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Sic transit gloria mundi

Scritto da:

Luca Conti

Non c’ègiorno migliore di quello in cui ho visitato la camera mortuaria per rendere omaggio al padre di un’amica, e farle coraggio, per riflettere sul fatto che tutti siamo utili, ma nessuno indispensabile. L’ho sempre pensato, ma oggi ne ho avuto l’ennesima conferma. Non citerà fatti e persone, perchéil fatto in questione è solo uno di tanti, esemplare di un modo di intendere le relazioni come transazione. Io faccio un lavoro per te e, per quanto possiamo andare a pranzo/cena insieme, per quanto ci possiamo interessare l’un l’altro della propria salute e dei propri cari, per te io sono una merce intercambiabile. Le attenzioni alla persona sono solo formali o magari genuine, ma solo fino al momento in cui il business incontra un momento di svolta. Come gli amici si vedono nel momento del bisogno, la profondità e la qualità delle relazioni professionali si scopre quando arriva un momento critico. Come viene gestito questo momento è la cartina al tornasole di quello che le persone valgono veramente e di come si intendono le relazioni. Qui si vede chi è che vale e chi no. Ho sempre visto con dubbio prima e sospetto poi la retorica della famiglia portata nell’impresa. La famiglia e l’azienda, grande o piccola che sia, sono due cose diverse. Rispondono, legittimamente, a logiche diverse. Non ci sarebbe bisogno di spiegarlo. Eppure c’è ancora chi, in buona o mala fede e la differenza sostanziale cambia poco, ci crede o fa finta di crederci. Perchéfa comodo e perchécrea un clima favorevole al business. Almeno fino al giorno in cui fattori esterni mettono in crisi la (presunta) famiglia.

PerchéLuca dedichi oggi un post a questa riflessione? Ce l’hai con qualcuno? No, non ce l’ho con nessuno. Non ne vale la pena e neanche il mio tempo. Vale perà la pena fermarsi un attimo a riflettere, a ricordare e a farne tesoro per la prossima volta. La lezione che ho imparato, semmai me lo dovessi dimenticare, è l’importanza di tenere il giusto distacco nelle relazioni professionali. Stare in guardia verso chi offre troppa confidenza. Mantenere una certa riservatezza sul proprio privato, anche quando impatta sulla relazione di lavoro. Non contare sulla buona fede o sulle apparenze, ma gestire le relazioni con un sano scetticismo, senza farsi alcuna aspettativa, neanche a distanza di tempo. L’amicizia non ha niente a che fare con le relazioni professionali. Esistono le eccezioni, ma vanno prese come tali, quando ci sono evidenti affinità in termini di principi e di valori. La regola è un’altra.

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