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-91 La casa è ancora in fiamme

Scritto da:

Luca Conti

Se casa vostra avesse bisogno di riparazioni, anche notevoli, sarebbe coraggioso abbandonarla per una nuova casa? E se la nuova casa fosse di gran lunga meno ospitale e lontana da tutto quello che conoscete? Anziché viaggiare al di là dell’orizzonte, potremmo avventurarci nelle nostre coscienze e colonizzare parti ancora disabitate del nostro paesaggio interiore. Anziché metterci a fantasticare su come trasportare gli animali su altri pianeti con le astronavi, potremmo cominciare subito, adesso, ad allevarne meno sullo straordinario pianeta che già abbiamo.

Jonathan Safran Foer, Possiamo Salvare Il Mondo, Prima Di Cena

Greta torna sulle prime pagine dei giornali italiani, ma il tempo passa e cosa stiamo facendo? Non abbastanza. L’Unione europea, l’area geopolitica più illuminata sul piano dei cambiamenti climatici, promette di azzerare le proprie emissioni entro il 2050. Troppo tardi. Anche le politiche illuminate di alcuni grandi aziende tech contano di arrivare a zero emissioni entro il 2030. Ottimo se fosse vero, ma tutto il resto?

Sappiamo bene ormai ciò che serve per evitare di innalzare la temperatura media globale oltre il limite del potenziale effetto domino: cambiare radicalmente stile di vita. Ciò che facciamo, nella migliore delle ipotesi, per i pochi che si sono messi sul serio una mano sulla coscienza, è qualche piccola rinuncia o qualche nuovo acquisto che ci fa sentire meglio: una nuova auto elettrica o ibrida, qualche prodotto già pronto vegetariano, le verdure Km0 dal contadino non lontano da casa. Poi però non rinunciamo a prendere l’aereo per un bel weekend low cost, abbiamo sempre più bisogno di un impianto d’aria condizionata a casa e prendiamo l’auto anche per fare un chilometro di strada. Essere ecologisti è qualcosa da ricchi: chi può permettersi un’auto elettrica oggi? Chi può regolarmente pagare il sovrapprezzo del biologico?

Per tornare alla citazione di Safran Foer, l’eroe del mondo moderno è Elon Musk, che investe nell’industria aerospaziale per immaginare un futuro su Marte. Hai idea dell’investimento economico necessario per realizzare qualcosa del genere? Mi fa veramente compassione chi pensa che la tecnologia ci salverà, su questo o su un altro pianeta. Mi sembra lo stesso atteggiamento di un uomo che ha il colesterolo alle stelle e, invece di azzerare il consumo di carne, latte e uova, si imbottisce di farmaci per ottenere lo stesso risultato o quanto meno per non dover cambiare stile di vita.

Poi leggi Sapiens di Harari e ti rendi conto che la nostra specie ha cominciato a modificare irreversibilmente il destino di questo pianeta e di chi lo abita insieme a noi migliaia di anni fa, con la rivoluzione agricola e l’estinzione accelerata di migliaia di specie, per fare spazio al terreno da coltivare. Ciò che succede in Amazzonia e in Indonesia ci indigna, se ci indigna, ma è quanto hanno fatto i nostri antenati in Europa e in altre aree geografiche dove non ci sono più foreste o quasi.

Spero di sbagliarmi, ma il periodo che stiamo vivendo oggi e nei prossimi anni sarà l’ultimo in cui discutere di come frenare la macchina e impedire l’irreversibile. Tra non molto cominceremo a discutere di come limitare i danni, dando per acquisito che sarà troppo tardi per evitare l’inevitabile. Draghi avrà pur cercato di rassicurare Greta sul fatto che la politica non sta con le mani in mano, ma la realtà è che Draghi non ha il potere di prendere impegni per nessuno. Le dichiarazioni sono parole buone per riempire il giornale oggi, ma tra 10 anni nessuno se ne ricorderà. In realtà tra un mese nessuno se ne ricorderà.

Meglio pensare a colonizzare Marte, vero?

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