Noi e la morte:
Se noi accettiamo con animo calmo e sereno quello che è il peggiore di tutti i guai — al di là del quale nulla possono più minacciarci né le leggi ingiuste e crudeli, né i tiranni più spietati, e contro cui diventa vano tutto il potere della fortuna — se siamo convinti che la morte, la morte, dico, non è un male e perciò neppure un’ingiuria, a maggior ragione potremo sopportare le altre avversità: le disgrazie, i dolori, le infamie, gli esilii, le perdite dei nostri cari, le separazioni.
Mali, questi, che quand’anche assalissero il saggio e lo stringessero in cerchio tutti insieme, non riuscirebbero a sommergerlo — e tanto meno lo potrebbero singolarmente.
E se egli sopporta con animo equilibrato le offese della fortuna, quanto più facilmente sopporterà quelle degli uomini potenti, i quali sono per lui nient’altro che strumenti della fortuna stessa.
Due euro bene investiti.
Seneca – L’arte di essere saggi
