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Il capitalismo della sobrietà

Scritto da:

Luca Conti

Duole dirlo, ma gli americani sono e continuano a essere avanti. Dopo che, da anni ormai, si dibatte la meritocrazia e di come questa generi discriminazione – in Italia non siamo ancora arrivati alla meritocrazia – ora c’è chi punta il dito contro lo sfruttamento della sobrietà da parte del mercato. Sì, c’è chi propone libri, community, podcast sul diventare e sull’essere sobri, per imprenditori, startupper, mamme.

Ciò mi fa pensare a due elementi. Il primo è che negli USA l’alcolismo è così diffuso e generalizzato da aprire un mercato molto vasto per il ritorno alla sobrietà. Un eccesso comune diventa un bacino potenziale di clienti altrettanto vasto. Prima ti manipolano con l’alcol come stile di vita, poi ti manipolano una seconda volta per convincerti a diventare sobrio. Una via di mezzo non è conveniente, sembra, né per chi vende, né, ovvio, per chi propone l’astinenza totale.

Seppur oggi io sia per un consumo nullo o fortemente moderato di alcol, almeno per me, considero il non bere uno stile di vita preferibile: la scienza dice che il consumo di alcol, anche moderato, aumenta il rischio di cancro, non io.

Mai potevo immaginare però che il non bere potesse essere associato a quello che un libro definisce “accumulo di virtù” da parte della classe manageriale professionale. La sobrietà sarebbe diventata, seconda questa visione, un’arma di oppressione della classe operaia da parte della classe manageriale. Come se togliere il bere, anche solo se promosso come stile di vita a cui tendere, togliesse qualcosa alla classe operaia.

But drying out is a grim answer to the problems posed by diminished life chances in late capitalism. Like the regimes of exercise and self-purification that dominate the entertainment industry, sobriety may make us look better in the gym mirror and might even make improvements in our health and mood, but what sobriety unquestionably does not offer is either relief or deliverance from an intolerable system. It does nothing for the underlying crisis that we’ve worked far too hard for too long and, in effect, given all of ourselves away. 

Dry capitalism

Detto questo, Dry capitalism è un articolo da leggere, se non altro come punto di vista su un fenomeno di massa.

È evidente come in Italia siamo ancora fermi alla fase di sfruttamento dell’alcolismo. Alla sobrietà come stile di vita capitalistico dobbiamo ancora arrivare. Del resto siamo cattolici: la confessione ci assolve, senza bisogno di cambiare stile di vita.

Credit: Photo by Sérgio Alves Santos

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