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La tecnologia ci libera o ci rende dipendenti?

Qualche settimana fa Donna Moderna mi ha chiesto un contributo sul tema dell’equilibrio digitale. Lo ripropongo a seguire. Come complemento, ti consiglio l’ascolto del podcast Equilibrio digitale, in quattro puntate, con la mia viva voce. Buona lettura e buon ascolto.

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Suona la sveglia e comincia la giornata. Il 57% degli Italiani dotati di smartphone inizia controllando email, WhatsApp e le ultime notizie, senza neanche scendere dal letto. Da questo momento il cellulare ci accompagnerà ovunque: in bagno, a tavola, al lavoro e di nuovo prima di addormentarci. Lo controlliamo fino a 200 volte nell’arco della giornata, con gli occhi sul piccolo schermo per una media di due ore e quattro minuti. In molte occasioni ci semplifica la vita: la mappa per trovare il luogo dell’appuntamento, la definizione su Wikipedia o la foto che ci arriva da un amico dall’altra parte del mondo. In altre compromette le relazioni e riduce la produttività. Come capire quando è il momento di trovare un nuovo equilibrio?

Ho avuto il mio primo smartphone nel 2007 ed è stato amore a prima vista. Era lo schermo che consultavo appena sveglio e l’ultimo già sotto le coperte. Sentivo il bisogno di controllare le ultime email, conoscere le ultime notizie e gli aggiornamenti di Twitter. Ne parlo al passato, perché dopo anni mi sono resoconto della dipendenza che avevo sviluppato e ho preso provvedimenti. Limitare l’uso dello smartphone in camera da letto è stata la prima sfida. Gli psicologi che combattono le dipendenze sanno che disegnare un ambiente con meno tentazioni è il modo migliore per non cedervi. Dopo cena consiglio di mettere lo smartphone in carica in un’altra stanza e non riprenderlo in mano fino alla colazione. Se temi di non sentire la suoneria puoi usare una vecchia sveglia: sistema semplice ed efficace.

Chi sviluppa la tecnologia e i servizi web, come i social network, influenza il nostro comportamento, senza che ce ne rendiamo conto. Per questo ho capito che acquisire consapevolezza è la prima risposta da dare. Se conosci come funziona il meccanismo, sai quali contromisure prendere. Con Internet sempre in tasca, per molto tempo ho avuto la tentazione ad andare online continuamente, anche quando potevo farne a meno. Scambiare messaggi in tempo reale, includendo foto e video, ovunque ci sia una connessione è così magico e parte del nostro quotidiano, che non ci stupiamo più. La magia si è esaurita presto però quando mi sono reso conto che il beneficio era annullato da ansia e distrazione, con effetti negativi sulla qualità della mia vita e sulle relazioni personali. Non avevo realmente bisogno di fotografare ciò che mangiavo e condividerlo, né di rispondere a un messaggio mentro ero al ristorante con un amico.

L’uomo è un essere razionale, ma chi sviluppa servizi web sa che le decisioni che prendiamo sono influenzate dalle emozioni. Quando il bip della notifica di una app ci arriva all’orecchio, il nostro cervello risponde come nell’esperimento del cane di Pavlov. A differenza dell’animale non cominciamo a salivare pregustando la gratificazione in arrivo, ma prendiamo in mano lo smartphone. Una notifica può anticipare qualcosa di sgradevole o di gratificante: non lo sappiamo. L’effetto sorpresa fa sì che il nostro cervello si illumini e l’attenzione venga subito distolta da qualsiasi altra cosa stiamo facendo, importante o meno. Questa ricompensa casuale era alla base della mia risposta e, in qualche modo, ero diventato dipendente. Per questo ho deciso di disattivare qualsiasi notifica, escludendo solo le comunicazioni dalle persone più care. Niente notifica, niente interruzione. Lavoriamo meglio, ascoltiamo nostro figlio senza distrarci e possiamo goderci un film in santa pace.

A volte la vittoria è a portata di mano, altre ho dovuto perseverare, sperimentando. Cambiare qualcosa, nella routine quotidiana, per capire cosa migliorare in noi stessi. Un atteggiamento simile l’ho sviluppato nei confronti dell’informazione. Spesso e volentieri la consultazione continua di flussi informativi, social e non, era una risposta a un sentimento negativo. Scorrevo le news su Facebook o controllavo più spesso la posta elettronica, quando mi sentivo depresso o annoiato. Chi sviluppa le piattaforma lo sa e in qualche modo ne approfitta. Da utenti consapevoli, ciò che possiamo fare è ridurre gli abusi e difendere la nostra attenzione. Un passo in avanti è ragionare in termini di dieta informativa. Come ti informi? Quali mezzi usi durante la giornata e per quanto tempo? Tenere un diario del tempo passato davanti allo schermo è stato il primo passo. Per PC, Mac e Android consiglio l’app RescueTime e per iPhone e iPad l’app Moment. D’altra parte, con il tempo liberato dai social media c’è chi ha calcolato che ognuno di noi potrebbe leggere 200 libri l’anno e anch’io ho cominciato a leggere di più.

Per restare informato, rimanendo produttivo, ho sviluppato un metodo: meno ultime notizie, più rassegne sotto forma di newsletter. Meno interruzioni durante la giornata, niente telegiornali né canali all news, solo l’essenziale. Filtrare è diventata la parola chiave. Selezionare le fonti, e le newsletter, diventa indispensabile, soprattutto per chi ha tanti interessi come me. A un certo punto riceverai tante newsletter che si accumulano non lette. Il mio consiglio è scegliere le migliori e cancellarti dalle altre. Tieni sono le più originali, con un rapporto più alto tra segnale e rumore. Il servizio Unroll.me ti aiuta a fare pulizia. Gli utenti più sofisticati usano una casella di posta separata per le newsletter, così da non intasare la casella principale. In questo modo l’arrivo dell’ultima newsletter non ti distrae, se stai lavorando e non vuoi essere interrotta.

La tecnologia non è neutrale. Da utenti della rete abbiamo la responsabilità di conoscerne i meccanismi, per usarla, senza farci usare.