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Autocrati del nostro tempo

Scritto da:

Luca Conti

La mia risposta alla guerra in corso in Europa e al difficile scenario energetico, economico e sociale è approfondire. Saltare, come faccio da anni, telegiornali, talk show, cronaca minuto per minuto, per dare spazio all’analisi di lunghi articoli o, meglio ancora, libri o audiolibri.

Illuminanti, in questo senso, un ebook e un libro/ebook su Putin, pubblicati da La nave di Teseo.

Nella mente di Putin

Per Putin oggi, nell’ennesima guerra iniziata dal governo imperiale russo, fermarsi sulle posizioni intermedie, senza una vittoria palese ed eclatante, vorrebbe dire affrontare una pericolosa sfiducia interna, e non della popolazione, la quale per lui conta poco, ma dei vertici militari, che non glielo perdonerebbero, e delle classi impegnate nell’economia, che stanno patendo spaventose sanzioni: cosa riceverebbero in cambio per le loro sofferenze? La perdita di una guerra, o meglio l’assenza di un successo di dimensione planetaria, per gli imperatori russi ha sempre costituito un prodromo della fine. Quindi, è difficile che Putin si accontenti di risultati mediocri.

Nella mente di Putin

Come ha ribadito il segretario di stato statunitense, Anthony Blinken, l’ex ambasciatore in Russia, che conosce benissimo Putin: “Notiamo in questa persona una disposizione a capovolgere la logica, non a seguirla.” Nell’ottica basata sull’idea della Noomachia, che è la “guerra tra civiltà”, e nell’ottica del “Grande Piano” da compiere, non si prevede un finale basato sul confronto diplomatico, sulla comprensione delle ragioni dell’avversario. Bisognerebbe invece, come ho cercato di raccontare, ricorrere allo strumentario della mitologia, della mistagogia e dell’esoterismo. Di discipline, cioè, che uniscono verità e finzione, e che appaiono gli unici strumenti affidabili per formulare i possibili esiti della sfida mortale che minaccia l’Ucraina e tutta la civiltà europea.

Nella mente di Putin

Le guerre di Putin

Aneddoto sul nonno di Putin:

Finalmente era andato in pensione, lo avevano sistemato in una casa di riposo tra i boschi della città di Ilinsk, e qui il nipotino Putin, vale a dire Vladimir, che nel 1960 aveva 8 anni, lo andava a trovare e ci giocava a scacchi. Gli aveva insegnato il nonno, ma il ragazzino era piuttosto forte, e un certo giorno gli diede matto. Vide però che Spiridon, indifferente al matto ricevuto, continuava a muovere i pezzi, come se la partita non fosse finita. “Ma nonno,” disse allora il bambino, “la partita è finita, ho vinto io.” Spiridon: “E chi l’ha detto?” Il bambino: “Sono le regole.” Spiridon: “Quali regole? Un vero uomo le regole le stabilisce da sé.”

Le guerre di Putin

Putin è celebre per i ritardi, ha continuato ad arrivar tardi agli appuntamenti anche quando doveva incontrare i potenti della terra. Ho qui l’appunto: 5 ore di ritardo all’appuntamento con Angela Merkel (2014), 3 ore di attesa per il premier nipponico Shinzo Abe (2016), quasi un’ora per Donald Trump, idem per Obama, 80 minuti per papa Francesco (2015), un quarto d’ora per la regina Elisabetta II (2003). È arrivato in anticipo solo all’appuntamento con il nordcoreano Kim Jong-un (2019) e anche Xi Jinping, nel 2017, l’ha fatto aspettare mezz’ora: lui ha ingannato il tempo suonando con due dita il pianoforte scordato che stava al centro della sala.

Le guerre di Putin

Da riscoprire anche Atatürk addio. Come Erdogan ha cambiato la Turchia. Lo sto ascoltando in questi giorni.

Isolare Putin è sacrosanto. Per coerenza dovremmo farlo anche con tanti altri dittatori, sanzioni economiche incluse. Peccato che ci facciano comodo e che non minaccino i nostri confini. L’elenco è lungo e non voglio neanche iniziare la lista.

Bene e giusta la realpolitik, ma ci vorrebbe un po’ di coerenza nell’intessere relazioni diplomatiche. La coerenza invece c’è, soltanto nel perseguire l’interesse di uno sviluppo al costo più basso e conveniente, per l’energia, per le materie prime, per la forza lavoro. Questa è la realtà. Altro che alternativa tra pace e condizionatori d’aria. Per un mondo più equo e giusto dovremmo rinunciare a ben altro. Non vedo grandi masse disposte a questo, anzi. Questa è la realtà. Il resto è retorica, più o meno mossa da interessi opachi.

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