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Ritorno alla vita

Scritto da:

Luca Conti

Oggi è stato il primo giorno, dopo tre settimane, in cui mi sono risvegliato a casa mia, dopo aver dormito la prima notte a casa. Il COVID-19 è sconfitto e tutta la famiglia è in recupero, guarita Sono state settimane difficili, non solo sul piano della salute fisica, ma anche per quella mentale. Non voglio aggiungere un’altra storia di guarigione alle tante già raccontate. Ciò su cui mi voglio soffermare è la strana sensazione del dopo.

man standing in front of the window
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Ieri sono tornato a casa e non mi sembrava vero. Stamattina mi sono svegliato con le serrande tirate su dal vicino. Mi guardo intorno e mi sembra di essere a casa di qualcun altro. Una sensazione difficile da descrivere. Ovviamente sono contento di essere a casa, di nuovo, dopo tutto questo tempo, ma c’è qualcosa di strano, di irreale. Gli ultimi giorni sono stati difficili, nel non sapere se e quando sarei tornato libero.

Tornato, non riconosco più la mia vita precedente, le mie abitudini, i miei ritmi. Ho quasi una resistenza a tornare a ciò che facevo prima. Che si tratti di uno stress post traumatico? Probabilmente no, ma un po’ di fatica oggi l’ho fatta a riprendere il ritmo. Non ha probabilmente giovato tornare dai miei la mattina per finire un paio di lavori e restare a pranzo da loro, rimandando il ritorno alle abitudini. Mi devo accontentare di aver fatto il bucato, aver steso i panni, averli riposti, aver spolverato in giro, buttato ciò che andava buttato dal frigo, cucinato cena. Domani farò un altro passo verso la normalità: una visita al supermercato a comprare ciò che serve di fresco, sveglia presto per meditare e fare esercizio fisico e magari riesco anche a tornare al journaling.

Forse questa strana sensazione è semplicemente il disagio che soffrono milioni di italiani in queste settimane in cui sentono la primavera in arrivo e sono bloccati nella socialità, nelle abitudini e nelle distrazioni che li fanno star bene. Forse mi basterà fare ciò che avevo fatto esattamente un anno fa: smettere di leggere le notizie e i numeri e concentrarmi su nuovi progetti, sui miei libri, sullo studio. Continuo a ripetere a me stesso e a tutti gli amici e conoscenti coinvolti, chi più chi meno direttamente col virus, che ci vuole pazienza. Molta pazienza.

A pensarci bene la sensazione che provo ora è simile a quella di ritorno a casa da un lungo viaggio all’estero. I primi giorni non so quasi cosa fare. Guardo fuori dalla finestra come se fosse la prima volta. Contemplo il silenzio come se fosse nuovo. In un certo senso è bello: ho una nuova occasione di guardare alle piccole gioie della vita in modo diverso, nuovo. Non che prima non gli dessi valore, anzi. Il distacco invita alla riscoperta. Sono felice di essere tornato. Sono contento di poter vivere ancora un altro giorno. Gli impegni che premono sullo sfondo possono attendere un altro giorno ancora.

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