#DeleteFacebook: si può, basta volerlo

Lo scandaletto Cambridge Analytica ha rilanciato il movimento #DeleteFacebook, anche se apparentemente senza effetti, vista la trimestrale di Facebook con l’ennesimo aumento di utenti attivi. In tempi non sospetti, nel 2013, ho cancellato il mio profilo storico su Facebook.

Iscritto nel giugno del 2007, passato sul Tg1 delle 20 a raccontare Facebook nello stesso mese, ho subito sviluppato odio amore per questo servizio. Amore perché ne ho compreso fin da subito le potenzialità business, tanto da scrivere il primo libro italiano sul tema, dal titolo “Fare business con Facebook” nel 2009, seguito da due nuove edizioni con lo stesso titolo e un altro libro dal titolo Facebook Marketing, più l’adattamento/aggiornamento per la collana For Dummies. Sul piano personale invece non ho mai amato l’idea dell’aggregazione, seppur anonimizzata, delle mie informazioni personali, oltre alla manipolazione dettata dall’algoritmo di Facebook che rafforza i tuoi comportamenti senza che tu ne sia consapevole.

Per darci un taglio, pur mantenendo la mia pagina e l’indirizzo facebook.com/lucaconti, ho ucciso un profilo, con tutti i suoi dati, e ne ho aperto un altro, con pochi amici e rari aggiornamenti. Una scelta che ho pagato cara: essere fuori da Facebook significa perdere visibilità ed essere esclusi di fatto dalle conversazioni che avvengono all’interno. Negli anni ho assistito all’allontamento di amici e contatti professionali, che semplicemente non mi hanno più visto. Legami deboli che non hanno avuto un vero impatto sulla mia vita personale, ma lo hanno avuto su quella professionale. Nonostante questo non tornerei indietro. Fuori da Facebook e dalla condivisione continua della vita privata, mi sento libero. Libero di non accendermi un riflettore addosso, libero di scoprire novità dagli amici dallo loro viva voce (e viceversa), libero di informarmi dove voglio senza condizionamenti, ricco di più tempo libero da dedicare a libri e film.

Tutto alla fine è una scelta. Consapevole o meno. Lamentarsi non serve a nulla. Dentro o fuori, ciò che importa è agire.

If we don’t like how Facebook is treating us, we shouldn’t throw up our hands and call ourselves the product of a system over which we have no control. We should act like people—customers, workers, citizens, whatever—who have the power to demand change.

Are we really a product?