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Il bilancio di un mese senza controllare gli aggiornamenti sul social web

Il mese è passato ed è tempo di tracciare una riga e vedere com’è andata.

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A inizio febbraio mi sono lanciato in una sfida: nessun aggiornamento sul social web. Né originale, né automatico.

Non aggiornare Twitter, LinkedIn, Facebook, Instagram aveva due obiettivi: verificare di essere in grado di resistere e valutare l’impatto sulla rilevanza dei miei due siti, senza segnalazione dei link sul social web. Di riflesso ho ridotto, se non azzerato, l’uso di Twitter come fonte di informazione.

Cambiare abitudini è possibile

Per agevolarmi nel compito di ridurre la tentazione di aggiornare Twitter, ho risolto facilmente: ho cancellato l’app dal mio dispositivo ludico, dopo averla già tolta dal mio smartphone. Ci sono state varie occasioni in cui mi è venuto automatico pensare a segnalare un film appena visto, un libro appena letto, un articolo significativo con una condivisione online, ma il pensiero, come è venuto, è passato. Ho avuto varie tentazioni poi di andare a vedere le notifiche su Twitter, che a fine mese sono cresciute oltre 70, ma ho resistito.

notifiche Twitter

Ho avuto la conferma che il numerino delle notifiche è lo zuccherino che le piattaforme ti mettono davanti per distrarti ed entrare nel tunnel. Clicca sul numerino, trovi qualcuno che parla di te, metti un mi piace, commenti. A sua volta l’interlocutore riceve una notifica e rientra nello stesso tunnel, con buona pace del lavoro vero. Non pubblicare aggiornamenti certamente aiuta a ridurre questo numero e a ridurre le distrazioni. Di Facebook, LinkedIn, Instagram non parlo neanche perché l’abitudine di passare tempo su queste piattaforme l’ho persa da tempo.

Perdere rilevanza sul social web

Dati alla mano, non segnalare su Facebook (e in parte su Twitter e LinkedIn) i nuovi contenuti dei miei siti a portato a un calo generalizzato del traffico e del traffico social. Su lucaconti.it il traffico è sceso di circa il 20% e il traffico social del 77%. Su Pandemia il calo è stato più importante: -40% circa il traffico totale e -80% il traffico social. Dati confermati dal calo verticale del traffico da mobile, praticamente uguale in percentuale al traffico social. Non segnalare gli aggiornamenti sulla mia pagina Facebook, sul mio profilo Twitter, ha provocato un calo di attenzione, solo parzialmente bilanciato dall’aumento del traffico dalla mia newsletter. Non c’è santo che tenga. Facebook è diventato il punto di partenza della maggior parte degli italiani che usano internet. Non essere attivi su Facebook significa perdere di rilevanza, almeno nel breve termine.

Un altro tema sarebbe quello di valutare a chi corrisponde il traffico perso. Altre metriche di entrambi i siti sono in miglioramento. Più tempo passato sul sito, più pagine viste per sessione, tasso di rimbalzo sceso di molto. Il calo è stato importante, ma chi è rimasto è un sottoinsieme più interessato e attento. La quota di utenti che ritornano è stata anch’essa in aumento. Il calo di traffico quindi ha prodotto una perdita di rilevanza non corrispondente, in termini reali.

Le azioni conseguenti

Non ritengo più essenziale utilizzare il social web come canale di informazione o di aggiornamento professionale. Non almeno su base quotidiana. Ho in atto un profondo ripensamento sul tempo dedicato ad informarmi e sul valore dell’informazione quotidiana. Tornerò a usare Twitter per segnalare nuovi contenuti pubblicati online e novità che mi riguardano, in maniera selezionata. Intendo proseguire il digiuno di aggiornamenti di altro genere: una distrazione a cui voglio fare a meno. Un profilo attivo deve essere comunque seguito, ragion per cui voglio dedicare un momento alla settimana per verificare le interazioni e rispondere a chi ha posto una domanda. Niente di più, niente di meno. Il live tweet di eventi si inserisce, quando professionalmente rilevante, così come è sempre stato.

Ciò significa quindi che tornerò a condividere i miei link, per lo più in automatico appena pubblicati, su Twitter, Facebook e LinkedIn. Uno sforzo prossimo allo zero, che aiuta i più pigri (la maggior parte, purtroppo) a essere informati sulle mie novità. Un comportamento più volto alla condivisione di contenuti che alla partecipazione e all’interazione. Il tempo che abbiamo è limitato e, con tutto rispetto per il valore delle conversazioni online, preferisco impiegarlo in modo diverso, non necessariamente più produttivo.