Skip to content

Riflessioni sulla lettura /1

Written by

Luca Conti

Il sesso e la lettura (di libri) hanno molti punti in comune nella società odierna. Lo spunto di questa riflessione viene dalla mia passione per la lettura e dalle esperienze dell’estate che va a concludersi in questi giorni.

preservativo

Tante parole e pochi fatti

Se ne parla tanto e se ne pratica poco. Vale per il sesso e vale per la lettura dei libri. Le conversazioni sui media che riguardano libri si sprecano. Forse in tv non hanno lo spazio che meriterebbero, soprattutto negli orari di maggiore visibilità. Ciò non toglie che i libri sono centrali nella conversazione pubblica: i libri di fatto sono contenitori per storie vere o inventate, da cui trarre insegnamenti e con cui passare tempo in maniera lieta. Vengono usati per trarre serie tv e film. Si intervistano gli autori in talk show televisivi e sui giornali. Si organizzano eventi per riempire festival con autori e temi tratti da libri. Libri orientano il dibattito politico. Eppure le vendite dimostrano che si legge poco. Si preferisce leggere un’intervista all’autore che leggere il libro che ha scritto. Più facile, più veloce, indolore: leggere richiede tempo, impegno, concentrazione.

Stimolo continuo, pratica zero

Per il sesso non è tanto diverso. Dalle donnine scosciate nel gioco preserale delle ammiraglie in tv, alle modelle della pubblicità sulla carta stampata, alle copertine dei settimanali, per non parlare dei profili social di celebrity e celebrity in potenza (alias influencer), fino ad arrivare all’utente medio di Instagram che si mette in vetrina, in una versione il più appetibile e stimolante, anche sul piano sessuale. Donne e uomini, nessuno escluso. Il sesso viene sbattuto in faccia e non è un caso se viviamo nell’era in cui il porno è diventato di massa e i protagonisti dell’intrattenimento a luci rosse non sono più ghettizzati nel loro mondo. C’è chi fa la pubblicità delle patatine, chi conduce programmi tv, chi continua carriere nel mondo dello spettacolo. I reality mostrano VIP e aspiranti VIP sotto la doccia, mezzi nudi, a titillare gli ormoni del telespettatore. Il risultato è che il sesso praticato è in calo. Non lo dicono soltanto i dati della natalità, ma le statistiche che indicano che gli under 30 hanno il primo rapporto sempre più tardi nella vita e non hanno tutto questo interesse nel praticare anche dopo. Sarebbe interessante conoscere dati sul consumo di preservativi, ma immagino che questo dato in sé non sia indicativo, perché quelli che praticano continuano a praticare e c’è chi non usa il preservativo, per mille ragioni. L’HIV è tutt’altro che sradicato, ma le generazioni più giovane (e più anziane) neanche sanno i rischi che corrono con il sesso non protetto. Non se ne parla.

Nel caso del sesso, l’equivalente delle interviste agli autori e delle recensioni di libri che mai si leggeranno è il video porno. Chi ancora sente un urgenza fisica deve semplicemente digitare l’indirizzo del proprio sito preferito e l’urgenza viene meno in qualche decina di minuti o meno. Non c’è bisogno di dedicare tempo a una pratica che richiede il dover entrare in relazione con altri esseri umani. Non credo cambi molto nella media delle coppie, soprattutto a lungo termine. Superata la fase iniziale delle bollicine, sono più gli stimoli esterni e il sesso visto al cinema e in tv di quello praticato: troppo stanchi alla fine della giornata, annoiati dalla routine, preoccupati per il lavoro e per l’economia. Meglio una serie tv e una bella dormita. Domani è un altro giorno.

Che fare quindi?

Personalmente sono uno che ama uno e l’altro. Sono anche uno che ha capito da tempo che il tempo per le passioni va ritagliato e che la vita ha più sapore se trovi il tempo per sviluppare idee e relazioni personali. Una vita sulla ruota del criceto, seppur circondati da tutti i beni materiali possibili, non è una vita che mi soddisferebbe. Della vita mediata dagli schermi, in cui il divertimento è sublimato nel vedere altri che si divertono o nel mostrare agli altri che ci divertiamo, non ne voglio neanche parlare. Almeno, quando leggi un libro, carta o digitale poco cambia, sei tu che fai lavorare la fantasia e sei tu che immagini la storia nella tua mente: non hai qualcuno che l’ha immaginata per te e te la propone a modo suo.

C’è chi ci arriva con la maturità, c’è chi lo ha sempre saputo e chi non ci arriverà mai. La vera esperienza è l’esperienza diretta. Lo sviluppo intellettuale, per parlare meglio, scrivere meglio, capire meglio gli altri e il mondo che ci circonda, passa ancora per i libri. Non leggere significa rinunciare a capire se stessi e gli altri, con tutte le conseguenze del caso. Mi fa strano anche scrivere queste banalità, ma a vedere le abitudini di chi mi circonda, proprio banalità non sono.

Lo spunto per questa riflessione mi è venuto da due articoli che sono lontani anni luce da questo dibattito. Un articolo che critica i libri che raccontano le follie di Trump alla Casa bianca, concludendo che leggerli è una perdita di tempo. Un altro che critica la moda letteraria dell’auto-fiction, affermando che non è poi grande letteratura. Il bello del discutere di libri è che lo si può fare anche senza averli letti e lo stesso vale per il sesso.

Previous article

Il mio prossimo smartphone