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Tunisi – Day 3

Scritto da:

Luca Conti

Giornata straordinaria sotto vari punti di vista. Quando viaggio cerco sempre, se posso, di conoscere qualcuno del posto per poter avere uno sguardo della città, della cultura locale, della vita quotidiana, del non turistico, delle persone comuni. Non mi interessa o, meglio, mi interessa poco il luogo turistico, curato, visitato da tutti, ultra fotografato. Mi interessa molto la periferia, i ristoranti battuti solo dai locali, le strade dove vedi la vera vita di tutti i giorni, le vere abitudini. Un po’ come se invece di considerare Milano dopo un giro a Piazza del Duomo ti metti a fare un giro a passeggio a Sesto San Giovanni. Niente da vedere, forse, o molto da vedere, rispetto alle abitudini della vita quotidiana.

Ieri è stata una giornata del genere. Grazie a un contatto locale sono andato allo zoo, non per l’interesse verso lo zoo ma per fare un’esperienza locale e valutare attraverso la cura verso gli animali dello zoo lo stato del paese. Un’altra conferma di come la Tunisia sia un paese con poche risorse e Tunisi è pur sempre la capitale (e quindi c’è chi vive in condizioni ben peggiori). Avevo già scritto che quasi nessuno mette la cintura di sicurezza? Viaggiare è uno stimolo a guardare il mondo (e confrontare lo stato del proprio paese) con un occhio diverso. Oltre poi a stimolare la curiosità di imparare e saperne di più su ciò che ti ha stimolato, conoscendolo in prima persona. Non ho potuto fare a meno di andare a verificare il tasso di mortalità sulle strade e ciò che risulta è che la Tunisia ha un tasso 3 volte superiore a quello dell’Italia. Certamente c’è anche altro oltre alla cintura di sicurezza, ma solo questo fattore ha di sicuro la propria incidenza.

Altra esperienza locale: ho preso la metro di superficie, che connette il centro con la periferia. Esperienza fatta quasi soltanto dai locali, considerando come costi pochissimo: 50 cent di dinaro, equivalenti a circa 15 cent di euro per una corsa. Il taxi costa poco per un italiano ma molto di più per un tunisino, ragion per cui i collegamenti centro periferia sono affollati sulla metro, dove vedi la gente vera. Tanti giovani genitori con figli al seguito – il tasso di fertilità è superiore a 2 in Tunisia e si vede – più molti altri giovani che escono in gruppo, vestiti in modo semplice, quasi tutti con jeans lunghi e quasi nessuno se non nessuno in calzoncini. Il motivo, che mi diede un altro locale incontrato in un paese tropicale è che un pantalone lungo lo puoi usare molto di più, estate e inverno, quindi con risorse limitate non investi in un calzoncino che ha un uso ridotto. In due corse in metro, abbastanza affollate, ho visto una sola persona con la mascherina. Il COVID-19 qui non esiste o è sempre stato rilevato in bassa quantità: se per mancanza di test adeguati o altro, non lo so.

L’esperienza locale è continuata quindi con la visita di una casa alla periferia, in un quartiere in cui le case sembrano non finite, ma sono comunque abitate. Il mio contatto mi dice che è così perché non hanno soldi per curare le facciate dei palazzi e questo è lo stato dell’arte: bruttissimo a vedere, ma evidentemente meglio così che qualsiasi altra alternativa. Strade sporche, sia nel centro che nella periferia. La plastica, le buste di plastiche sono ovunque. Al di là del fatto che tutto ciò è segno di incuria da parte sia da parte dei cittadini verso la cosa pubblica, sia dell’amministrazione di tenere pulito – non bisogna certo andare in Tunisia per avere questa esperienza, basta girare per Roma – è anche segno di come la plastica regni tra i rifiuti e che l’Italia e altri paesi possono spingere quanto vogliono la bioplastica, ma su scala globale la plastica costa meno e domina. Lo stesso vale per il petrolio, l’olio di palma e altri consumi che hanno un impatto ambientale notevole sul pianeta e sul clima. Detto in soldoni: non ce la possiamo fare.

Tra le altre cose, ho preso il taxi, ho pagato in moneta e sono stato capace di riconoscere tutte le monete giuste e pagare la cifra intera senza sbagliare. Il tassista è rimasto impressionato della mia capacità. La seconda corsa veniva 1,58 dinari e ho dato 2 dinari. Il tassista mi chiede 1,50 perché non aveva resto. Quando capisce che l’ho fatto di proposito mi ha ringraziato ed è ripartito. Stiamo parlando di una differenza di 50 centesimi, ovvero di 15 cent di euro. Tutto questo per dire come siamo fortunati ad avere risorse, anche se a volte limitate nella nostra percezione, rispetto a tanti altri uomini e donne, che vivono anche non troppo lontano da noi, ma che vivono con molto meno e sono lo stesso felici. A volte anche più di noi.

Piccola galleria fotografica a seguire.

Il rientro, prima del tramonto, dalla periferia verso il centro. Il mal costume di bruciare i rifiuti c’è anche qua.

Un orso si rinfresca nella sua piscina personale, allo zoo.

Noccioline zuccherate. Buone.

Rivenditore di specchietti usati?

Quello che segue è l’abito della cerimonia indossato dal bambino che viene circonciso. Alla cerimonia, equivalente a un nostro battesimo, partecipano amici e parenti della famiglia. A quel che mi dicono, gli invitati partecipano anche alla circoncisione vera e propria, testimoniando ciò che succede, con la famiglia orgogliosa di cosa sta per succedere. Sui social media non si può pubblicare la foto del pene, ovviamente, ma c’è chi ama condividere altri particolari pubblicabili, come il sangue o altro che fa capire cosa è appena successo.

Per me sono questi momenti che rendono un viaggio una vera esperienza in un paese che vado a scoprire per la prima volta. Per questo è necessario, indispensabile, conoscere qualcuno del posto e uscire dalle strade battute dai turisti. Con circospezione e attenzione, ma trovo tutto ciò molto più divertente di una giornata in piscina in un resort uguale a tanti altri, senza veri contatti locali. A ognuno il suo.

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