Avventure cadendo nella tana del Bianconiglio #10

“Lust, not as quickened heartbeat or lurch into dizzy possibility, but as lagging sickness, a lethargy. Lust as slow poisoning. Lust as a winter coat worn in summer, never to be taken off. Lust as a net, cast wide, flashing silver, impossible to pull in. Lust as a thousand twitching, tightening strings, sensitive to every breeze. Lust as a stinking, secret itch. Lust carried leadenly in the day, dragged to bed. Lust at four in the morning, spent chokingly into a nightshirt. Lust as a liquid mess, dragged into your beard, drying into tendrils, the smell trapped in your nostrils.”

Tom Crewe, The New Life: A Novel

Mentre il paese è (apparentemente) impegnato a seguire le canzonette di un festival – ognuno si diverte come può – lo snob sottoscritto si è visto qualche film notevole e ha socializzato. A dirla tutta, nel mentre l’ultima serata del grande evento andava in onda, il sottoscritto si è visto una parte della diretta dal primo canale della tv pubblica spagnola della premiazione del Goya 2024. Tra i vincitori tre film nel mio mirino: La società della neve ha trionfato con 12 premi (su 13 nomination), 20,000 specie di api ha vinto 3 premi e Robot Dreams, pronto da vedere, ne ha vinti 2. Alleluya!


Notorious & American Fiction

Negli Stati Uniti usava – in qualche cinema usa ancora – proporre due film (double feature) con un solo biglietto, con un film del passato e uno recente. Non che i due film siano collegati in alcun modo, ma l’altra sera ho visto Notorious e American Fiction. Due film americani amati dalla critica e, in parte, anche dal pubblico. Uno un classico di Alfred Hitchcock degli anni ’40 e l’altro non ancora uscito in italiano, film tratto da un libro (Cancellazione in italiano, purtroppo fuori catalogo) di un autore afroamericano. Notevoli entrambi.

Notorious è un noir che definisce il periodo storico in cui esce, ripreso poi da molti altri film dei decenni seguenti. Unione di romance e spy story, è un film che merita il giudizio positivo della critica. Invecchia bene. Leggo poi che riunisce il team produttivo di Spellbound, uscito 7 anni prima e che, caso vuole, ho visto al cinema non più tardi di due mesi fa. Sul piano della messa in scena sconta i limiti produttivi di un film di quel periodo storico: molti video sullo sfondo, in varie scene. Elemento che non puoi non notare, ma che non sminuisce certo il valore del film.

American Fiction è molto attuale, per quanto pubblicato nel 2001. Gioca amabilmente sul filo della satira nel mondo letterario (e cinematografico) americano rispetto al tema della razza. Lo fa con brillantezza e intelligenza. Il protagonista è l’alter ego dell’autore, che pubblica per gioco un libro sotto pseudonimo per dimostrare come gli autori di colore vengano apprezzati solo quando scrivono di certi temi e in un certo stile, funzionale alla visione del tema della razza da parte dei bianchi. Ci riesce. La parte finale è metaletteraria e metacinematografica. Ho una gran voglia di leggere il libro (in inglese, ovviamente).


Ho due viaggi incombenti e una trentina di film pronti da vedere. Probabile che i miei post si diradino nei prossimi giorni.


Better Days

A proposito di canzonette, venerdì è uscito un nuovo brano di un duo tedesco che adoro, KIDSØ. Il brano è Better Days. In ascolto in alta rotazione.

Dietro le quinte del brano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.