi la ragione, risveglia in lui, con la tua, la sua natura razionale: mostragli l’errore, e imprimiglielo bene nella testa. Se lui ti ascolterà, lo guarirai e non avrai bisogno di fare tanta scena: non sei né un attore tragico né una prostituta.

Uno mi offende? Fatti suoi: vuol dire che segue il proprio istinto, un suo modo di agire e di comportarsi. Io mi tengo ciò che la natura universale mi ha dato, e in questa circostanza mi comporto come vuole la mia natura particolare.

Rifletti spesso con quale rapidità passino e si dileguino cose, fatti ed esseri viventi. L’esistenza è come un fiume che scorre ininterrottamente, le sue attività subiscono continue trasformazioni, le sue cause migliaia di modificazioni, talché nulla di stabile c’è in essa, nemmeno ciò che ti sta presso. Pensa all’abisso infinito del passato e del futuro, in cui ogni cosa svanisce. Non è da sciocchi, allora, insuperbirsi, affannarsi, lagnarsi, come se ciò che ci affligge dovesse durare in eterno?

Chi ha compiuto una buona azione non lo va sbandierando ai quattro venti, passa ad un’altra, come la vite, che quando è la sua stagione produce un grappolo dietro l’altro. È a questo gruppo di persone che bisogna appartenere: agire così, senza rendersene conto.

Scegli sempre la via più breve, che è quella di vivere secondo natura: così farai e dirai ogni cosa nel modo più saggio, poiché un tale comportamento libera da affanni e lotte, da preoccupazioni e affettazioni di ogni genere.

Effimere e senza valore sono le cose umane: ieri un moccioso, domani mummia o cenere. Trascorri dunque questo breve istante di vita in armonia con la natura e muori serenamente, come l’oliva che una volta matura cade al suolo benedicendo la terra che l’ha prodotta e ringraziando la pianta che l’ha generata.

Allo stesso modo non credere che sia un grande acquisto vivere per molti anni invece che sino a domani.

Sei un’anima fragilissima che porta il peso di un morto: così diceva Epitteto.

Qualcosa ti sorprende? Ebbene, pensa che tutto quel che ti accade era già previsto fin dall’inizio, collegato e intrecciato con la tua vita nella trama dell’universo. In somma, la vita è breve: bisogna dunque approfittare del presente, ma con assennatezza e nella convinzione che tutto accade secondo giustizia. Sii sobrio, anche quando ti svaghi o ti diverti.

Non limitarti a guardare una cosa, e da un solo punto di vista: volgiti anche ad altre e osservale bene. Non fare il complicato: sii semplice e schietto. Uno sbaglia? Il danno è suo.

Se si eliminano le parole e le azioni superflue, che sono la maggior parte, si guadagna tempo e si gode di una costante tranquillità. Per questo in ogni occasione dobbiamo chiederci se sia proprio necessario ciò che ci accingiamo a fare. La stessa domanda vale per i pensieri superflui, e se riusciremo a sopprimere questi elimineremo anche le azioni che ne conseguirebbero.

Ciò che è bello lo è di per se stesso e in se stesso si risolve, indipendentemente dal valore e dalla lode che gli si possono attribuire. Lode o disprezzo non lo rendono né migliore né peggiore.

Quanto alla fama, se desideri essere ricordato dai posteri, pensa che moriranno non soltanto quelli a te prossimi ma anche i tuoi successori, e così via, sino a quando il tuo ricordo, passando di vita in vita, finirà con l’estinguersi completamente. Ma fossero pure immortali tutti coloro che verranno dopo di te e fosse quindi eterna anche la tua fama, a te personalmente cosa ne viene?

Non vivere come se avessi ancora migliaia di anni davanti a te: t’incalza, veloce, il destino. Finché vivi, finché ti è possibile, diventa virtuoso.

Fa’ conto di non avere opinione, di non poter pronunciare alcun giudizio: non potrai dire di aver subìto un danno. Cancella l’idea di essere stato offeso e avrai cancellato l’offesa.

Primo, le cose esteriori non toccano l’anima, perché stanno fuori, immobili, inoperose, mentre ciò che ci turba è solo frutto di un’opinione, che si forma dentro di noi; il secondo, tutto le cose che vedi ora tra un istante si muteranno e non saranno più; e quante trasformazioni non hai tu visto di persona? Pensaci, pensaci continuamente. L’universo è mutamento, la vita è opinione.

Concediti dunque spesso questo tipo di ritiro e rinnova continuamente te stesso: bastano brevi ed elementari riflessioni per liberarti da ogni angustia e restituirti alla vita quale essa dev’essere, cioè senza fastidio o avversione di sorta.

C’è chi cerca di isolarsi ritirandosi in campagna, sui monti o al mare, e anche tu coltivi questo desiderio, ma ciò è da sciocchi, visto che l’uomo in qualunque momento, basta che lo voglia, può ritirarsi in se stesso, poiché non c’è luogo più calmo e tranquillo della propria anima, tanto più per chi ha dentro princìpi tali che gli basta volgersi ad essi per trovare subito la serenità, la quale non è altro che il giusto ordine interiore.

Bastano poche cose per essere felici: agire al momento opportuno secondo ragione e giustizia, con impegno, energia e buona disposizione, senza distrarsi e mantenendo il proprio demone interiore sempre integro e puro, come se ad ogni momento si dovesse restituirlo; non aspettarsi mai nulla e a nulla mai sfuggire, tutto accettando e facendo in armonia con la natura, e avere la forza e il coraggio di dire sempre quello che si pensa.

Devi impedire che nel flusso della tua mente s’inseriscano pensieri futili e casuali, e soprattutto la curiosità e la malignità, abituandoti a soffermarti solo su argomenti tali che se uno improvvisamente ti chiedesse quale pensiero ti passa per la testa tu possa dirlo subito senza esitare, dimostrando così di avere le idee chiare, bene ordinate e convenienti ad un essere che vive in società e che rifugge da concetti o sentimenti di piacevolezze effimere, come anche di rivalità, d’invidia, di sospetto, o da qualsiasi altra passione di cui ci sarebbe da arrossire solo a riconoscere di averla concepita.

Non passare il tempo che ti resta da vivere pensando a ciò che fanno gli altri, a meno che tu non te ne interessi in vista di qualche utile che possa venirne alla collettività, diversamente trascuri di dedicarti a te stesso solo per almanaccare cosa sta facendo questo, cosa sta dicendo quello, cosa pensa, cosa sta architettando e via di questo passo: così ti sottrai ai compiti e ai doveri che t’impone il tuo principio guida.

Ti sei imbarcato, hai fatto il tuo viaggio, sei arrivato in porto: adesso sbarca. Se c’è un’altra vita, anche là ti aspettano gli dèi; se non c’è nulla, cesserai di misurarti con dolori e piaceri e di far da schiavo ad un involucro, il quale è di gran lunga più vile di chi lo serve, perché costui è mente e demone divino, quello non è che terra e spazzatura.

Non dobbiamo limitarci a pensare che la vita si consuma giorno dopo giorno e che ne resta sempre di meno, riflettiamo anche che una vita troppo lunga comporta una diminuzione delle facoltà intellettive, o che comunque vi sono molte probabilità che ciò possa accadere. In questo caso la mente sarebbe ancora in grado di cogliere adeguatamente il senso della realtà e, proseguendo nel cammino intrapreso, tendere alla conoscenza delle cose umane e divine?

Tutti, infatti, siamo nati per aiutarci vicendevolmente, come fra loro fanno i piedi, le mani, le palpebre, i denti di sopra e quelli di sotto. Perciò combatterci fra noi è cosa contraria alla nostra natura, e anche il solo detestare qualcuno o averlo in odio equivale ad agire contro di lui».

Mio padre non faceva mai il bagno fuori orario, non aveva la mania di fabbricare, non pensava sempre al mangiare, né si curava dei ricami e dei colori delle vesti o della bellezza degli schiavi.

Da Alessandro il grammatico ho imparato che non si deve biasimare e tanto meno offendere chi nel parlare incappa in un barbarismo, in un solecismo o in altra improprietà, ma che semmai bisogna limitarsi a suggerire con discrezione la parola giusta, e non con l’aria di voler correggere il termine usato, ma come in forma di risposta, di conferma o per pura e semplice discussione, o con un altro suggerimento altrettanto garbato.

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