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-32 La rabbia

Scritto da:

Luca Conti

“Il dispositivo neoliberista della felicità ci distrae dai rapporti di dominio vigenti costringendoci all’introspezione. Fa sí che ognuno si tenga occupato solo con sé stesso, con la propria psiche, invece di indagare criticamente le questioni sociali. La sofferenza, della quale sarebbe responsabile la società, viene privatizzata e psicologizzata. Le condizioni da migliorare non sono sociali, bensì psichiche. Lo slancio verso un’ottimizzazione dell’anima, che in realtà costringe a un adeguamento ai rapporti di dominio, vela i malcostumi sociali. Così la psicologia positiva sigilla la fine della rivoluzione. A salire sul palco non sono i rivoluzionari, bensì i trainer motivazionali che impediscono il diffondersi del malumore o anche della rabbia.”

Byung-Chul Han, La Società Senza Dolore

“Per prepararci al viaggio verso il Polo Nord del 1990 e testare l’attrezzatura, io e i miei compagni trascorremmo alcune settimane a Iqaluit, una cittadina nel nord-est dell’arcipelago artico canadese. In quell’occasione venni a sapere di una bella tradizione inuit: quando ti arrabbi al punto da non riuscire a controllare le tue emozioni, sei invitato a lasciare la tua abitazione e a camminare in linea retta attraverso il paesaggio che ti si para di fronte, andando avanti finché la rabbia non passa. Il punto esatto in cui l’emozione molla la presa viene dunque marcato, infilando un bastone nella neve. In questo modo si misura la lunghezza, ovvero l’intensità, della rabbia. La cosa piú sensata che possiamo fare quando siamo arrabbiati, condizione in cui il cervello rettiliano guida le nostre azioni, è allontanarci dalla persona o dalla situazione che ci ha provocato quella reazione.”

Erling Kagge, Camminare

Casi della vita, stamattina Readwise mi ripropone 2 citazioni su 10 che hanno a che fare con la rabbia. Proprio ieri ho letto ne La mappa delle emozioni un capitolo dedicato a illustrare come si forma la rabbia e perché, dal punto di vista evolutivo, è un’emozione che proviamo in molte occasioni.

“Non si prova mai rabbia senza DOLORE. È questa la funzione emotiva chiave di tutta la gamma di esperienze della rabbia, a prescindere dalla loro intensità o dal modo in cui le chiamiamo: ira, arrabbiatura, rabbia, irritazione, fastidio, collera… Il DOLORE si attiva quando interpretiamo (non necessariamente in modo consapevole) un determinato stimolo come un danno nei nostri confronti. È questa la «chiave» che si incastra nella «serratura» del DOLORE.”

Federico Fros Campelo, La Mappa Delle Emozioni

La rabbia è qualcosa che ci permette di vivere nel gruppo, di farci rispettare e di difenderci quando soffriamo. Perché abbiamo subito quello che pensiamo sia un torto, perché siamo emarginati, perché non comprendiamo una situazione o ci mancano delle certezze. La rabbia è una risposta a questo disagio. Una risposta che ci permette, nell’immediato, di avere attenzione e rispetto dagli altri.

Peccato però che nel mondo moderno sia il più delle volte una risposta eccessiva. Un automatismo frutto di una errata interpretazione della realtà da parte del cervello limbico. Ci siamo evoluti e abbiamo a disposizione anche la corteccia, con la quale mediare le emozioni. È stato illuminante, per me, rendermi conto di come molte delle nostre reazioni emergano quasi in automatico. Succede qualcosa e ti senti in un modo. Non ci hai pensato. Succede. Il perché è dato da come il nostro cervello è programmato, grazie a decine di migliaia di anni di evoluzione. Non siamo macchine, ma in molte situazioni abbiamo in noi un programma che si attiva in automatico a seconda degli stimoli esterni. Sta a noi comprendere come funzioniamo, sul piano emotivo, e intervenire consciamente per riadattare il nostro pensiero.

Un tema affascinante con conseguenze molto reali. Significa andare oltre la reazione istintiva e applicare l’intelligenza e la razionalità per comprendere come ci sentiamo e riprendere il controllo del nostro essere. Che sfida! Anzi, direi che è LA sfida. Indagare il nostro essere, a partire dalle emozioni, e mediare come ci sentiamo, a livello conscio. Non è affascinante?

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