Viaggio sola, una metafora della (mia) vita

Due sere fa sono andato a vedere Viaggio sola, film di Maria Sole Tognazzi, in cui la protagonista lavora come “ospite a sorpresa” in alberghi di lusso in tutto il mondo, dove va per testarne la qualità. Il film racconta la vita di una donna sola, Irene, che ha scelto di non sposarsi e non avere figli. [SPOILER] Una scelta di vita che viene messa in discussione durante il film, ma che viene confermata con serenità e felicità alla fine.

Mi sono molto riconosciuto in Irene, non perché frequenti chissà che alberghi di lusso, ma per il mio viaggiare spesso, soprattutto in alcuni mesi dell’anno. Tutto ciò, come tutte le cose, ha pro e contro.

  • Conoscere nuovi luoghi
  • Incontrare persone con stili di vita diversi
  • Rivedere amici lontani
  • Contaminarsi con altre culture

È qualcosa di stimolante e stancante allo stesso tempo.

Può capitare di:

  • Non sentirsi bene e non avere nessuno che ti possa assistere
  • Essere una sera in una città sconosciuta, in una camera d’albergo, senza voglia di uscire
  • Non potersi cucinare qualcosa in autonomia e doversi affidare a ristoranti o punti di ristoro

Alla lunga, tutto questo stanca e può avere conseguenze sulla salute. Hai la tua collezione di bottigliette di lozione per il corpo e shampoo, ma non hai neanche una pianta in casa, perché si seccherebbe dopo poche settimane in tua assenza.

Routine e smarrimento

Avere una propria routine può essere noioso e allo stesso tempo rassicurante. Personalmente, non riesco a stare a casa più di qualche settimana senza provare una sensazione di smarrimento, di noia, pur avendo:

  • Il mare
  • Le camminate
  • I miei film
  • I miei amici
  • Il mio cibo

La routine non fa per me.

Un film che mi ha compreso

Se scrivo questo post è perché l’altra sera mi sono sentito compreso da Maria Sole Tognazzi, che nel commentare il film ha fatto considerazioni sul personaggio di Irene in cui mi sono esattamente riconosciuto.

Uno dei punti deboli del fare la vita che faccio, con base in una piccola città italiana di provincia, è che di persone in grado di comprendermi, qui, ce ne sono veramente poche. Anche allargando l’orizzonte, il risultato cambia poco.

Persone abituate a:

  • Essere spesso in viaggio
  • Prendere aerei come autobus
  • Passare ore e ore in treno, di mattina presto o di notte
  • Viaggiare quasi sempre sole

…non ce ne sono tante. Men che meno quelle abituate a farlo con regolarità.

Un modello positivo

Al di là del lavoro e del viaggio, il film pone in chiave positiva una persona (per le donne è ancora più difficile, me ne rendo conto) che ha scelto di non mettere su famiglia e di non avere figli. Quasi una eresia, e comunque uno stile di vita certamente minoritario, seppur non proprio così di nicchia al giorno d’oggi.

Un modello positivo, in una società in cui – almeno per la retorica dei grandi media – tale modello è sospetto, ha qualcosa che non va. Vederlo presentato in una chiave sì problematica, ma positiva, è stato rinfrancante e rinfrescante.

Grazie Maria Sole.