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Viaggio sola, una metafora della (mia) vita

Scritto da:

Luca Conti

Due sere fa sono andato a vedere Viaggio sola, film di Maria Sole Tognazzi in cui la protagonista lavora come “ospite a sorpresa” in alberghi di lusso in tutto il mondo, dove va per testarne la qualità. Il film racconta la vita di una donna sola, Irene, che ha scelto di non sposarsi e non avere figli. [SPOILER] Una scelta di vita che viene messa in discussione durante il film, ma che viene confermata con serenità e felicità alla fine del film.

Mi sono molto riconosciuto in Irene, non perchéfrequenti chissà che alberghi di lusso, ma per il mio viaggiare spesso, soprattutto in alcuni mesi dell’anno. Tutto ciò, come tutte le cose, ha pro e contro. Conoscere nuovi luoghi, conoscere persone che vivono altri stili di vita, rivedere amici che vivono lontani, contaminarsi con altre culture è qualcosa di stimolante e stancante allo stesso tempo. Puà capitare di non sentirsi bene e non avere nessuno che ti può assistere o semplicemente essere una sera in una città sconosciuta in una camera d’albergo senza nessuna voglia di uscire. Non potersi cucinare qualcosa in autonomia ma doversi affidare a ristoranti o altri punti di ristoro alla lunga stanca e può generare conseguenze sulla salute. Hai la tua collezione di bottigliette di lozione per il corpo e shampoo, ma non hai neanche una pianta in casa perché si seccherebbe dopo poche settimane in tua assenza.

Avere una propria routine può essere noioso e allo stesso tempo rassicurante. Personalmente non riesco a stare a casa più di qualche settimana senza provare una sensazione di smarrimento, di noia, pur avendo il mare, le camminate, i miei film, i miei amici e il mio cibo. La routine non fa per me.

Se scrivo questo post è perchél’altra sera mi sono sentito compreso da Maria Sole Tognazzi, che nel commentare il film ha fatto considerazioni sul personaggio di Irene in cui mi sono esattamente riconosciuto. Uno dei punti deboli del fare la vita che faccio, con base in una piccola città italiana di provincia, è che di persone in grado di comprendermi qui, ce ne sono veramente poche. Anche allargando l’orizzonte il risultato cambia poco. Persone abituate a essere spesso in viaggio, a prendere aerei come autobus o passare ore e ore in treno, di mattina presto o di notte, non ce ne sono tante. Men che meno quelle abituate a viaggiare quasi sempre sole. Al di là del lavoro e del viaggio, il film pone in chiave positiva una persona (per le donne è ancora più difficile, me ne rendo conto) che ha scelto di non mettere su famiglia e di non avere figli. Quasi una eresia e comunque uno stile di vita certamente minoritario, seppur non proprio così di nicchia al giorno d’oggi. Un modello positivo, in una società in cui, almeno per la retorica dei grandi media, tale modello è sospetto, ha qualcosa che non va. Vederlo presentato in una chiave sì problematica, ma positiva, è stato rinfrancante e rinfrescante. Grazie Maria Sole.

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