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Non cadrà più la neve

Scritto da:

Luca Conti

Peccato che questo film è destinato a rimanere quasi sconosciuto. È passato a Venezia 2020 ma l’unico distributore italiano che lo ha preso è il piccolo I Wonder. In sala non ha superato 3000 euro di incassi (500 persone?) e sta su I Wonderfull, piattaforma di streaming che non so neanche quanti abbonati abbia. Per fortuna ce l’ha anche Mubi, che se non altro ha 12 milioni di abbonati, su scala globale. Probabilmente non sarebbe cambiato molto se l’avesse preso Netflix, considerando come nel suo catalogo siano sepolti tanti film di qualità che molti amici faticano persino a trovare: la dittatura dell’algoritmo di raccomandazione vince. Per questo predico ovunque l’importanza di sviluppare un proprio gusto e documentarsi per crearlo, senza attendere la pappa pronta di ciò che le piattaforme di massa ti suggeriscono. Non fanno altro che tenerti nella tua bolla di film quasi soltanto americani, stessi attori feticcio, stessi registi affermati, salvo rare eccezioni. Un peccato.

Sono felice di spendere 72 euro l’anno (6 auro al mese!) per sostenere Mubi che ha un catalogo limitato ma di tutto rispetto. Grazie alla crescente forza commerciale, Mubi ha cominciato a comprare i diritti esclusivi di film d’essai nei festival internazionali e dispone di gioiellini come Non cadrà più la neve. Sì, non è doppiato e ha i sottotitoli in italiano, ma è così importante? Se ti venisse voglia di iscriverti, passando da qui hai 30 giorni gratis.

Tra l’altro il film, con una grazia unica, tratta il tema dell’immigrazione e del razzismo in modo molto lieve e intelligente. Mostra (e parla al)la Polonia di oggi, ma cambiando la nazionalità dei personaggi, potrebbe parlare di qualsiasi paese, Italia inclusa.

Tra l’altro la visione di Non cadrà più la neve (Never Gonna Snow Again) mi ha fatto scoprire anche una compositrice polacca, Hania Rani, e il suo bellissimo Glass.


L’anno comincia bene. Ieri un film messicano (Prayers for the stolen), oggi polacco/tedesco, entrambi con una regista donna, a cui ho aggiunto la visione di Voyage of time, documentario (USA) di Terrence Malick, che non mi ha fatto impazzire.

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