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Essere fuori dalla bolla

Scritto da:

Luca Conti

Credo sia un grande vantaggio, oggi, in termini di apertura mentale, essere fuori dalla bolla.

La bolla è quel microcosmo, promosso dagli algoritmi delle piattaforme social, in cui gli spunti intellettuali che ricevi sono simili agli stimoli che ricevono le persone che segui e frequenti. Un piccolo mondo in cui tutti (o molti) leggono le stesse fonti, seguono gli stessi profili, segnalano le stesse notizie, partecipano agli stessi eventi. L’omogeneità è tale per cui chi è dentro la bolla pensa che quello sia il mondo, che quella visione della realtà sia diffusa e nota. L’altro effetto è che chi sta nella bolla sa tutto quello che gli altri sanno nella bolla, ma sa poco di quel che succede fuori. Fuori in termini geografici, culturali, settoriali.

Nella bolla, qualsiasi essa sia, di solito vive chi ha interessi specifici e un lavoro specializzato, soprattutto mediato dal digitale e quindi dipendente, in qualche modo, dalle relazioni online e dalle piattaforme.

Sei nella bolla se da destra e manca ti arrivano gli stessi stimoli e gli stessi link, se nel tuo news feed più persone segnalano le stesse cose e pensano in modo simile, o partecipano tutti all’evento in corso in questi giorni.

Oggi che quell’evento è in corso (e al quale ho partecipato per moltissimi anni, con lo stesso circo di persone, sugli stessi argomenti) mi rendo conto che ho rotto quella bolla, definitivamente. Eco da quell’evento non mi arrivano. Zero totale. Aiuta, certo, essere venuto fuori da Twitter e non usare nessun altro spazio social pubblico. L’evento è solo un esempio: non ho niente contro chi lo organizza e chi partecipa e per questo non è necessario neanche nominarlo.

Per quanto ogni esistenza sia, a suo modo, una bolla, oggi mi sento più in contatto con la realtà. Sono meno informato sul mondo, ma percepisco meglio il terreno su cui cammino. Come se avessi sostituito l’automobile, veloce, performante, comoda, con il camminare a piedi, quasi scalzo. Vado molto più lento, mi perdo molto di più del mondo, in termini di opportunità certamente, ma mi sento meglio. Sento di avere un rapporto più diretto con la realtà. Frequentando meno persone, ma di estrazione diversa. Leggendo libri, su argomenti diversi scritti da donne e da uomini, in Italia, in Europa e in altri continenti, con esperienze e background culturali diversi. Per capirci, non sono tutti manager, giornalisti, creativi, bianchi, maschi, benestanti, laureati nelle stesse università. Idem per i film. Ho eliminato il filtro del social web come lente per interpretare la realtà.

Ti assicuro che è una bella sensazione. Dovresti provarla. Ti renderesti conto, forse, che il mondo è più ampio e più complesso di come si vede da dentro la tua bolla.

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  1. ciao Luca. Tempo e profondità sono qualcosa che il mondo digitale ha distorto rispetto al passato. L’abbiamo visto standoci dentro e per questo sappiamo che siamo solo all’inizio dell’accelerazione.
    Le tue sono considerazioni che condivido. Mi chiedo però se la soluzione per una maggiore consapevolezza non possa anche essere un’altra. Essere fuori dalla bolla porta indiscussi vantaggi, ma anche alcuni svantaggi. Ho letto queste tue parole per caso, il tuo blog non era il mio radar o meglio nel mio stream, proprio perchè non è nella bolla.
    Quasi 50 anni fa, Il grande Marshall McLuhan diceva: “Solo la tecnologia può proteggerci dalla tecnologia. Quando si crea un nuovo ambiente grazie a un certo stadio di tecnologia, bisognerà creare un controambiente con lo stadio successivo”.
    Forse potremo ottenere la soluzione del problema della bolla digitale, proprio grazie al digitale.

    1. Credo nel digitale. Per esempio leggo quasi solo ebook e audiolibri, quando la maggior parte dei lettori continua a scegliere la carta.

      Detto questo, finché la leva del potere (e dello sviluppo) è in mano a maschi, bianchi, eterosessuali, concentrato in un fazzoletto di terra in California, non ho alcuna speranza che la tecnologia ci salverà. C’è da guardare la storia, passata e recente, ed essere realisti. Al momento non ci sono le condizioni e non credo ci sia neanche l’interesse a sposare certi cambiamenti. Sono un po’ cinico e disilluso, ma temo che i fatti mi diano ragione.

  2. Quanto sento vicine queste parole. E’ triste vedere come da ing. informatico, sia quello più disconnesso tra gli amici. E’ un po’ come se stando dentro abbiamo visto bene e abbiamo capito. Ho la sensazione che chi non sia stato dentro il web non riesca minimamente a percepire la manipolazione che subisce quotidianamente (e su questo aspetto si basa l’intera industria).
    Ciao,
    Emanuele

Mentions

  • Attenti alla retorica del "la tecnologia ci salverà". Vale per i cambiamenti climatici e per Web3. - LUCA CONTI

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