rinascimento collaborativo

Un nuovo rinascimento digitale, collaborativo

Nell’era dei monopoli digitali cresce la domanda di servizi equi, in cui la persona torna a controllare i propri dati, in armonia con i propri valori

rinascimento collaborativo

Domenica 25 Giugno ho pubblicato quattro articoli sul Sole 24 Ore, uno sull’edizione cartacea di Nova e tre disponibili online. Il tema è quello di una nuova evoluzione del web in senso cooperativo, alla ricerca di nuovi servizi che rispettano l’economia locale, la creatività degli artisti, la libertà degli utenti. Facebook, Google, Microsoft, Amazon, Apple, a cui si aggiungono Uber e Airbnb, hanno sempre un maggior potere sulla nostra vita, ma ciò non significa che si possa contrastare l’accentramento dei nostri dati personali nelle mani di pochi.

Da qui la nascita, dal basso, di nuovi servizi che si rifanno al commercio equo e solidale, al mondo cooperativo, al software libero. Queste esperienze si stanno unendo, per dare vita a FairBnB, Fairphone, Social.coop, Resonate, Riot.im, Minds.org. Segue il pezzo principale, seguito dall’anteprima dei tre articoli, con i link per leggerli sul Sole 24 Ore.

L’evoluzione delle nuove piattaforme dell’economia collaborativa

Un nuovo rinascimento, in beta permanente. Oltre Uber e AirBnB, l’ecosistema dell’economia collaborativa si reinventa ed evolve, con nuovi esperimenti sociali che vedono la persona tornare al centro. Al modello di startup supportato da fondi di investimento di venture capital e azionisti di controllo, si fa spazio un modello cooperativo, con nuove realtà supportate dagli utenti che usano le piattaforme. Un cambio di paradigma reso possibile dalla nascita di strumenti innovativi che permettono di organizzare la partecipazione dal basso in maniera più efficiente rispetto al passato, come Loomio e OpenCollective. Una spinta ulteriore, verso soluzioni alternative, viene dall’aumento (della capitalizzazione e) del potere dei 5 grandi dell’economia digitale – Google, Apple, Microsoft, Facebook e Amazon – e dai rischi derivanti dalla concentrazione in poche mani dei dati personali di milioni di persone e dall’uso manipolatorio dei dati stessi, tra fake news e sorveglianza dei governi. Un insieme di condizioni che ha stimolato sviluppatori, imprenditori e ricercatori a lanciare nuovi progetti, con l’obiettivo di rendere più equa l’economia dello scambio di servizi tra utenti. Gli ambiti in cui questo mondo si sta sviluppando sono quelli dove la disruption digitale sta cambiando più rapidamente le abitudini di milioni di persone: turismo alternativo, streaming della musica, condivisione di contenuti e gestione delle relazioni, elettronica di consumo, sostegno dal basso dei produttori di contenuti.

Un percorso quasi naturale – un nuovo rinascimento, secondo la definizione di Douglas Rushkoff – in cui la partecipazione attiva degli utenti di avvantaggia di un cambio di prospettiva, in termini di consapevolezza e di responsabilità sociale. Un percorso in cui le piattaforme di carattere cooperativo e federale, come Mastodon o Resonate, sono un passo avanti in un lungo cammino tutto da compiere e non un punto di arrivo. I primi pionieri che stanno popolando queste piattaforme, alternative a Facebook, Twitter, Spotify, eBay, sono consapevoli di vivere un esperimento sociale, su scala globale, in cui testare nuovi modelli di business. Forme di coinvolgimento in cui sono gli utenti a decidere quali servizi sviluppare in base ai propri bisogni, sostenendoli in prima persona, mettendo mano al borsellino elettronico. Non si tratta né di un fenomeno mediatico, né di una vera minaccia allo status quo, ma di un segno concreto dell’esistenza di una domanda reale, di un modo diverso di concepire la cittadinanza digitale.

Il pubblico che partecipa attivamente allo sviluppo delle nuove piattaforme cooperative è più diversificato rispetto alla nicchia, più o meno estesa, che ha promosso i valori del software libero e dell’open source. Oggi ne fanno parte anche nuovi soggetti, sensibili ai temi del commercio equo e solidale, della libertà di espressione in rete e dell’ambientalismo. I progetti FairPhone e FairBnB, entrambi nati ad Amsterdam, sono un esempio nella ricerca di maggiore equità sociale all’interno dell’economia digitale. Un percorso ricco di sfide e di resistenza al cambiamento, ma non per questo impossibile da realizzare. Fairphone si è scontrato e si scontra con la realtà dell’economia globale, in cui la complessità delle relazioni economiche non facilita la certificazione in senso equo delle materie prime e dei processi produttivi, ma non per questo si è arreso. Il prossimo smartphone Fairphone 2 sarà in distribuzione entro la fine dell’anno, in tutta Europa, con l’interessamento di alcuni operatori telefonici. FairBnB si trova in una fase di sviluppo meno avanzata, ma entro l’anno si prevede la partenza dei primi progetti pilota in alcune delle città dove il movimento culturale, che promuove un turismo digitale a supporto dell’economia dei territori, è già coeso, come Barcellona, Amsterdam o Venezia. La fondazione che promuove il progetto ha diffuso un manifesto su cui sta raccogliendo adesioni, in un momento in cui AirBnB si trova a fronteggiare in molti territori limitazioni e regolamenti promossi dai governi locali.

Le conquiste della ricerca tecnologica sono anch’esse uno dei fattori che favoriscono i movimenti dal basso. Il machine learning può venire in aiuto di progetti alternativi, consentendo di analizzare dati, per aumentare l’efficienza dei servizi offerti, capitalizzando sull’esperienza dei giganti del web. Ride | Austin, soggetto no profit nato nella città texana per offrire una alternativa ai servizi offerti da Uber e Lyft, è riuscito in questo modo a ridurre i tempi di attesa dei suoi piloti, individuando i punti di salita più frequenti. Il risultato ha permesso di offrire tariffe competitive, garantendo ai piloti un margine economico superiore, dimostrando che piattaforme organizzate dal basso possono realmente competere.

Le piattaforme cooperative, qualsiasi sia la loro ragione sociale, hanno il potenziale per far nascere una nuova era del web collaborativo. Dalla fase di scoperta e di affermazione delle piattaforme di condivisione, cresciute fino a diventare monopolisti quotati sui mercati azionari, la rete sta vivendo una fase di acquisizione di consapevolezza dei limiti e dei rischi di tali concentrazioni e del valore dei dati e della privacy. Le piattaforme emergenti sono una palestra di idee, in costruzione e ancora poco frequentata, dove potrebbe nascere il web di prossima generazione. Vincerà chi sarà in grado di unire visione, competitività e valori, in un nuovo rinascimento che riporta al centro la persona.

Lo streaming gira su blockchain

Lo streaming, promosso come il salvatore della musica nell’era digitale, non ha trovato ancora un modello economico che soddisfi tutti gli attori. Se le major vedono ricavi in crescita, gli artisti non sono soddisfatti delle proprie royalties e le piattaforme – vedi il bilancio 2016 di Spotify – , sono in perdita pur con ricavi in forte crescita o vengono sussidiati da altri servizi, come per Apple o Amazon. Un tentativo di innovazione sociale e tecnologica viene da una piattaforma cooperativa quale Resonate.

Resonate è parte di un ecosistema di servizi che vuole rivoluzionare il rapporto tra musica, tecnologia e creatività, sostenendo gli interessi di artisti, etichette (independenti), collaboratori e fan. A differenza delle più popolari piattaforme di streaming, Resonate ha una diversa struttura organizzativa e un modello di business in cui gli artisti vengono compensati per ogni streaming. Il modello cooperativo consente a utenti e artisti, insieme ai fondatori e ai lavoratori dell’impresa, di concorrere nelle decisioni sulla direzione e sulle priorità di sviluppo di servizi e funzioni. Loomio è la piattaforma collaborativa utilizzata per prendere decisioni, pesate in modo diverso per ognuno dei tre gruppi portatori di interesse. Per partecipare è sufficiente comprare una quota per 5 dollari.

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Conversazioni fuori controllo

Perdita del controllo dei dati personali, pubblicità invasiva, manipolazione delle emozioni. Mai come in questo momento i colossi del social web sono messi in discussione dai media, dall’opinione pubblica e dagli utenti. Cancellare o abbandonare il proprio profilo Facebook o Twitter è teoricamente possibile, ma non facile. Trasferire tutti i propri contenuti e, soprattutto convincere la propria rete di contatti a cambiare destinazione, è un lavoro non da poco. Eppure le alternative esistono e un gruppo motivato di utenti sta sperimentando nuovi strumenti collaborativi, open source, decentralizzati, con la novità di essere controllati dal basso.

A pochi mesi dalla nascita il Twitter federato e aperto, Mastodon, continua a crescere (quasi un milione di utenti attivi), capitalizzando sui punti deboli del sito dell’uccellino: mancanza di strumenti efficaci per limitare la violenza e le aggressioni verbali, nuove regole della privacy con un maggiore tracciamento degli utenti e il dibattito intorno all’uso da parte di Donald Trump. Mastodon è stato capace di attrarre sviluppatori, attivisti e appassionati di nicchie di vario genere (fumetti giapponesi, gatti, disegno artistico), insieme a molti curiosi early adopter. Tra questi il mobimento #BuyTwitter, salito all’onore delle cronache per il tentativo, fallito, di proporre all’assemblea di Twitter la conversione in una cooperativa sociale. Se il voto a favore si è fermato al 4% del capitale, il movimento non si è scoraggiato e in attesa di riprovarci l’anno prossimo, ha creato social.coop, un’istanza nella federazione di Mastodon pensata per raccogliere le conversazioni intorno al tema delle piattaforme social gestire e controllate dagli utenti. Per il momento gli iscritti sono invitati a contribuire alle spese con una donazione periodica attraverso la piattaforma OpenCollective, ma l’obiettivo finale è creare una vera società cooperativa. La partecipazione è ancora limitata (circa 300 utenti), ma il dibattito e l’interesse crescono di giorno in giorno.

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La condivisione fa bene ai luoghi

La risposta sostenibile al turismo diffuso, veicolato dalla rete, sta prendendo forma. FairBnB è il primo progetto capofila in un ecosistema turistico in fermento. Se da una parte Montreal, New York, Berlino hanno cominciato a regolamentare il settore in maniera restrittiva, con lo scopo di recuperare tasse e migliorare la sicurezza del servizio offerto, il mercato e le comunità locali stanno cominciando a organizzarsi dal basso, sviluppando progetti alternativi.

FairBnB, nato ad Amsterdam, dopo mesi di elaborazioni, sta per dar vita a una fondazione, con lo scopo di aggregare un network di soggetti economici del turismo locale internazionale e far nascere alcuni progetti pilota, con i quali testare la piattaforma tecnologica federativa. Tra i primi a partire potrebbe esserci Venezia, grazie alla partecipazione di partner quali Reset Venezia, movimento di opinione nato per promuovere un turismo sostenibile, già associati al network della nuova piattaforma e coinvolti nella fase preliminare del progetto. Nelle scorse settimane, la comunità di attivisti, ricercatori e sviluppatori che si raccoglie intorno a FairBnB ha pubblicato un manifesto, per definire i margini della sfida lanciata ad AirBnB e alle altre piattaforme del turismo digitale e aggregare nuovi soggetti, oltre a far conoscere il progetto.

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