Niente è sicuro, nessun programma è rigido, ogni incontro, ogni bivio può essere un’opportunità

Ho conosciuto Francesca Di Pietro a un incontro di blogger sui viaggi qualche anno fa e mi ha subito colpito, se non altro perché è stata la prima a sorridere entusiasta quando le ho detto, senza conoscerla prima, che viaggio spesso da solo. Non sapevo che, da travel coach, Francesca ha un sito che si chiama proprio viaggiare da soli.

In un paio d’ore domenica ho letto il suo manualetto Come viaggiare da soli ed è stata una festa, per varie ragioni. Ho trovato scritto, in modo semplice, insieme a tanti consigli per chi non ha mai viaggiato solo e vorrebbe provare, quello che mi motiva e quello che provo quando viaggio da solo. Alcune considerazioni valgono per i viaggiatori in generale, ma certamente la dimensione dell’essere soli amplifica questi concetti.

Ho trascritto qualche brano tra i più significativi, commentandoli, per farti riflettere e stimolarti a viaggiare.

Godere di quello che si ha, qui ed ora, nel momento che stiamo vivendo, imparare a scegliere un tempo ogni giorno per non fare niente, tranne osservare il Paese che stiamo esplorando, scegliere quando iniziare e quando finire, senza che nessuno influenzi la nostra scelta, senza che nessuno ci proponga un piano alternativo; le alternative le scegliamo noi, le alternative sono scelte, o come dice mio padre: l’alternativa è una!

Se viaggi per un weekend o per una settimana, con tante mete da visitare, tutto quanto sopra può sembrarti folle, ma non lo è per nulla, ragion per cui consiglio di sperimentare viaggi lunghi. Come? Continua a leggere.

Una cosa veramente piccola che mi dà sempre una sensazione bellissima è lasciare a casa gli oggetti materiali. Avere poche cose ti fa capire di quanto veramente hai bisogno nella vita, di quanto ti possa sentire comoda e bella anche avendo solo due pantaloncini e due vestiti e di quanto poi l’essenziale sia sempre la cosa più illuminante.

Più a lungo si viaggia, più Paesi si girano e più consapevolezza di dove ci sta portando il consumismo si ha.

Qui appare l’anima minimalista del viaggiatore, in cui mi specchio completamente.

solo quando siamo strappati dalla nostra area di comfort abbiamo la possibilità di capirlo fino in fondo e di capire che possiamo sentirci in quel modo anche una volta tornati a casa, perché l’unica persona responsabile di quella sensazione siamo noi stessi, non il viaggio!

chi stabilisce che vedere tutti i musei di Londra sia nei nostri desideri? Sentirsi liberi di stare seduti su una panchina a leggere e osservare il tempo che passa “bruciando” così la nostra giornata di viaggio: anche per fare una cosa del genere, nella nostra cultura, ci vuole coraggio.

La zona di comfort ci limita e ci fa appassire. Quante persone conosci in questo stato?

Lo sai qual è la cosa che più cerco in un viaggio? Il confronto! Confronto con persone che vivono la vita in una maniera diversa dalla mia, che possono insegnarmi cose nuove.

Niente di più vero. Questo è il bello, per me, di visitare paesi nuovi (54) e continuare a farlo.

La solitudine è spesso un concetto dal quale rifuggire specialmente nella cultura occidentale. Credo invece che bisognerebbe allenarsi a stare da soli, perché questo ci renderebbe persone più forti.

Non c’è bisogno di commentarlo.

Nel viaggio come in molti altri aspetti, non bisogna paragonarsi agli altri per misurare il proprio valore, bisogna misurarsi con i propri limiti!

bisognerebbe apprezzare la vita proprio perché la possibilità di perderla è così reale e brutale al tempo stesso, perché non è detto che si muoia ultranovantenni nel proprio letto contornati dai propri cari, perché le cose brutte accadono anche a vent’anni, a trenta, a quaranta e proteggersi, essere ipocondriaci, chiudersi in casa, non limiterà le possibilità che ciò può accadere, quindi meglio vivere ogni attimo intensamente.

Qualcuno diceva: “Hai tutta la vita davanti”. Onestamente nessuno di noi sa quanto sia lunga la propria e quanto le cose possano cambiare in futuro, l’unica certezza è il qui ed ora e dire di sì a quello che può accadere.

Sì, negli ultimi 2 anni ho intensificato i miei viaggi proprio per questa ragione. Oggi posso farlo e domani? Chissà.

Smettiamola di pensare che tutto accada per fortuna o per volere divino. Certo la fortuna esiste, siamo nati nel lato giusto del mondo, siamo sani e direi che già questo basta, il resto dipende all’80% da noi. Perché la fortuna, così come le occasioni, ce le creiamo, le cogliamo, le leggiamo tra le righe.

“Fortunato te che puoi viaggiare così tanto”. Quante volte me l’hanno detto?

La cosa che ho imparato in viaggio è che nessuno inizia a viaggiare da solo sapendo come si fa, tutti hanno un’idea, di loro stessi e di cosa si troveranno di fronte, ma poi quello che accade è completamente diverso.

Molte persone chiedono a me o ai viaggiatori che intervisto, come facciamo a viaggiare per lunghi periodi, ecco la chiave: viaggiamo economico!

Anche questa è la risposta alla stessa domanda (come fai?). Certo, chi non è capace di rinunciare a tutti i comfort a cui è abituato non è compatibile con quanto sopra.

Chi viaggia con amici in hotel o cose simili, prima di partire si costruisce uno scenario di viaggio, anche se non ne è forse totalmente consapevole. Le tappe sono fissate, gli hotel prenotati, la compagnia assicurata. Sì certo, forse farà incontri simpatici durante il viaggio, ma sarà difficile che scelga di includere estranei nel suo gruppo: perché si rompe l’armonia, per pigrizia sociale, perché in molti casi sarà necessario cambiare lingua o non si potrà parlare delle cose che tutti gli altri conoscono perfettamente.

Al contrario, quando si viaggia da soli, niente è sicuro, nessun programma è rigido, ogni incontro, ogni bivio può essere un’opportunità, gli itinerari possono cambiare dall’oggi al domani solo per un incontro o un consiglio dell’ultimo momento. Non ci si ferma davanti a convenzioni, si segue il flusso.

Confermo per esperienza diretta. Ho amici in quasi tutti i paesi che ho visitato proprio per quanto sopra. Apertura e flessibilità.

Per quanto ci si possa informare e leggere sugli altri Paesi, sulla letteratura, sulla storia, sulla politica, non si conoscerà mai la verità o addirittura la realtà, se non la si vede con i propri occhi.

Internet è magico, ma vivere in un paese, vedere la gente per strada è qualcosa per cui è necesario è un viaggio. Non c’è sito, webcam o chat che tengano.

È una convinzione stupida e bigotta e direi tutta italiana, quella che ci fa pensare che ad un certo punto si è grandi e si debba mettere “la testa a posto” altrimenti non si è “normali”.

Molti viaggiatori solitari stanno fuori dei mesi, a volte anni. Prenderci una pausa da tutto e da tutti è uno dei regali migliori che ci possiamo fare. Prima di partire non abbiamo la minima idea di come torneremo e di cosa saremo in grado di fare, è uno di quei casi in cui la realtà supera sempre l’immaginazione.

Andare contro le convenzioni. L’ho imparato a mie spese, perché tutto ha un prezzo.

Mi soprendo poi ogni volta che, parlando dei miei viaggi, la prima domanda che mi venga posta è al 90% “ma per lavoro?”, come se viaggiare per lungo tempo sia possibile solo in caso di lavoro, senza considerare oggi che per molti la dicotomia lavoro/vacanza, nel viaggio, non esiste più.

Come viaggiare da soli

Una risposta a “Niente è sicuro, nessun programma è rigido, ogni incontro, ogni bivio può essere un’opportunità”

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