Uno dei pochi blog che ancora seguo, Memex 1.1, consigliava la lettura di The Ordinal Society di Marion Fourcade e Kieran Healy. Lettura ricca di spunti e di concetti che vado a ordinare, sempre con l’aiuto di NotebookLM.

Il testo analizza l’evoluzione di internet e delle tecnologie digitali, mostrando come l’ottimismo iniziale riguardo alla libertà e alla comunità online sia stato gradualmente sostituito da sistemi di classificazione e ranking basati sui dati. Questi sistemi, pur promettendo efficienza e giustizia, hanno portato a nuove forme di stratificazione sociale, con conseguenze significative per l’identità individuale, la partecipazione politica e l’economia di mercato. L’opera esamina criticamente il ruolo delle aziende tecnologiche nell’estrazione e nella monetizzazione dei dati, evidenziando le implicazioni etiche e sociali di questa “ordinalizzazione” della società. Vengono analizzati anche i modelli economici e finanziari che si sono sviluppati in questo contesto, inclusi i mercati delle criptovalute. Infine, si riflette sul ruolo delle scienze sociali nell’analisi di questi fenomeni complessi.
Il concetto di ordinalizzazione
Il concetto chiave del libro è l’ordinalizzazione, che non so in quale altro modo potrebbe essere tradotto in italiano:
Il concetto di ordinalizzazione si riferisce al processo di organizzare le cose in base a misure di posizione, priorità o valore lungo una dimensione quantificabile. Invece di limitarsi a dare un nome o un’etichetta a qualcosa (nominalizzazione), l’ordinalizzazione assegna un punteggio o un rango su una scala di misurazione. Questo processo è evidente in vari ambiti della società, come negli esami valutati, nei test standardizzati, nelle classifiche sportive e nelle scale salariali.
L’ordinalizzazione non è intrinsecamente negativa, poiché sia la classificazione nominale che quella ordinale sono processi fondamentali per l’organizzazione sociale. Tuttavia, la fusione di questi processi con i nuovi strumenti digitali e i dati su larga scala ha portato alla creazione di sistemi di classificazione più precisi e automatizzati, con profonde implicazioni per la vita sociale ed economica.
Ecco alcuni aspetti chiave del concetto di ordinalizzazione come descritto nelle fonti:
- Misure e Classificazioni: L’ordinalizzazione si basa su misure di posizione o valore. I dati possono essere convertiti in ranghi numerici, categorizzati o dicotomizzati. Le categorie nominali possono essere create calcolando distanze continue in uno spazio multidimensionale di somiglianze o differenze.
- Ordine Sociale: L’ordine sociale è costituito da nominalizzazione (la denominazione di tipi) e ordinalizzazione (la designazione di ranghi). Questi processi possono essere fluidi e convertibili, con i ranghi che vengono raggruppati in tipi e viceversa.
- Quantificazione: L’atto di misurazione numerica non rende di per sé l’ordinalizzazione dannosa. Tuttavia, l’unione della nomina e della classificazione con strumenti e dati innovativi produce nuove forme di organizzazione e controllo sociale. Le misurazioni su larga scala consentono di pensare a punteggi e ranghi attraverso piccole differenze e un’alta dimensionalità.
- Classificazioni Algoritmiche: I sistemi di classificazione basati su codice informatico sono spesso più ancorati a misure dirette del comportamento, più granulari, induttivi e flessibili. Tuttavia, possono anche essere più opachi e allontanarsi da categorie stabilite.
- Situazioni di Classificazione: L’ordinalizzazione crea “situazioni di classificazione”, posizioni in un sistema di categorie che hanno conseguenze sulle opportunità di vita. Queste situazioni possono influenzare l’accesso a beni, servizi e opportunità in varie sfere istituzionali, compresi l’occupazione, l’assistenza sanitaria, l’assicurazione e l’istruzione.
- Eigencapital: L’ordinalizzazione è legata all’idea di “eigencapital”, che si riferisce all’insieme delle interazioni di una persona con l’economia digitale. L’eigencapital può essere espresso in disposizioni durature, oggetti e misure riconosciute da diverse istituzioni. L’eigencapital di un individuo è calcolabile dalle informazioni digitali disponibili su di esso, e i vantaggi sono accumulati da coloro che lo accumulano.
- Moralizzazione: La classificazione e la graduatoria sono sempre moralizzate, intrecciate con una fenomenologia di autenticità per le classificazioni nominali e di merito per quelle ordinali. Le valutazioni tendono a produrre valutazioni del merito morale e della desiderabilità sociale.
- Doppio Movimento: L’ordinalizzazione ha un duplice movimento, dove i punteggi e i voti sono utili per fare cose nel mondo, ma al tempo stesso sono oggetto di giudizio da parte delle persone. Le persone e le organizzazioni vogliono essere valutate con i “giusti” criteri, ma non vogliono essere sostituite da algoritmi.
In sintesi, l’ordinalizzazione è un processo fondamentale per organizzare e dare un senso al mondo, ma l’uso crescente di tecnologie digitali e dati su larga scala ha ampliato la sua influenza, con importanti conseguenze sociali, economiche e morali.
Eigencapital, il tuo capitale digitale
Altro concetto chiave, che non ha una traduzione in italiano, è l’eigencapital. In breve è il tuo valore digitale espresso dal capitale che hai accumulato in termini di dati creati, che si rifanno alla tua persona.
Eigencapital è un concetto introdotto nelle fonti come una risorsa che si accumula attraverso le interazioni di un individuo con l’economia digitale. Non si tratta di una forma di capitale tradizionale come il capitale economico o umano, ma piuttosto di una risorsa che emerge dai dati e dalle tracce che le persone lasciano nel mondo digitale.
Ecco i punti chiave per comprendere l’eigencapital:
- Origine nei dati: L’eigencapital ha origine nella totalità delle interazioni di una persona nel mondo digitale. Queste interazioni lasciano tracce su social media, agenzie di credito, siti di shopping, tribunali, servizi sociali, farmacie e altri.
- Natura eterogenea e multidimensionale: Le tracce digitali costituenti l’eigencapital sono eterogenee e multidimensionali. Non si tratta di un singolo valore, ma di un insieme di informazioni che descrivono la posizione di un individuo in un “spazio multidimensionale di situazioni di classificazione”.
- Potenziale calcolabilità: L’eigencapital, in linea di principio, potrebbe essere calcolato a partire da tutte le informazioni digitali disponibili su un individuo. Attraverso metodi numerici, queste informazioni possono essere ordinate e caratterizzate, riassumendo la posizione sociale di una persona.
- Rappresentazione vettoriale: L’eigencapital può assumere la forma di un vettore di informazioni che riassume la situazione e il valore di un individuo in base a molteplici caratteristiche. Questo vettore rappresenterebbe in modo compatto la posizione di una persona nello spazio multidimensionale delle situazioni di classificazione.
- Analisi dei dati: L’analisi dei dati per calcolare l’eigencapital spesso comporta la scomposizione di matrici di dati in autovettori ortogonali, al fine di caratterizzarli meglio. In questo contesto, “eigen” si riferisce a una caratteristica specifica.
- Risorsa individuale: Dal punto di vista di un individuo, l’eigencapital e le sue rappresentazioni sono una sorta di risorsa. Questa risorsa, simile ad altre forme di “capitale” teorizzate da Pierre Bourdieu, può influenzare le prospettive di una persona nella vita.
- Specificità contestuale: Il significato del “punteggio” o dello “stock” di eigencapital dipende dal contesto specifico in cui una persona si trova. Il suo valore varia in base alla situazione.
- Manifestazioni: Come il capitale culturale, l’eigencapital può manifestarsi in forme incorporate, oggettivate e istituzionalizzate.
- Forma incorporata: Si esprime attraverso disposizioni durature, nell’habitus, nel modo in cui un individuo si presenta. Le persone ben posizionate sentono automaticamente i benefici dell’eigencapital.
- Forma oggettivata: Si realizza in proprietà trasmissibile, facilitando l’accesso a beni e servizi migliori, e si manifesta con maggiore facilità quando si presta attenzione a produrre “buoni dati” su se stessi.
- Forma istituzionalizzata: Si manifesta come una quantità misurata, ampiamente utilizzata e circolante tra le istituzioni.
- Vantaggi: I vantaggi derivano dall’accumulo di eigencapital, come un’esperienza più agevole di servizi, un trattamento preferenziale e un minor tempo di attesa.
- Potenziale: Attualmente, l’eigencapital esiste principalmente allo stato potenziale, con la possibilità di evolvere in un sistema di misurazione più completo in futuro.
- Distinzione dalle altre forme di capitale: A differenza di altre forme di capitale, l’eigencapital ha una natura relazionale e generalizzata, che è specifica nel modo in cui viene applicato in contesti diversi.
In sintesi, l’eigencapital è una nuova forma di risorsa che si basa sull’accumulo e sull’analisi dei dati digitali di un individuo, con il potenziale di influenzare le sue opportunità e la sua posizione sociale. È un concetto che riflette la crescente importanza dei dati nell’economia e nella società contemporanea.
Una volta c’era il Klout, un punteggio in centesimi definito dall’attività dei propri profili social. Negli USA qualche locale lo aveva preso per dare ingressi prioritari a questi nuovi VIP influencer.
Lo stesso concetto continua a esistere, anche se in forma privata, senza che l’utente conosca il proprio valore.
Eigencapital e Black Mirror
Se hai pensato a una puntata di Black Mirror… bingo! Hai capito esattamente il concetto:
Ecco alcuni punti di connessione tra l’eigencapital e le tematiche di Black Mirror:
- Sistemi di punteggio sociale: Episodi come “Nosedive” (Caduta Libera) presentano società in cui lo status sociale è determinato da un punteggio ottenuto tramite interazioni online. Questo sistema ricorda la logica dell’eigencapital, dove le azioni digitali contribuiscono a un punteggio che influenza le opportunità di vita. In “Nosedive”, la protagonista vive in funzione di quel punteggio, tentando di manipolarlo e costretta ad atteggiamenti artificiali e performativi per non subire un declassamento sociale. Questo mostra l’aspetto di “lavoro” che l’accumulazione di eigencapital richiede, in particolare nella forma “oggettivata”, in cui le persone devono “produrre buoni dati”. Invece di un sistema di punteggio che valuta le interazioni con gli altri utenti, l’eigencapital è un sistema di valutazione più ampio, che include le interazioni con la società e le istituzioni.
- Classificazione e discriminazione algoritmica: Molti episodi di Black Mirror esplorano le conseguenze di sistemi di classificazione basati su algoritmi che possono portare a discriminazioni e ingiustizie. Questi sistemi possono essere visti come un’applicazione pratica del concetto di eigencapital, in cui gli algoritmi determinano la posizione di un individuo in base ai dati raccolti. L’eigencapital, essendo una misurazione basata su dati, è soggetta al problema della “misclassificazione” e della “correlazione spuria”, in cui caratteristiche irrilevanti dei dati diventano la base per l’identificazione e la classificazione, in modo simile a quanto accade nell’episodio “Hated in the Nation” in cui i comportamenti di massa sui social media determinano l’eliminazione fisica di persone.
- La “vita” come merce: Alcuni episodi mostrano come la vita e le esperienze umane possano essere ridotte a dati da raccogliere, analizzare e monetizzare. Questo è in linea con la tendenza della società ordinale a trattare le interazioni digitali come risorse, contribuendo alla formazione di un “data double” dell’individuo. L’eigencapital è un buon esempio di come “l’economia dei dati” possa essere applicata alla vita quotidiana.
- Perdita di autonomia e controllo: Episodi come “The Entire History of You” mostrano le implicazioni della registrazione continua e della riproduzione delle proprie esperienze, creando una sorta di “archivio personale” facilmente accessibile, che ricorda come l’eigencapital sia in “potenza” calcolabile a partire da tutte le informazioni digitali disponibili su un individuo. Questa idea richiama il paradosso dell’individuo sovrano che, pur essendo in teoria autonomo e consapevole, è in realtà sotto una supervisione cibernetica costante. L’episodio, “The Waldo Moment” mostra in modo simile una “classificazione” basata sul riconoscimento di popolarità sui social media di un personaggio dei cartoni animati.
- L’illusione dell’autenticità: In diversi episodi, i personaggi cercano di presentare un’immagine di sé “autentica” ma sono costretti a manipolare la propria identità e a conformarsi alle aspettative del sistema. Questa tensione tra autenticità ed esteriorità è centrale nella società ordinale, dove l’eigencapital può essere accumulato attraverso la performance di sé che è controllata dai dati generati.
- La mercificazione del “sé”: Episodi come “Fifteen Million Merits” mostrano come la vita possa essere trasformata in una competizione per l’accumulo di “crediti”, che può essere visto come una rappresentazione distopica dell’eigencapital. Il personaggio, Bing, è intrappolato in un sistema basato sulla performatività e l’accumulazione di “meriti” attraverso il ciclo continuo dell’esercizio fisico, che mostra come la società ordinale può trasformare tutti gli aspetti della vita in una competizione per l’accumulo di risorse. In un certo senso, si vede anche come il dono iniziale di un servizio gratuito, in questo caso l’esercizio fisico, si trasformi rapidamente in una dipendenza e in un vero e proprio lavoro.
- Il ruolo della “fede cieca” nella tecnologia: Molti episodi mostrano come i personaggi tendano ad accettare acriticamente i sistemi algoritmici, senza comprendere pienamente il loro funzionamento o le loro implicazioni. Questa tendenza può essere interpretata come una “volontà di progresso” acritica in cui la tecnologia viene presentata come oggettiva e imparziale, nascondendo le logiche di potere e controllo che si celano dietro gli algoritmi e, di conseguenza, l’eigencapital.
Eigencapital e personal branding
Se parlando di eigencapital ti è venuto in mente il concetto di personal branding è perché i due sono correlati:
L’eigencapital e il personal branding sono due concetti strettamente interconnessi nell’era digitale, in cui la reputazione e la presenza online di un individuo sono diventate risorse fondamentali per il successo personale e professionale. L’eigencapital, come abbiamo visto, è una forma di capitale calcolabile a partire dalle tracce digitali di una persona, incorporando la totalità delle sue interazioni con l’economia digitale. Il personal branding, d’altra parte, è il processo di creazione e gestione della propria immagine pubblica, con l’obiettivo di influenzare la percezione che gli altri hanno di sé.
Ecco come questi due concetti si legano:
- L’eigencapital come base del personal branding: Il personal branding, nell’era digitale, non si basa più solo sulle esperienze offline di un individuo, ma è sempre più determinato dalle sue attività online. L’eigencapital diventa quindi un fattore cruciale nel personal branding, poiché la quantità e la qualità delle tracce digitali di un individuo possono influenzare la sua reputazione e le sue opportunità. Il concetto di eigencapital è importante per il personal branding perché sottolinea come l’identità digitale di una persona, sia essa online, sui social media o in altri spazi virtuali, sia una rappresentazione di se stessa che può essere usata per ottenere vantaggi nella vita. Si può notare una somiglianza tra l’idea dell’eigencapital e il concetto di “dividual” di Gilles Deleuze, ovvero le identità digitali che possono essere distribuite attraverso diversi sistemi di controllo.
- Gestione attiva dell’eigencapital: Il personal branding implica la gestione attiva della propria immagine pubblica, e questo si traduce anche in una gestione strategica del proprio eigencapital. Gli individui possono, quindi, cercare di accumulare eigencapital attraverso la produzione di “buoni dati”, ovvero interagendo in modo positivo e costruttivo con le piattaforme digitali. È fondamentale essere consapevoli di come le proprie azioni online contribuiscono a formare il proprio “data double”, la rappresentazione di sé ricostruibile a partire dalle tracce digitali che si lasciano. L’eigencapital, in questo senso, è una risorsa che può essere “prodotta” attivamente attraverso la presentazione di se stessi e delle proprie capacità nella sfera pubblica.
- Autenticità e performance: L’obiettivo del personal branding è quello di presentare un’immagine di sé autentica e coerente, ma questo può portare a una tensione tra l’autenticità e la performance. L’eigencapital, essendo legato alla raccolta di dati e all’analisi algoritmica, può indurre gli individui a modellare il proprio comportamento in base a ciò che viene considerato “di valore” dalle piattaforme digitali, anziché in base alle proprie convinzioni o preferenze. Questo può portare a forme di “falsificazione di sé” nella speranza di migliorare il proprio “punteggio”, in maniera simile a quanto avviene nell’episodio “Nosedive” di Black Mirror, in cui i personaggi si sforzano di manipolare i loro punteggi sociali.
- Eigencapital come strumento di differenziazione: In un mondo sempre più digitalizzato e competitivo, il personal branding diventa uno strumento fondamentale per distinguersi dalla massa e per mettere in mostra le proprie competenze e qualità uniche. L’eigencapital, in questo senso, può essere utilizzato come fattore di differenziazione, poiché gli individui con un buon punteggio tendono ad essere visti come più affidabili, competenti e di valore. La presenza di uno specifico “punteggio” o “stock” di eigencapital può fare la differenza nell’ottenere migliori condizioni per l’accesso a beni, servizi e opportunità.
- Il ruolo della visibilità: L’accumulo di eigencapital dipende dalla capacità di essere visti dalle architetture digitali, quindi dall’essere attivi online, usare carte di credito, avere un account di posta elettronica e così via. Il personal branding, in questo senso, si traduce in una gestione strategica della propria visibilità, cercando di “far vedere” le proprie qualità e competenze agli altri.
- Eigencapital e reputazione: L’eigencapital, in una delle sue forme, si traduce in “reputazione”. Per questo la gestione dell’eigencapital e la gestione della reputazione (ovvero il personal branding) sono in realtà la stessa cosa.
- Eigencapital come “lavoro”: L’accumulazione di eigencapital può richiedere tempo, disciplina e spesso denaro, soprattutto per coloro che non sono stati “addestrati” fin dalla nascita a gestire la loro immagine online. Il personal branding, in questo senso, può diventare un vero e proprio “lavoro”, in cui gli individui sono costretti a monitorare costantemente i propri risultati e a intervenire in caso di problemi. L’eigencapital in questo senso è un “lavoro” perchè deve essere prodotto, “accumulato”, e questo, per molti, può richiedere “sforzo”, “disciplina” e denaro.
L’affare maussiano o dei servizi gratuiti online
“Non mi interessa cosa faccia Facebook dei miei dati, tanto è gratis e non mi costa nulla“. Quante volte ho sentito rispondere con questa frase all’obiezione che Facebook non era e non è affatto gratis e che lo scambio non è un vantaggio. L’affare maussiano non è uno scambio paritario.
L’affare maussiano, o “Maussian bargain” in inglese, è un concetto chiave che emerge dalle fonti per descrivere una particolare forma di scambio che si verifica nell’economia digitale. Si basa sull’idea del dono e della reciprocità teorizzata da Marcel Mauss, ma con alcune significative differenze e implicazioni nel contesto del capitalismo digitale.
Ecco i punti principali dell’affare maussiano:
- Il dono apparente: Inizialmente, uno scambio nell’economia digitale si presenta spesso come un dono. Un’azienda offre un servizio apparentemente gratuito, come un social network, un motore di ricerca, o un’app. Questo dono crea un senso di obbligazione morale nel destinatario, che si sente in dovere di ricambiare.
- La reciprocità nascosta: A differenza dei doni tradizionali, che possono essere ricambiati con beni materiali, nell’affare maussiano il ricambio è spesso nascosto o implicito. La forma più comune di ricambio è la cessione di dati personali da parte dell’utente. Questi dati, come informazioni demografiche, preferenze, abitudini online, diventano merce per l’azienda.
- La creazione di valore: Spesso, ciò che viene dato in cambio (i dati personali) non aveva materialità prima che la relazione tra utente e azienda fosse iniziata. Il valore dei dati si crea attraverso l’atto stesso di utilizzare il servizio “gratuito”.
- L’asimmetria strutturale: L’affare maussiano non è uno scambio paritario. Le aziende, grazie agli effetti di rete e alla loro posizione dominante, hanno un vantaggio strutturale rispetto ai singoli utenti. Questo significa che la presunta volontarietà dell’accordo è una mistificazione che maschera la relazione asimmetrica tra donatore e ricevente.
- La trasformazione in merci: I dati raccolti nell’affare maussiano vengono poi utilizzati dalle aziende per creare nuovi prodotti e servizi, che a loro volta vengono venduti su nuovi mercati. I dati vengono così mercificati e scambiati, generando profitti per l’azienda.
- Rimodulazione dei termini: Nel tempo, i termini dell’affare maussiano cambiano. Quello che inizia come un flusso di dati fornito liberamente in cambio di un servizio gratuito, con il tempo tende a diventare un servizio a pagamento, in cui i dati vengono raccolti e utilizzati comunque.
L’affare maussiano si può ritrovare in vari esempi dell’economia digitale:
- Social media: Gli utenti forniscono i loro dati, interazioni e contenuti in cambio dell’accesso alla piattaforma. Le piattaforme utilizzano queste informazioni per scopi pubblicitari e di profilazione, creando nuove opportunità di guadagno.
- Motori di ricerca: Gli utenti forniscono i loro dati di ricerca in cambio di risultati pertinenti. Questi dati vengono utilizzati per indirizzare la pubblicità e personalizzare l’esperienza dell’utente, che non sempre è consapevole.
- App e software gratuiti: I software gratuiti spesso chiedono all’utente di accettare termini di servizio che prevedono la raccolta e l’utilizzo dei dati, anche quando gli utenti non sono consapevoli di cedere dati personali.
- Criptovalute e NFT: Gli airdrop di criptovalute o NFT si presentano come doni gratuiti, che portano l’utente a registrarsi ad una piattaforma e a fornire i propri dati.
Le fonti sottolineano anche come l’affare maussiano si trasformi nel tempo:
- Da servizi gratuiti a servizi a pagamento: Molte aziende, una volta acquisita una posizione di quasi monopolio, passano da un modello di servizio gratuito ad uno a pagamento, continuando comunque a raccogliere e monetizzare i dati degli utenti.
- La “truffa” del regalo: Molti servizi digitali iniziano come regali apparentemente benevoli, ma poi si trasformano in opportunità per le aziende di estrarre profitto. Anche attività filantropiche possono nascondere strategie di accumulazione attraverso l’affare maussiano.
L’affare maussiano, quindi, non è uno scambio semplice e trasparente, bensì un meccanismo complesso che plasma le dinamiche del capitalismo digitale. Sottolinea come la raccolta e l’utilizzo dei dati siano diventati elementi centrali per la generazione di valore, con implicazioni significative per la privacy, l’equità e il potere nell’era digitale.
Esfiltrazione della socialità
Altro concetto che deriva dallo scambio tra uso gratuito della piattaforma e sfruttamento dei dati personali generati, c’è il concetto di esfiltrazione della socialità.
L’esfiltrazione della socialità è un concetto chiave per comprendere come le aziende e le piattaforme digitali operano nella società ordinale. Si riferisce al processo attraverso il quale il flusso di interazioni sociali e attività creative viene “prelevato”, incanalato e convertito in qualcosa di tangibile, gestibile e redditizio. Questo processo si basa sulla trasformazione delle relazioni e delle attività umane in dati misurabili e analizzabili, che possono poi essere utilizzati per scopi commerciali o di controllo.
Ecco alcuni punti chiave relativi all’esfiltrazione della socialità:
- Dall’energia sociale al profitto: Il flusso di interazioni umane e attività creative è come l’energia del sole, che inonda continuamente la terra. Solo una piccola parte di questo flusso viene catturata in modo da essere misurabile formalmente come attività economica e trasformata in qualcosa di finanziariamente redditizio. L’obiettivo delle aziende e delle piattaforme è quello di catturare una porzione sempre maggiore di questa energia sociale e trasformarla in profitto.
- Il ruolo della tecnologia: La tecnologia, in particolare le piattaforme digitali e i social media, svolge un ruolo cruciale in questo processo. La scalabilità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione consente di espandere rapidamente la loro portata senza aumentare significativamente i costi, permettendo alle aziende di catturare e controllare le attività di un gran numero di persone in breve tempo.
- La “promessa” della tecnologia: Le piattaforme digitali riescono a esfiltrare la socialità perché offrono convenienza, divertimento e un senso di appartenenza. Le persone partecipano volentieri, spesso con entusiasmo, nella speranza di opportunità, per comodità o per socialità. Allo stesso tempo, le piattaforme sono progettate per far sì che le persone si sentano ignoranti o impotenti di fronte al loro funzionamento interno e alle conseguenze delle loro attività.
- Il paradosso dell’impegno: Le aziende e le piattaforme cercano di favorire l’”impegno” degli utenti, che si traduce in reciprocità, risposta, tagging, caricamento di contenuti e viralità. Tuttavia, queste tattiche possono facilmente ritorcersi contro, con adattamenti imprevisti, manipolazione del sistema, voyeurismo e contenuti sovversivi.
- Dalla reciprocità al controllo: La raccolta dati e l’esfiltrazione della socialità sono alimentati dalla reciprocità degli utenti, ma si trasformano rapidamente in una forma di controllo e di classificazione. Una volta che gli utenti entrano nell’ecosistema digitale, le aziende hanno il controllo sui loro dati e sulla loro “posizione” nello spazio di classificazione.
- La “monetizzazione” della socialità: Il problema principale per le aziende che si occupano di piattaforme è come “monetizzare” ciò che gli utenti fanno, dicono o creano nei loro siti. Le aziende cercano di trarre vantaggio dalle tracce digitali che gli utenti lasciano in file di log e altri registri di attività, creando attivamente tracce da analizzare.
- Il dono come strumento di esfiltrazione: La logica del dono è una delle chiavi per l’esfiltrazione della socialità. Le piattaforme offrono servizi gratuiti, incoraggiando gli utenti a partecipare e a condividere i propri dati, che poi vengono utilizzati per fini commerciali.
- Dal flusso di dati all’azione: Le aziende devono essere in grado di usare i dati raccolti in modo efficace, senza generare allarmi. Le informazioni raccolte sono difficili da archiviare, gestire, integrare e analizzare. Inoltre, le aziende devono essere in grado di tradurre i dati in azioni che abbiano un impatto sul comportamento degli utenti e sulle loro scelte di consumo.
- La logica del “framing” e dell’”overflowing”: L’esfiltrazione della socialità è un processo continuo e dinamico. Le aziende cercano di “inquadrare” le attività degli utenti all’interno di determinate categorie e parametri, ma la socialità tende costantemente a “traboccare” da questi confini. Questo richiede un continuo lavoro di “inquadramento” e “ri-inquadramento” per mantenere il controllo sui flussi di dati.
In sintesi, l’esfiltrazione della socialità è un processo complesso che trasforma le interazioni umane in dati, che poi vengono utilizzati per scopi commerciali e di controllo. Questo processo è alimentato dalla logica del dono, dalla scalabilità delle tecnologie digitali e dal desiderio di convenienza e divertimento degli utenti. La comprensione di questo processo è fondamentale per orientarsi nella società ordinale e per valutare le implicazioni etiche e sociali della raccolta e dell’utilizzo dei dati digitali.
Il fenomeno descritto ha delle conseguenze sulle relazioni che si generano online, come per il concetto che segue.
Il misconoscimento nei social network
L’intreccio di dati personali, socialità, interessi economici crea il terreno per il fenomento del misconoscimento nei social network, con forme diverse spiegate a seguire.
Il “misconoscimento” nei social network si riferisce a una distorsione o incomprensione del significato, del valore o dell’identità di un individuo o di un’interazione, a causa delle dinamiche specifiche di queste piattaforme. Questo fenomeno è strettamente legato all’esfiltrazione della socialità, dove le interazioni sociali sono trasformate in dati, spesso semplificando o fraintendendo la realtà.
Ecco alcuni aspetti chiave del “misconoscimento” nei social network:
- Distorsione dell’identità: Gli utenti spesso presentano una versione idealizzata di sé, portando a una misinterpretazione da parte degli altri.
- Semplificazione delle interazioni: Le interazioni brevi e superficiali possono portare a una misinterpretazione del tono, dell’intenzione e del contesto di un messaggio. Le interazioni sono trasformate in dati che possono essere analizzati.
- Incomprensione delle motivazioni: Le piattaforme cercano di favorire l’impegno attraverso meccanismi di gamification, portando a una misinterpretazione delle motivazioni degli individui come semplici “consumatori” di dati. Il “dono” di dati è spesso frainteso come un atto volontario, quando fa parte di un processo di esfiltrazione della socialità che avvantaggia le aziende.
- Standardizzazione e categorizzazione: Gli algoritmi tendono a categorizzare gli utenti, creando “profili” spesso semplificati e stereotipati, portando a una misinterpretazione delle caratteristiche individuali. La raccolta dati è alla base di un sistema di classificazione che ordina gli individui.
- Effetto “camera dell’eco”: Gli algoritmi di raccomandazione creano “camere dell’eco” dove le opinioni diverse sono escluse, portando a una misinterpretazione della realtà e alla polarizzazione.
- Misconoscimento nel contesto dei “like”: Il pulsante “Mi piace” di Facebook si è trasformato in un meccanismo di raccolta dati che registra le reazioni emotive e il livello di coinvolgimento dell’utente.
- Il problema della “performance” di sé: Gli utenti “modellano” il loro comportamento e le interazioni online in funzione del punteggio o dell’eigencapital, piuttosto che in base ai propri valori.
- “misconoscimento” e “diritto all’oblio”: Il diritto a far rimuovere online informazioni che danneggiano la reputazione è ostacolato dalle piattaforme, che invocano la libertà di espressione [vedi conversazione precedente]. Le informazioni digitali possono essere decontestualizzate, distorte o manipolate.
Guardarsi guardati
Che effetto genera il sapere di essere sorvegliati e analizzati?
Il concetto di “guardarsi guardati” descrive una dinamica in cui gli individui non sono solo soggetti alla sorveglianza, ma partecipano attivamente a essa, diventando sia osservatori che osservati. Questa dinamica è centrale nella società digitale contemporanea e si manifesta in vari modi:
- Sorveglianza come pratica sociale: La sorveglianza non è più appannaggio esclusivo di istituzioni come lo stato o le aziende, ma è diventata una pratica sociale interiorizzata. Le persone sono consapevoli di essere costantemente monitorate e adattano i loro comportamenti di conseguenza.
- Partecipazione attiva alla sorveglianza: Gli individui non sono solo soggetti passivi della sorveglianza, ma vi partecipano attivamente, condividendo informazioni e monitorando le attività altrui, soprattutto attraverso i social media. Questa partecipazione attiva rende la sorveglianza più pervasiva e meno percepita come un’imposizione esterna.
- Autosorveglianza e gestione dell’identità: Nella società digitale, la visibilità è diventata una forma di potere. Le persone cercano di gestire la loro immagine pubblica online, selezionando le informazioni da condividere e modellando la loro presentazione di sé.
- Il “doppio gioco” delle piattaforme: Le piattaforme digitali, come i social network, sono allo stesso tempo strumenti di comunicazione e sistemi di sorveglianza. Gli utenti partecipano attivamente a queste piattaforme, spesso senza rendersi pienamente conto delle dinamiche di potere che vi si celano dietro. Il “dono” di dati è spesso frainteso come un atto volontario, quando invece fa parte di un processo di esfiltrazione della socialità che avvantaggia le aziende.
- Il panoptismo digitale: La dinamica “guardarsi guardati” può essere interpretata come una forma di panoptismo digitale, dove gli individui si comportano come se fossero costantemente sotto osservazione, anche quando non lo sono. Questo può portare all’autocensura e all’adesione a norme sociali interiorizzate.
- La perdita di privacy e l’anonimato: Il passaggio da una “libertà interstiziale”, in cui le informazioni erano scarse, a un’epoca di facile identificabilità ha portato alla perdita di libertà e dei piaceri dell’anonimato.
- Impatto sulla percezione di sé e degli altri: L’esposizione e la possibilità di essere riconosciuti hanno un impatto significativo sull’identità individuale. Le categorie di gruppo e le loro intersezioni si moltiplicano e si ci aspetta che gli individui si posizionino all’interno di categorie sociali riconosciute . L’esposizione pubblica può portare a una “misrecognition” o un fraintendimento delle identità individuali e delle interazioni sociali.
- La sorveglianza invisibile: Molte forme di sorveglianza sono invisibili e pervadono l’ambiente fisico, come ad esempio i sistemi di riconoscimento facciale e vocale. Questi strumenti operano in modo discreto, spesso senza che le persone se ne rendano conto, rendendo la sorveglianza sempre più onnipresente e difficile da evitare.
Implicazioni del “guardarsi guardati”:
- Erosione della privacy: La partecipazione attiva alla sorveglianza e la condivisione di dati personali online portano a una significativa erosione della privacy. Le informazioni personali sono sempre più esposte e accessibili a terzi.
- Controllo sociale: La sorveglianza è diventata un potente meccanismo di controllo sociale. Aziende e istituzioni possono monitorare i comportamenti degli individui e influenzarli attraverso strategie di marketing e manipolazione. Questo controllo può essere applicato anche al di fuori del contesto digitale, attraverso l’uso di dati raccolti online per influenzare le decisioni nel mondo reale.
- Omologazione e perdita di individualità: La pressione sociale per conformarsi alle norme della società digitale può portare all’omologazione e alla perdita di individualità, poiché le persone tendono a presentare identità digitali spesso distorte rispetto al loro vero sé.
Pagamenti informativi
A proposito di dati, ogni volta che compri qualcosa con una valuta digitale generi dei metadati che hanno un valore per chi li raccoglie (carte di credito e non solo) e chi li acquista.
I pagamenti informativi sono un concetto chiave che emerge dalle fonti, descrivendo come i dati generati dalle transazioni finanziarie siano diventati una risorsa di valore a sé stante, al di là del semplice scambio di beni o servizi. Questo fenomeno è legato alla crescente digitalizzazione delle transazioni e alla capacità di elaborare e analizzare grandi quantità di dati in tempo reale.
Ecco i punti principali relativi ai pagamenti informativi:
- Dati come sottoprodotto delle transazioni: Prima dell’avvento dei computer, i pagamenti (tramite contanti, assegni o carte di pagamento) generavano record, ma questi non erano considerati “dati” da analizzare per ottenere informazioni specifiche. Le aziende come American Express hanno iniziato a digitalizzare le ricevute dei clienti negli anni ’80, scoprendo che “il loro prodotto era l’informazione”.
- Granularità e velocità dei dati: La digitalizzazione ha liberato i dati dei pagamenti dai vincoli della carta, permettendo di immagazzinarli in database elettronici, interrogarli, analizzarli e compararli con altri record. La velocità con cui questi dati possono essere elaborati e scambiati è diventata cruciale.
- Valore intrinseco dei dati: I dati dei pagamenti hanno acquisito un valore proprio, indipendente dal valore dei beni o servizi scambiati e dai sistemi che li hanno prodotti. Questo valore deriva dalla capacità di ricavare informazioni sulle abitudini di spesa, preferenze e profili degli individui e delle aziende.
- Profilazione e segmentazione: I dati dei pagamenti sono utilizzati per creare profili personali, definire nuovi tipi di popolazioni, e per indirizzare meglio le attività di marketing. Questi dati possono essere combinati con altre informazioni per costruire un quadro dettagliato di un individuo o di un gruppo.
- Mercificazione dei dati: I dati relativi ai pagamenti sono diventati a loro volta beni da comprare e vendere. Questa mercificazione ha dato origine a nuovi mercati e modelli di business.
- Trasformazione della moneta: Il denaro, in questo contesto, diventa sempre più simile all’informazione, ponendo la sua utilità come fonte di informazione al di sopra della sua funzione di semplice mezzo di scambio.
- Esempi di pagamenti informativi: Le carte di credito e debito, i sistemi di pagamento online (come PayPal) e le carte fedeltà sono tutti strumenti che generano pagamenti informativi. Anche i sistemi di pagamento delle grandi piattaforme digitali, talvolta con la loro moneta, rientrano in questa categoria.
- Unbundling: La logica dei pagamenti informativi si lega al concetto di “unbundling”, in cui si separano i diritti associati ad un bene o servizio, dando valore a flussi di dati che prima erano considerati semplici sottoprodotto di uno scambio economico.
- Implicazioni per l’equità: L’accesso ai dati dei pagamenti può diventare un vantaggio competitivo, generando disuguaglianze tra aziende e individui.
- Opportunità di business: L’analisi dei pagamenti informativi ha dato origine a nuove opportunità di business, come il “payment for order flow”, in cui un broker indirizza le transazioni a determinati market maker o exchange in cambio di una commissione.
- Problemi di fiducia: L’uso dei dati dei pagamenti solleva questioni di privacy, trasparenza e controllo. I consumatori potrebbero non essere pienamente consapevoli di come le loro informazioni vengono utilizzate.
- Sorveglianza: Le transazioni non sono più anonime ma vengono etichettate con metadati, abilitando nuove forme di sorveglianza sugli individui e le aziende.
In sintesi, i pagamenti informativi rappresentano una trasformazione radicale del concetto di transazione economica. I dati generati dai pagamenti sono diventati una risorsa di valore, alimentando nuovi modelli di business, ma sollevando anche interrogativi importanti in termini di equità, privacy e controllo. La loro analisi e utilizzo sono diventati elementi centrali per la stratificazione sociale e la creazione di nuove forme di potere nell’era digitale.
La disposizione alla ricerca
Sono sicuro che non ti eri mai imbattuto prima in questo concetto.
La “searching disposition,” o disposizione alla ricerca, è un concetto chiave per comprendere come le persone si approcciano all’informazione e alla conoscenza nella società contemporanea, caratterizzata dalla pervasività della tecnologia digitale e dai motori di ricerca. Questo concetto si riferisce a una tendenza attiva e costante all’esplorazione della rete di informazioni, spinti dal desiderio di trovare risposte a domande specifiche.
Ecco alcuni punti chiave per comprendere meglio la “searching disposition”:
- Ricerca come responsabilità individuale: La “searching disposition” si basa sull’idea che sia responsabilità dell’individuo cercare le informazioni necessarie e formarsi un’opinione. In questo senso, la capacità di cercare e trovare informazioni è vista come una competenza fondamentale per la partecipazione civica e professionale.
- Sfiducia verso l’autorità degli esperti: Questa disposizione implica una crescente sfiducia verso l’autorità degli esperti nel dispensare risposte. Le persone preferiscono cercare autonomamente le informazioni e valutare le prove, anziché affidarsi ciecamente alle opinioni degli specialisti. Questo non significa necessariamente rifiutare la competenza degli esperti, ma piuttosto voler controllare e valutare le informazioni che essi forniscono.
- Personalizzazione e rilevanza: La “searching disposition” è alimentata dalla possibilità di personalizzare la ricerca, ottenendo risultati pertinenti ai propri interessi e preferenze. I motori di ricerca, in particolare, si sono evoluti per offrire risultati sempre più mirati, basati sulla storia di ricerca dell’utente e sulle sue caratteristiche.
- Connessione e collaborazione: La “searching disposition” non è solo la ricerca individuale di risposte, ma anche la tendenza a connettersi e collaborare attraverso una rete di conoscenza senza restrizioni. L’obiettivo non è solo trovare la prima cosa che conferma i propri pregiudizi, ma anche esplorare un vasto e diversificato insieme di risorse informative, collegandosi con persone ed idee in campi di ricerca diversi.
- Due facce della medaglia: La “searching disposition” ha aspetti sia positivi che negativi. Da un lato, potenzia l’autonomia e la capacità critica dell’individuo, permettendogli di accedere a un vasto repertorio di informazioni e di formarsi opinioni più informate. Dall’altro lato, però, può portare a polarizzazione, disinformazione e rafforzamento di pregiudizi esistenti. La personalizzazione e la logica degli algoritmi possono intrappolare le persone all’interno di “echo chambers”, dove vengono esposte solo a informazioni che confermano le loro opinioni.
- Implicazioni politiche: La “searching disposition” può influenzare le dinamiche politiche, poiché le persone formano le loro opinioni e decisioni attraverso la ricerca online. L’abilità di distinguere tra fonti affidabili e inaffidabili diventa quindi cruciale per la partecipazione democratica. Inoltre, la polarizzazione politica può essere esacerbata da algoritmi che presentano risultati che sono rilevanti per l’utente, ma che possono creare delle “bolle informative”.
- Rapporto con l’eigencapital: La “searching disposition” è anche strettamente legata all’accumulo di “eigencapital”, ovvero la rappresentazione digitale della propria totalità di interazioni. Ogni ricerca online, ogni click, ogni interazione digitale lascia tracce che vengono raccolte e analizzate, contribuendo alla formazione dell’eigencapital. La “searching disposition” è quindi uno dei modi in cui le persone formano la loro identità e il loro valore nella società ordinale.
In sintesi, la “searching disposition” è una forma di comportamento e una disposizione culturale che plasma il modo in cui le persone navigano l’informazione e la conoscenza nell’era digitale. Questo concetto, tuttavia, è anche legato al funzionamento degli algoritmi e delle aziende che li gestiscono. La “searching disposition” è un’abilità che va coltivata in modo critico, evitando le trappole della polarizzazione e della disinformazione, e utilizzata per potenziare l’autonomia e la partecipazione attiva nella società.
Come affrontare la società ordinale
Di fronte allo scenario appena disegnato, cosa possiamo fare noi individui? Molto.
- Comprendere la logica ordinale: È fondamentale riconoscere che la società ordinale non è solo un sistema di misurazione e classificazione, ma anche un modo di organizzare e controllare la vita sociale ed economica. La logica ordinale si basa sull’idea di coordinamento attraverso il ranking e l’abbinamento, derivati dalla misurazione oggettiva del comportamento. Questo sistema tende a premiare i comportamenti che si conformano alle aspettative definite dalle organizzazioni e dal mercato, e a penalizzare quelli che si discostano.
- Sviluppare una consapevolezza critica: È importante non dare per scontate le classificazioni e i ranking che ci vengono presentati. Questi sistemi, apparentemente oggettivi, sono in realtà il prodotto di scelte sociali e politiche, e possono perpetuare disuguaglianze esistenti. È necessario interrogare le categorie e i criteri utilizzati per classificarci, e comprendere come essi influenzano le nostre opportunità e il nostro senso di valore personale.
- Proteggere la propria privacy: Nella società ordinale, la privacy è sempre più minacciata dalla crescente raccolta e analisi dei dati personali. È importante adottare pratiche per limitare la propria esposizione online, come l’uso di strumenti di privacy, la limitazione della condivisione di informazioni personali e la consapevolezza delle politiche di raccolta dati delle aziende. Le persone devono imparare ad autogestire la propria visibilità.
- Coltivare una “searching disposition” critica: La società ordinale incoraggia l’idea che sia responsabilità individuale cercare e valutare le informazioni. Tuttavia, questa “searching disposition” va coltivata in modo critico, evitando le trappole degli echo chamber e della disinformazione. È importante diversificare le proprie fonti di informazione, e non affidarsi unicamente a motori di ricerca personalizzati.
- Riconoscere l’importanza dell’eigencapital: L’eigencapital, la rappresentazione digitale della nostra totalità di interazioni, sta diventando sempre più importante nella società ordinale. È utile capire come l’eigencapital viene accumulato e utilizzato per influenzare le nostre opportunità, e cercare di gestire consapevolmente la propria impronta digitale.
- Evitare di interiorizzare le logiche del ranking: È importante non interiorizzare le logiche di ranking e competizione che caratterizzano la società ordinale. Il senso di “buon gusto” e la “giusta sensazione” di ciò che funziona o non funziona in determinati contesti sociali possono essere una risorsa di valore.
- Valorizzare l’autenticità: Nella società ordinale, c’è una forte spinta verso l’autenticità, intesa come espressione pubblica di una forma distintiva di sovranità personale. È importante resistere alla pressione di conformarsi a identità predefinite e cercare di esprimere la propria individualità in modo autentico. È importante essere in grado di distinguere tra l’espressione autentica di sé e la performance per ottenere riconoscimenti sociali.
- Resistere alla tentazione di “ottimizzare” se stessi: La società ordinale incoraggia a “ottimizzare” se stessi in base a una serie di metriche digitali. Tuttavia, è importante non cadere nella trappola di ridurre la propria esistenza a una serie di numeri e punteggi. Bisogna valorizzare gli aspetti non misurabili della vita, come le relazioni sociali, la creatività e il benessere emotivo. La qualità della vita non dovrebbe essere ridotta a un esercizio di ottimizzazione digitale.
- Partecipare attivamente alla sfera pubblica: La società ordinale tende ad individualizzare i problemi sociali, rendendo più difficile la solidarietà e l’azione collettiva. È necessario resistere a questa tendenza, partecipando attivamente alla sfera pubblica e lavorando per un sistema più giusto ed equo.
- Sostenere una politica dell’ordinalità: È fondamentale lavorare per una politica che affronti le disuguaglianze generate dalla società ordinale. Questo può significare la regolamentazione degli algoritmi, la protezione dei diritti dei dati, e la promozione di una maggiore consapevolezza critica dei sistemi di classificazione.
- Riconoscere i limiti dei sistemi ordinali: Anche i sistemi più sofisticati di classificazione e ranking hanno dei limiti. I dati utilizzati per addestrare questi sistemi sono spesso parziali, distorti o obsoleti, e gli algoritmi possono riprodurre e amplificare pregiudizi esistenti.
Un approccio pragmatico e concreto.
