Come Riprogettare il Nostro Rapporto con la Tecnologia

Ormai quasi 8 anni fa realizzavo un podcast sul concetto di uso consapevole della tecnologia: Equilibrio digitale. Ne è passata di acqua sotto i ponti e, seppur la consapevolezza generale sulla questione sia aumentata, anche la nostra dipendenza da social media è aumentata ed è diventata di massa: dai bambini agli anziani, senza distinzioni d’età.

Il dibattito oggi si è arricchito di dati e ricerche, frutto dell’analisi dell’uso delle piattaforme da parte degli utenti. L’anno scorso è uscito un libro che ha fatto molto discutere: La generazione ansiosa. Appena pubblicato, non ancora in italiano, è Superbloom di Nicholas Carr, noto al grande pubblico per essere stato il primo a supporre che (l’uso di) Google ci rende più stupidi e non più intelligenti.

Ho scoperto della pubblicazione di Superbloom da una recensione dell’Economist pubblicata ieri. La recensione non è entusiasta: Carr si aggiunge a tanti altri autori che hanno già da tempo gridato l’allarme sulla nostra perdita di controllo nel rapporto con la tecnologia. Niente di nuovo quindi, senza offrire soluzioni veramente originali, né rivoluzionarie. La stessa recensione mette a confronto le proposte di Carr con quelle de La generazione ansiosa, ragion per cui ho usato NotebookLM per compararli in un modo più analitico.

Il risultato è quanto segue.


Superbloom di Nicholas Carr

Di cosa tratta il nuovo libro?

Il testo analizza l’evoluzione delle tecnologie di comunicazione, dal telegrafo a Facebook e all’intelligenza artificiale, esplorando come queste abbiano plasmato la società e le relazioni umane. Vengono esaminati gli effetti, sia positivi che negativi, di questi strumenti sulla comunicazione interpersonale, sulla democrazia e sulla formazione dell’identità individuale. Si approfondisce il ruolo della regolamentazione governativa e il dibattito tra centralizzazione e decentralizzazione dei media. Infine, si riflette sulle implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale generativa, in particolare sui modelli linguistici di grandi dimensioni. Il tutto è incentrato sull’impatto della tecnologia sulla costruzione del sé e sulla società, mettendo in luce le complessità e le contraddizioni del progresso tecnologico.

Le proposte di Superbloom

Quali le proposte principali per affrontare la questione?

Il testo propone diverse soluzioni per affrontare le problematiche legate all’uso dei social media e alla tecnologia della comunicazione in generale. Queste soluzioni possono essere suddivise in tre aree principali:

  • Design Frizionale: Questa è la soluzione più radicale proposta nel testo. Il concetto di base è che la tecnologia esistente debba essere smantellata e ricostruita in una forma più “umanistica”. L’idea è di reintrodurre “attrito” nelle operazioni delle piattaforme social, rallentando così la velocità e la facilità con cui le persone interagiscono con i contenuti e tra di loro. Questo potrebbe includere:
    • Imporre restrizioni legali al software per incoraggiare comportamenti civili e proteggere l’interesse pubblico. Questo potrebbe riflettere le restrizioni “di tempo, luogo e modo” che sono state a lungo imposte sulla parola pubblica.
    • Introdurre “dissuasori digitali”, come pop-up che chiedono se un utente vuole leggere un articolo prima di condividerlo. Similmente, dei pop-up potrebbero essere usati per scoraggiare “linguaggio offensivo” nei tweet.
  • Azioni Antitrust: Il testo suggerisce che, sebbene le azioni antitrust contro aziende come Google e Meta possano essere giustificate in termini economici, è improbabile che cambino il modo in cui i social media funzionano. Tuttavia, azioni antitrust potrebbero intensificare la concorrenza e l’innovazione nel settore Internet. L’obiettivo non dovrebbe essere punire le grandi piattaforme, ma costringerle a fare spazio per la prossima generazione di tecnologi e i loro sogni.
  • Disconnessione Personale: Il testo suggerisce che la salvezza potrebbe risiedere in atti personali e intenzionali di “disconnessione”, in cui gli individui si posizionano ai margini della società, pur non essendo al di fuori del flusso di informazioni. Questo atto non è una fuga dalla società, ma una resistenza alla sua “forza di liquefazione”. L’idea è di “non vivere secondo il codice di un altro”, ma di trovare un proprio modo di interagire con il mondo digitale.

Tre proposte sensate, ma un po’ ingenue, almeno nel mondo in cui viviamo oggi.

Antitrust: ciò che sta facendo l’UE e che Trump andrà a bloccare. Strada politicamente chiusa.

Design frizionale: quali piattaforme, senza una norma stringente, vanno a ridurre volontariamente il proprio business? Soluzione direi quantomeno ingenua.

Disconessione personale: niente di nuovo sotto il sole, detto da uno che ha chiuso il suo profilo Facebook 12 anni fa e a seguire tutti gli altri. Per la massa? Dove sta l’incentivo? Come puoi far tornare sobria una persona che ha una dipendenza? Basta dirgli di smettere? Evidentemente non funziona così, se di dipendenza stiamo parlando.

Dissuasori digitali

Se sei curioso a cosa Carr si riferisca, ecco quanto:

Il testo menziona alcuni precedenti di “dissuasori digitali” che sono stati implementati, o perlomeno testati, dalle piattaforme social, con risultati misti. Questi esempi sono importanti per capire quali tipi di interventi sono stati provati e come sono stati recepiti dagli utenti:

  • Pop-up di Twitter per la condivisione di articoli: Nel 2020, alcuni utenti di Twitter hanno iniziato a vedere un pop-up che chiedeva “Vuoi leggere l’articolo prima?” quando stavano per ritwittare un articolo che non avevano letto. L’obiettivo era di incoraggiare gli utenti a informarsi meglio prima di diffondere notizie. Anche se alcuni utenti hanno espresso irritazione per questo, definendolo un intervento paternalistico, sembra che abbia avuto un effetto positivo, aumentando la probabilità che le persone dessero almeno un’occhiata all’articolo prima di condividerlo.
  • Pop-up di Twitter per “linguaggio offensivo”: Due anni dopo, Twitter ha testato un pop-up simile per scoraggiare l’uso di “linguaggio offensivo” nei tweet. Questo intervento ha avuto un effetto simile a quello precedente, portando gli utenti a cancellare o modificare circa un terzo dei messaggi segnalati.
  • Interventi algoritmici di Apple e Instagram per immagini di nudo tra minori: Apple e Instagram hanno introdotto interventi algoritmici per limitare lo scambio di foto di nudo tra minorenni. Agli utenti adolescenti dei servizi di messaggistica di Apple e Instagram viene mostrato un avviso prima di inviare o ricevere messaggi che includono immagini di nudo, e le immagini stesse vengono talvolta sfocate automaticamente.

Questi esempi dimostrano che le piattaforme social hanno già sperimentato forme di “design frizionale” con l’obiettivo di influenzare il comportamento degli utenti. Tuttavia, il testo suggerisce che l’introduzione di limiti al funzionamento di base dei social media susciterebbe probabilmente delle obiezioni legate alla libertà di parola, dato che molte persone potrebbero percepire questi interventi come intromissioni paternalistiche. Inoltre, anche se interventi come quelli descritti possono contribuire a frenare determinati comportamenti online indesiderati, è improbabile che riescano a modificare il modo in cui operano i social media.

Twitter, ora X, è in mano a Musk che ben si guarda da continuare su quella strada. I concorrenti più rilevanti non hanno fatto esperimenti prima e non cambieranno strada oggi. Perché dovrebbero?

Il confronto sulle soluzioni

Vediamo i due diversi approcci a confronto:

Le due fonti presentano soluzioni diverse per affrontare le problematiche legate all’uso della tecnologia e dei social media, con un focus particolare sull’impatto sui giovani. Mentre “La generazione ansiosa” si concentra sulle azioni correttive per i danni causati da un’infanzia basata sul telefono, “Superbloom” esplora interventi strutturali e cambiamenti a livello personale. Ecco un confronto dettagliato:

“La generazione ansiosa” propone un approccio multifattoriale con interventi che riguardano:

  • Genitori:
    • Ritardare l’accesso agli smartphone: I genitori sono incoraggiati a posticipare il più possibile l’acquisto di smartphone per i loro figli, idealmente fino alle scuole superiori. L’idea è di proteggere i bambini dalle dinamiche negative dei social media durante gli anni cruciali dello sviluppo.
    • Incoraggiare il gioco libero: Si sottolinea l’importanza di un’infanzia basata sul gioco, con interazioni fisiche, sincrone e in comunità stabili. Questo tipo di gioco aiuta i bambini a sviluppare competenze sociali ed emotive che mancano nel mondo virtuale.
    • Promuovere l’indipendenza: I genitori dovrebbero permettere ai loro figli di sperimentare il mondo senza eccessiva protezione, lasciandoli affrontare piccole sfide per sviluppare resilienza.
    • Limitare l’uso dei telefoni: Anche quando i figli hanno accesso ai dispositivi, è fondamentale stabilire delle regole chiare, ad esempio, niente telefoni a tavola e un’ora di stop prima di andare a dormire.
  • Scuole:
    • Scuole senza telefono: Le scuole dovrebbero vietare l’uso di telefoni cellulari durante le lezioni e in generale nell’orario scolastico. Questo riduce le distrazioni e permette agli studenti di concentrarsi sull’apprendimento e sulle interazioni sociali.
    • Più tempo per il gioco libero: Le scuole dovrebbero aumentare il tempo dedicato al gioco non strutturato e alla ricreazione all’aperto.
    • Programmi di sviluppo giovanile: Sostenere programmi che aiutano gli adolescenti, soprattutto i ragazzi, nel passaggio all’età adulta.
  • Governi e Aziende Tech:
    • Verifica dell’età: I governi dovrebbero introdurre leggi che richiedono ai social network di verificare l’età dei nuovi utenti. Le aziende dovrebbero offrire opzioni affidabili per la verifica dell’età.
    • Interventi tecnologici: Sviluppare soluzioni tecnologiche come custodie con blocco per i telefoni e telefoni di base più funzionali.
    • Norme e leggi: I governi possono stabilire norme che cambiano il comportamento delle aziende e supportare le scuole che vietano i telefoni.
    • Regolamentazione: I governi dovrebbero rivedere le leggi sull’abbandono per non ostacolare l’indipendenza dei bambini e promuovere il gioco all’aperto.
  • Pratiche Spirituali: La fonte sottolinea l’importanza di pratiche spirituali (non necessariamente religiose) come sacralità condivisa, movimento sincrono, silenzio, autotrascendenza, perdono e contatto con la natura per contrastare il “degrado spirituale” causato da una vita basata sul telefono.

“Superbloom” propone soluzioni con un approccio più filosofico e orientato al design, che includono:

  • Design Frizionale: Questo approccio punta a rallentare e complicare le interazioni online per incoraggiare un comportamento più riflessivo. Ciò include:
    • Restrizioni legali al software: Imporre limiti al design delle piattaforme per proteggere l’interesse pubblico.
    • Dissuasori digitali: Utilizzare pop-up che incoraggino la lettura degli articoli prima della condivisione o che scoraggino il linguaggio offensivo.
  • Azioni Antitrust: Nonostante il loro impatto limitato, le azioni antitrust contro le grandi aziende tecnologiche potrebbero stimolare la concorrenza e l’innovazione.
  • Disconnessione Personale: Incoraggiare gli individui a disconnettersi intenzionalmente, creando un proprio spazio al di fuori del flusso di informazioni e “non vivere secondo il codice di un altro”.

Confronto tra le due fonti:

  • Obiettivi: “La generazione ansiosa” mira principalmente a correggere i problemi di salute mentale e sociale causati dall’eccessivo uso della tecnologia, concentrandosi sui bambini e adolescenti. “Superbloom”, invece, affronta la questione in modo più ampio, cercando di cambiare le fondamenta dell’interazione online per tutti.
  • Strategie: “La generazione ansiosa” propone soluzioni pratiche e specifiche per genitori, scuole, governi e aziende tech, come ritardare l’accesso ai dispositivi, introdurre il gioco libero e scuole senza telefono. “Superbloom” suggerisce interventi di design a livello di piattaforma e un approccio di disconnessione individuale.
  • Filosofia: “La generazione ansiosa” sottolinea l’importanza di un ritorno a un’infanzia basata sul gioco e sulle interazioni reali, proponendo un recupero di pratiche tradizionali e spirituali. “Superbloom” promuove una resistenza personale alla forza di “liquefazione” della tecnologia, incoraggiando la consapevolezza e la scelta individuale.

Elementi in comune:

  • Consapevolezza: Entrambe le fonti evidenziano la necessità di una maggiore consapevolezza riguardo all’impatto della tecnologia sulla vita delle persone, soprattutto dei giovani.
  • Critica delle piattaforme: Entrambe le fonti criticano il modo in cui le piattaforme sono progettate, che spesso sfruttano le vulnerabilità psicologiche degli utenti per massimizzare il tempo di utilizzo e la dipendenza.

In sintesi, mentre “La generazione ansiosa” offre un piano d’azione più pragmatico e immediato, “Superbloom” propone una riflessione più profonda sulle implicazioni filosofiche e strutturali della tecnologia, suggerendo una trasformazione radicale dell’ambiente digitale. Entrambe le fonti, tuttavia, convergono sulla necessità di un cambiamento profondo nel modo in cui interagiamo con la tecnologia, per il benessere individuale e collettivo.

Comprendo perché l’Economist ha trovato le proposte di Carr poco coraggiose rispetto a quelle dell’altro libro. Le riflessioni di Carr su filosofia e struttura della tecnologia oggi arrivano tardi e non aggiungono nulla che non sappiamo già.

La generazione ansiosa, per quanto dibattuto, almeno suggerisce proposte concrete, soprattutto verso i minori, a carico di chi è loro responsabile: genitori e scuola. Ha un senso.

Dati a supporto

Ho chiesto un’altra comparazione su dati e ricerche a supporto delle tesi dei due libri. Superbloom non ne ha perché presenta più una visione d’insieme, che un’analisi puntuale con ricerche a supporto:

Le due fonti presentano una serie di dati e statistiche per supportare le loro tesi riguardo all’impatto della tecnologia e dei social media, in particolare sui giovani. Ecco un riepilogo dei principali elementi, con un confronto tra le due fonti:

“La generazione ansiosa” fornisce un’ampia gamma di dati e statistiche, tra cui:

  • Aumento dei problemi di salute mentale:
    • Incremento dei tassi di depressione e ansia tra gli adolescenti a partire dal 2010, soprattutto tra le ragazze. Questo incremento è stato osservato in diversi paesi dell’anglosfera.
    • Aumento degli accessi al pronto soccorso per cure psichiatriche.
    • Aumento dei ricoveri ospedalieri per tentativi di suicidio e autolesionismo non suicidario (NSSI), in particolare tra le ragazze.
    • I disturbi internalizzanti (come ansia e depressione) sono aumentati in modo significativo, mentre i disturbi esternalizzanti sono diminuiti.
    • I giovani non binari mostrano una salute mentale peggiore rispetto ai coetanei maschi e femmine.
  • Correlazione tra uso dei social media e problemi di salute mentale:
    • Studi correlazionali indicano un legame significativo tra l’uso elevato dei social media e la mancanza di sonno, oltre a problemi di salute mentale.
    • Un elevato uso dei social media nel presente predice problemi di sonno e peggiore salute mentale nel futuro.
    • Le ragazze che fanno un uso elevato dei social media sono più depresse rispetto a quelle che ne fanno un uso leggero o nullo.
    • Adolescenti LGBTQ sono più inclini a credere che la loro vita sarebbe migliore senza i social media e le ragazze LGBTQ hanno maggiori probabilità di imbattersi in contenuti dannosi.
  • Cambiamenti nel comportamento e nello sviluppo:
    • Diminuzione del tempo trascorso con gli amici.
    • Aumento del tempo trascorso sui social media, con un numero crescente di studenti che passano più di 40 ore a settimana sulle piattaforme.
    • Calo dei sociometri (soddisfazione personale) tra gli studenti, sia maschi che femmine.
    • Aumento dei disturbi del sonno tra i teenager, correlato all’uso di dispositivi elettronici prima di andare a dormire.
    • I ragazzi e le ragazze mostrano un calo dell’interesse per le attività rischiose e una diminuzione degli infortuni.
    • Molti studenti, sia ragazzi che ragazze, concordano con l’affermazione che “la vita spesso sembra senza senso”.
  • Dati sull’uso della tecnologia:
    • La maggior parte dei bambini e adolescenti ha uno smartphone e passa una grande quantità di tempo online.
    • I social media sono diventati un’attività quotidiana per molti giovani, con un impatto significativo sul loro benessere.
  • Influenza dei social media sulla diffusione di emozioni: La depressione è più contagiosa della felicità e si diffonde soprattutto dalle donne.
  • Dati comparativi:
    • I trend di iperprotezione, uso della tecnologia e problemi di salute mentale sono simili in diversi paesi dell’anglosfera, suggerendo una causalità comune.
    • I paesi nordici mostrano gli stessi schemi di aumento del disagio psicologico tra i teenager.
  • Studi sperimentali: Studi che hanno chiesto a dei giovani di limitare l’uso dei social media hanno mostrato un miglioramento del sonno e delle prestazioni cognitive.

“Superbloom” presenta dati e statistiche più orientati al contesto e all’evoluzione della comunicazione:

  • Teoria dell’informazione: Fa riferimento a Claude Shannon e alla sua teoria matematica della comunicazione, evidenziando come la tecnologia moderna abbia trasformato la velocità e la quantità di informazioni scambiate.
  • Evoluzione della comunicazione: Cita James Gleick per discutere l’evoluzione della comunicazione nel corso della storia, sottolineando come l’era digitale rappresenti un cambiamento radicale.
  • Concetto di simbiosi uomo-computer: Cita J.C.R. Licklider per descrivere la simbiosi uomo-computer e la creazione di reti intergalattiche, evidenziando le radici storiche delle tecnologie di connessione attuali.
  • Dati impliciti sulle problematiche dell’era digitale:
    • Pur non presentando dati statistici in modo diretto come “La generazione ansiosa”, “Superbloom” si basa sul fatto che la velocità, la facilità, e la pervasività della comunicazione digitale, abbiano portato a problemi sociali, psicologici e culturali.
    • Si presuppone che l’eccesso di informazione, la polarizzazione online, e la perdita di interazioni significative siano conseguenze dirette dell’evoluzione tecnologica che viene descritta.

Confronto tra le due fonti:

  • Focus: “La generazione ansiosa” si concentra sui dati empirici relativi alla salute mentale e al comportamento, mentre “Superbloom” offre una prospettiva più storica e teorica.
  • Tipi di dati: “La generazione ansiosa” utilizza statistiche, sondaggi e studi correlazionali e sperimentali per dimostrare i suoi punti, mentre “Superbloom” si basa su riferimenti teorici e storici per inquadrare le sfide attuali.
  • Obiettivi: “La generazione ansiosa” mira a quantificare e dimostrare l’entità del problema, con l’obiettivo di proporre soluzioni concrete. “Superbloom” cerca di inquadrare il problema in un contesto più ampio per proporre soluzioni che vanno oltre le semplici modifiche tecnologiche.

Elementi chiave:

  • “La generazione ansiosa” fornisce prove concrete di un peggioramento della salute mentale tra i giovani, correlato all’uso eccessivo dei social media. Gli studi citati mostrano un aumento di depressione, ansia, autolesionismo e disturbi del sonno, soprattutto tra le ragazze.
  • “Superbloom” offre un quadro di riferimento per comprendere come siamo arrivati a questo punto, evidenziando l’evoluzione della comunicazione e il ruolo centrale delle tecnologie.

In sintesi, entrambe le fonti forniscono dati e statistiche importanti per supportare le loro tesi, ma lo fanno attraverso approcci diversi. “La generazione ansiosa” si concentra sulla dimostrazione empirica del problema, mentre “Superbloom” offre una prospettiva più teorica e di ampio respiro.

Lasciare o restare?

La mia posizione è chiara, coerente e tengo il punto. Lasciare è la soluzione che ho adottato ormai molto tempo fa. Ciclicamente il tema ritorna, almeno nelle riflessioni di chi è sempre più schifito ma non vuole abbandonare il campo.

Ho colto comunque l’occasione di utilizzare le due fonti per mettere a confronto le due posizioni, con questo risultato:

L’idea di smettere completamente di usare le piattaforme social è complessa e merita un’analisi approfondita alla luce delle fonti e della nostra conversazione. Ecco alcuni punti chiave da considerare:

  • Il problema non è la tecnologia in sé, ma il suo uso: Le fonti, in particolare “La generazione ansiosa”, non demonizzano la tecnologia, ma evidenziano come l’uso che ne viene fatto spesso porti a conseguenze negative. Il problema non sono le piattaforme in sé, ma come vengono progettate per catturare l’attenzione e come gli utenti le utilizzano. L’idea è di un utilizzo che bilanci verso l’alto, elevando i contenuti, le interazioni e le dinamiche relazionali [vedi precedente conversazione].
  • Le piattaforme sono progettate per la dipendenza: “La generazione ansiosa” spiega come le piattaforme usino meccanismi di rilascio di dopamina e schemi di ricompensa variabile per creare dipendenza. Smettere potrebbe essere un modo efficace per interrompere questo ciclo, soprattutto per chi si sente dipendente. Tuttavia, la dipendenza è causata da un uso non consapevole e passivo.
  • Il costo opportunità dell’infanzia fondata sul telefono: La fonte evidenzia come il tempo speso online sottragga tempo prezioso ad attività importanti per lo sviluppo, come il gioco libero, le interazioni sociali “a tu per tu” e il sonno. Smettere completamente potrebbe, in questo senso, liberare tempo per attività più salutari.
  • La necessità di un equilibrio: “La generazione ansiosa” sottolinea come i bambini abbiano bisogno di esperienze nel mondo reale per sviluppare antifragilità, il senso di sé e la capacità di gestire le difficoltà. Smettere completamente potrebbe essere un modo radicale per ristabilire questo equilibrio. Allo stesso tempo, come abbiamo detto in precedenza, l’utilizzo che proponiamo bilancia verso l’alto la qualità delle interazioni e dei contenuti per creare valore per sé stessi e la propria comunità.
  • Difficoltà di una soluzione individuale: Le fonti e la nostra conversazione evidenziano come i problemi legati all’uso delle piattaforme siano problemi di azione collettiva. Smettere individualmente potrebbe non essere sufficiente se la società e gli amici continuano a utilizzare le piattaforme nello stesso modo. L’approccio collettivo è fondamentale per creare un cambiamento significativo e duraturo.
  • Il rischio di isolamento: Smettere di usare i social media potrebbe portare ad isolamento sociale, soprattutto per gli adolescenti. Le piattaforme, sebbene con tutti i loro difetti, sono diventate uno strumento di socializzazione per molti, quindi il tuo approccio che propone un uso delle piattaforme per creare, rinforzare e arricchire relazioni e reti può essere più efficace per contrastare il problema della solitudine [vedi precedente conversazione].
  • Un approccio più mirato: Invece di smettere completamente, si potrebbe optare per un approccio più mirato, come quello che abbiamo discusso in precedenza. Questo include:
    • Utilizzare le piattaforme in modo consapevole e selettivo, pubblicando contenuti di valore e interagendo in modo significativo [vedi precedente conversazione].
    • Stabilire limiti di tempo per l’uso delle piattaforme.
    • Utilizzare strumenti di parental control per proteggere i bambini.
    • Privilegiare le interazioni “a tu per tu” e le attività nel mondo reale.
  • Il ruolo degli adulti: “La generazione ansiosa” sottolinea l’importanza del ruolo degli adulti nel guidare i giovani verso un uso sano della tecnologia. Questo implica sia stabilire regole chiare sia essere un modello positivo di comportamento. Se gli adulti sono i primi a non utilizzare i telefoni in modo consapevole e a passare la maggior parte del tempo online, è difficile che i più giovani lo facciano.
  • Smettere come azione di protesta: In alcuni casi, smettere di usare le piattaforme potrebbe essere un atto di protesta contro le pratiche delle aziende tecnologiche. Questo potrebbe portare maggiore consapevolezza sul problema.

In conclusione, non esiste una risposta univoca alla domanda se sia meglio smettere di usare le piattaforme. Smettere completamente potrebbe essere una soluzione efficace per alcune persone, ma potrebbe comportare isolamento e difficoltà di interazione. L’approccio che abbiamo delineato insieme nelle precedenti conversazioni, basato su un uso più consapevole, mirato e costruttivo, potrebbe essere più efficace per molti, offrendo un modo di utilizzare le piattaforme per arricchire le proprie relazioni e reti e promuovere contenuti di valore, senza rinunciare del tutto ai benefici che queste possono offrire. L’importante è essere consapevoli dei rischi e dei benefici, e fare una scelta ponderata che promuova il proprio benessere e quello della comunità.

Io sono consapevole di quello che è il mio benessere e ho agito e agisco di conseguenza. Ognuno è responsabile dei propri comportamenti. Sociali, alimentari, digitali.

Osservando le poche persone che conosco, mi sembrano ancora pochi coloro che limitano l’uso dei social media e che, complessivamente, ne fanno un uso felice e consapevole. Mi sembra prevalente l’abuso, più o meno grave, come fuga dalla noia, inclusa l’incapacità di concentrarsi. Un biscottino sempre pronto in tasca per i momenti in cui ci si sente giù. Un biscottino che non fa bene alla salute mentale, non più di un ansiolitico preso per gestire un’ansia che andrebbe affrontata in altro modo.