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Prayers for the stolen

Scritto da:

Luca Conti

L’anno comincia con un film Netflix che però in Italia non è distribuito da Netflix e non sono neanche riuscito a capire chi lo distribuirà e quando. Intanto l’ho visto e te lo consiglio. Non per niente il Messico ha scelto Prayers for the stolen (Noche de fuego) come rappresentante per concorrere alla categoria degli Oscar per miglior film internazionale. È tra i 100 film del 2021 con la miglior media della critica in lingua inglese.

Quest’anno ho pensato di adottare un sistema molto semplice per limitare i film americani e guardare ancor più cinema internazionale: ogni mese un solo film per paese, eccetto quanto programma il mio cinema locale. Privilegiando i film prodotti in paesi di cui quest’anno non ho visto nulla.

Nel 2020 non ho tracciato bene la provenienza, ma a memoria posso dirti che ho visto film da:

  • Costa d’Avorio (La notte dei re)
  • Spagna (Madres Paralelas)
  • Italia (vari)
  • USA (vari)
  • Islanda (Lamb)
  • Ucraina (Atlantis)
  • Germania (Jonathan)
  • Francia (Petit maman)
  • Brasile (Vento seco)
  • Ungheria (Preparations to Be Together for an Unknown Period of Time)
  • Romania (Sesso sfortunato o follia porno)
  • Taiwan (A sun)
  • Cina (Tiger Mountain)
  • Corea del sud (vari)
  • Finlandia (Scompartimento n.6)
  • Svezia (Bergman Island)
  • Norvegia (La peggiore persona del mondo)
  • Giappone (Drive my car)
  • Canada (32nd August on Earth)
  • Turchia (Bilmemek)
  • Grecia (Kala Azar)
  • Svizzera (Azor)
  • Estonia (Firebird)
  • Regno Unito (Belfast)
  • Australia (Friends and strangers)
  • Danimarca (Valhalla Rising)
  • Austria (Brothers of the night)
  • Tunisia (L’uomo che vendette la sua pelle)
  • Portogallo (O Fantasma)
  • Cile (No)
  • Laos (un corto trovato su Mubi)

Così siamo a 31 paesi. Forse mi è sfuggito qualcosa. Nel 2022 voglio fare di meglio. Posso fare di meglio. Su Mubi ho, a occhio, film messi da parte da più di 20 paesi. Senza troppo sforzo, posso probabilmente arrivare a 50, riducendo la quota di cinema americano.

Mi fa rabbia pensare che, ora grazie anche alle piattaforme di streaming, i contenuti US-centrici continuino a farla da padrone, quando basterebbe resistere alla pappa pronta (anche se di qualità) e andare oltre. Le star non sono altro che un prodotto standardizzato usato per promuovere un certo modello e un certo stile di vita. La realtà è molto più varie e più complessa e le storie da raccontare vanno ben oltre ciò che ottiene il via libera degli studios americani. Un’influenza sul modo di pensare e di vivere che neanche immagini, se non ti fermi un attimo a ragionare. Il mio antidoto è il cinema del mondo.

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