
Ho sempre avuto dubbi sull’operato dei sindacati, soprattutto nel difendere i lavoratori atipici, i giovani e i disoccupati. La trattativa sulla riforma delle pensioni non mi è piaciuta per nulla e il compromesso raggiunto è stato chiaramente al ribasso, soprattutto se confrontato con quanto i paesi europei hanno deciso nel riformare i loro sistemi.
Un sindacato che difende i pensionati, metà dei propri iscritti, e chi il lavoro ce l’ha, senza promuovere riforme che penalizzino chi, dentro le amministrazioni pubbliche, lavora poco e non premia chi invece suda più degli altri. I fatti lo dimostrano. Basta vivere un po’ di tempo all’interno di una amministrazione locale e si capisce presto come funziona il sistema, protetto dai sindacati!
La storia di copertina dell’Espresso soffia sul fuoco delle polemiche e qualche domanda dovrebbe avere una risposta seria e documentata, che non farei fatica ad evidenziare insieme a questo scritto. Perché i sindacati non devono avere un bilancio pubblico? Perché tanti, troppi, lavoratori pubblici sono distaccati al sindacato? Perché il sindacato gode di agevolazioni che nessun’altro ha?
Lo stesso sindacato dovrebbe rispondere a queste domande, nel suo interesse. La replica di Bonanni invece qual’è? L’attacco ai poteri forti! E’ semplicemente ridicolo, leggi:
“Quello dell’Espresso, conclude Bonanni, è un attacco alle rappresentanze ma si rassegnino, noi continueremo a lavorare. Se lo possono scordare che chi ha soldi, tv e giornali, può comandare in Italia”.
E’ una risposta questa?
Sottoscrivo invece quanto afferma Massimo Riva:
Soltanto in Italia, viceversa, il movimento sindacale si rifiuta nei fatti di prendere le misure di questa realtà e cerca di resistere adogni aggiustamento delle regole in difesa sostanzialmente degli interessi immediati di una parte numericamente minoritaria di lavoratori, quelli più prossimi alla soglia del pensionamento.
LEGGI: L’altra casta, i sindacati.
[via Luca Lodi]