Lettori di blog: la ricerca rivelatrice e i miei commenti

Gli avvenimenti si susseguono con un ritmo così incalzante da far fatica a tenerne traccia. Recupero subito segnalando un articolo di Roberta Pizzolante apparso su Repubblica.it qualche giorno fa.

L’articolo aveva come oggetto il comportamento dei lettori di blog, studiato a partire da una ricerca della California University. Roberta Pizzolante ci ha messo un pizzico di contesto italiano intervistando il sottoscritto e Tony Siino.

“Questi risultati sono in linea con la mia esperienza. Ad eccezione dei blog di carattere personale, nei quali il commento dovrebbe venire facile per via di una conoscenza diretta dell’autore, i lettori scrivono solo se hanno qualcosa da aggiungere”, dice Luca Conti, autore del blog Pandemia. “Spesso si visitano le pagine di un blog come si sfogliano quelle di un giornale”, spiega il blogger, “subentra, èvero, una certa abitudine ma forse è meglio parlare di fidelizzazione: vado su quel blog indipendentemente dal nuovo contenuto che mi aspetto di trovare perchécomunque ne riconosco il valore”.

LEGGI: Lettori di blog.

Aggiornamento 18/4/2025

Con l’IA ho ripulito il testo dell’articolo che a Repubblica hanno lasciato con qualche problema con le lettere accentate. A seguire il testo integrale:

Per Charles è ormai parte del rituale mattutino, come accendere la prima sigaretta dopo il caffè: avvia il PC per controllare la posta elettronica e, intanto, sbircia sui 4-5 blog che segue per vedere se c’è qualcosa di nuovo e interessante da leggere. Gli basta un’occhiata, pochi secondi, anche perché raramente interviene nei dibattiti; se lo fa, è quasi per un dovere sociale. Charles è uno dei volontari reclutati dai ricercatori della California University di Irvine per studiare da vicino il comportamento dei lettori abituali di blog, veri aficionados di più diari online che consultano almeno due volte alla settimana.

L’obiettivo di questa indagine, la prima che analizza il mondo dei blog dal punto di vista dei lettori, è comprendere come l’interattività venga utilizzata e vissuta e, più in generale, valutare l’impatto sociale del Web 2.0. Secondo Eric Baumer e colleghi – presenti a Firenze in questi giorni per presentare i risultati al convegno internazionale Computer Human-Interaction (5-10 aprile) – questa ricerca segna una rivoluzione copernicana nello studio della blogosfera, finora focalizzato principalmente sul ruolo dei blogger.

I 15 lettori di blog “vivisezionati” dai ricercatori californiani rappresentano l’avanguardia di un esercito che negli Stati Uniti conta oltre 50 milioni di effettivi ed è in continua crescita: da febbraio a marzo 2007, Technorati, motore di ricerca dedicato ai blog, ha raddoppiato i visitatori unici, superando i 9 milioni. I consumatori di blog più assidui sono tuttavia gli asiatici (il 74% dei giapponesi li frequenta), mentre in Italia sono quasi due milioni le persone che scrivono o leggono blog (Dati Nielsen 2006). Questo ha portato l’italiano a balzare al quarto posto tra le lingue più usate in Rete, dopo inglese, giapponese e cinese. Si tratta prevalentemente di un pubblico maschile e giovane, socialmente molto attivo, interessato soprattutto ai blog personali, ma anche a quelli di informatica, politica, musica e letteratura. Questo pubblico tende a considerare i blog più attendibili rispetto a quotidiani, giornali online e notiziari radiotelevisivi.

Anche tra i lettori esaminati dalla ricerca californiana, gli interessi spaziano dalla tecnologia ai temi più intimi e personali. Judith frequenta i blog per restare in contatto con gli amici, Lillian per condividere esperienze, Charles per mantenersi informato. Diverse sono anche le aspettative: si è più esigenti in termini di grafica e aggiornamenti con i blog più popolari rispetto a quelli di amici e conoscenti.

Sebbene scopi e interessi varino, per tutti frequentare i blog è ormai un’abitudine consolidata, analoga al controllo della posta elettronica. È qualcosa che si fa quasi automaticamente, senza aspettative specifiche. Tanto è vero che, anche in presenza di un nuovo post, non sempre ci si precipita a leggerlo; “perdere un post” non è la fine del mondo. Quando si ritorna su un blog dopo un’assenza, si può sempre recuperare dall’archivio o soffermarsi sul post più recente, anche se datato. I lettori, infatti, prestano poca attenzione alle date e tendono a valutare la “freschezza” di un post dalla sua posizione in pagina. E se c’è chi sente il bisogno di intervenire nei dibattiti, per altri, come Connie, “basta leggere per sentirsi partecipe”. Tuttavia, molti intervistati si sentono quasi obbligati a leggere e commentare, specialmente sui blog di amici. Quando trovano un intervento “impegnativo”, ricompensano l’autore con un commento altrettanto articolato. “Un buon post merita una risposta dal pubblico”, afferma Patricia, mentre per Jill “commentare è una forma di cortesia”.

“Questi risultati sono in linea con la mia esperienza. Ad eccezione dei blog di carattere personale, nei quali il commento dovrebbe venire facile per via di una conoscenza diretta dell’autore, i lettori scrivono solo se hanno qualcosa da aggiungere”, commenta Luca Conti, autore del blog Pandemia. “Spesso si visitano le pagine di un blog come si sfogliano quelle di un giornale”, spiega Conti. “Subentra una certa abitudine, è vero, ma forse è meglio parlare di fidelizzazione: vado su quel blog indipendentemente dal nuovo contenuto che mi aspetto di trovare, perché comunque ne riconosco il valore”. Conoscere gusti e abitudini del pubblico è utile per migliorare la relazione nelle community online: “Questi dati sono molto ricercati anche dagli esperti di marketing aziendale e politico, per capire come meglio rivolgersi a certi utenti”, aggiunge Luca Conti, sottolineandone l’importanza. Una ricerca di Edelman all’inizio del 2007 ha rilevato che buona parte dei lettori di blog sono anche “influencers”, ovvero persone in grado di influenzare la collettività. Inoltre, secondo una ricerca condotta da Nielsen in 47 Paesi (Nielsen Global Online Consumer Survey 2007), il 61% degli intervistati ritiene che i consigli di altri consumatori postati online siano una fonte autorevole, più credibile persino dei siti aziendali, delle riviste o della televisione.

“Sappiamo chi è il lettore di blog e quali contenuti preferisce, ma sulle sue abitudini di lettura si sa poco. Le comunità che si creano intorno ai blog, concentrate soprattutto nelle metropoli, condividono informazioni ed esperienze, riuscendo così a superare ostacoli culturali e territoriali”, aggiunge Tony Siino, blogger e ideatore di blogItalia.it. “Se il lettore è un po’ distratto e non fa caso alle date è perché deve farsi largo tra troppe informazioni; è interessante invece il fatto che vogliano premiare il blogger con un buon commento. È lì che si vince la sfida dell’attenzione. Saperne di più è certamente utile per i blogger, che spesso sanno poco del loro pubblico, ma lo è meno per i lettori, che perderebbero quel grandissimo vantaggio offerto dalla rete: l’anonimato”.