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-67 Imparare dal non pianificato

Scritto da:

Luca Conti

“Imagine if we went through life learning only what we planned to learn or being explicitly taught. I doubt we would have even learned to speak. Each added bit of information, filtered only by our interest, is a contribution to our future understanding, thinking and writing. And the best ideas are usually the ones we haven’t anticipated anyway.”

Sönke Ahrens, How to Take Smart Notes

Se c’è una cosa che mi manca di questa vita molto casalinga e senza viaggi è forse proprio imparare dall’imprevisto. Sì, ho sempre la possibilità di imbattermi in film che non conoscevo o di libri scoperti casualmente, cosa che continua a succedere, ma non ho più la variabile casuale degli eventi di networking, né dei viaggi all’estero immerso in una cultura che non è la mia. A un certo punto del 2022 credo mi troverò di nuovo di fronte al dilemma se interrompere il mio digiuno da viaggi aerei o meno. A vedere i comportamenti e le politiche di massa, in cui tempi di cambiamento sono incompatibili con la frenata di emissioni necessaria per evitare il superamento di certe soglie, mi chiedo perché dovrei rinunciare io. In certi momenti mi sembra di essere l’unico (o quasi) stupido che ragiona su certe sceglie, limitando le mie possibilità quando chi mi circonda neanche si pone il problema. Parliamo e parliamo di energia, di fonti rinnovabili, di tecnologia pulita, di aziende che si impegnano a ridurre le emissioni e continuiamo ad avere una dieta che da sola è responsabile di una fetta importante di emissioni. Gli psicologi la chiamano compartimentalizzazione. Io lo chiamo capitalismo guidato dalla tecnologia e dalla comunicazione che vuole vendere anche la strada per cavalcare la riduzione delle emissioni, anche se poi i modi e i tempi in cui viene ipotizzata sono troppo lunghi e inutili. Ho divagato.

Un modo in cui sto imparando dal non pianificato è dall’esperienza umana nel contatto con persone che fino a qualche mese fa non avrei probabilmente mai trovato sul mio cammino. Non ti sto a illustrare il come e il perché, per ragioni di privacy, ma ti posso dire che si sta rivelando una contaminazione che mi arricchisce sul piano della conoscenza dell’altro e potrebbe avere generare un prodotto culturale che raccoglie questa esperienza. In ogni caso, questa via, impensabile anche solo fino a un anno fa, sta in parte compensando i limiti dell’esperienza casalinga della convivenza col COVID-19, in modo molto piacevole, tanto da generare ricadute fortemente positive sul mio benessere psicofisico.

Mai avrei detto, fino a inizio 2019, che avrei potuto trovare tale e tanta soddisfazione da buone abitudini quotidiane. Ho smesso in larghissima parte di viaggiare nello spazio. Ho quasi smesso di navigare online e di dedicare ore e ore al consumo di media. Ho molti più contatti umani. Continuo a espormi all’imprevisto e alla cultura indipendente internazionale (che non è Squid game, ma è ciò che non arriva al grande pubblico, che si fa imboccare dagli algoritmi, nel bene e nel male) grazie a libri e cinema. L’unico rammarico è che lo spazio per dibattere le idee frutto di questi incontri è limitato, ma questo è un problema cronico, per niente nuovo. Se chi ti circonda pensa prevalentemente a lavorare e non viaggia nella cultura internazionale per mancanza di conoscenza anche solo dell’inglese, va da sè che chi vince è la pappa pronta offerta dalla televisione e dai giganti dello streaming, per non dire dei suggerimenti del newsfeed della piattaforma social preferita. Il non pianificato non è ciò che ti fa scoprire l’algoritmo, ma è ciò in cui ti imbatti da solo, ampliando le tue fonti in maniera consapevole. Richiedo impegno e costa fatica, ma non cambierei mai.

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