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Non siamo qui per divertirci

Scritto da:

Luca Conti

Ogni giorno che passa mi sento meno sicura che abbiamo un istinto innato verso l’armonia e il benessere, che ricerchiamo in primo luogo felicità, gioia e piacere. Ho il sospetto che il nostro obiettivo sia tutt’altro, e che non sia necessariamente piacevole. Potrebbe perfino provocare più dolore che gioia. E perché no? Nella grande catena alimentare noi uomini siamo stati programmati per cacciare gli animali sotto di noi e fuggire da quelli sopra di noi, e forse siamo spinti dalla necessità congenita di trovare frizioni, contrasti, ostacoli. Qualcosa di cui sentire la mancanza, qualcosa a cui aspirare, qualcosa da bramare. Qualcosa su cui spalancare le mascelle, e poi serrarle con tutta la nostra forza.

Inquietudine e nevrosi non sono eccezioni o malattie, ma la base stessa dell’esistenza, perché se avessimo una capacità naturale e innata di vivere in armonia l’attimo presente, i nostri antenati sarebbero stati mangiati e sterminati molto prima di riuscire a lasciare le acque del mare. Siamo qui perché discendiamo da una linea infinita di inquieti nevrotici che non si sono dati per vinti, che attraverso tentativi ed errori, ansia e notti di veglia, hanno infine scoperto come far sopravvivere i loro piccoli e come difendersi dalle bestie selvagge. Non siamo qui per divertirci, e quelli che non l’avevano capito, quelli che allegri e spensierati non si accorgevano dei pericoli o non si curavano di prepararsi a incidenti e attacchi, loro sono morti con la risata in gola, e naturalmente senza riprodursi. Siamo qui perché i nostri antenati sono riusciti a procreare prima di essere uccisi o di morire di fame, e ce l’hanno fatta perché erano più bravi a scoprire il predatore acquattato nell’erba che a gioire dei bei fiori profumati che crescevano in quello stesso campo. È da questo tipo di nevrotici che discendiamo, proprio loro possiamo ringraziare per la nostra esistenza.

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Sì, adoro la narrativa in cui l’autore, attraverso i pensieri del protagonista, fa considerazioni sulla vita, sulla società, sulle relazioni. Chi non legge narrativa, pensando che siano solo inutili storie inventate, be’, non ha capito granché della vita.

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