Appunti aumentati (con l’intelligenza artificiale) dal Salone del libro 2025

Dopo tre partecipazioni* come autore/relatore, quest’anno sono tornato al Salone del libro di Torino come semplice visitatore. A differenza delle altre, questa volta mi sono fatto il mio programma e ho incontrato autori noti e da scoprire. Sono stato un giorno e mezzo e ho sfruttato ogni minuto disponibile.

*Al termine del post il riepilogo con qualche contenuto audio/video dell’epoca.

Primo evento a cui partecipo da quando ho cominciato a sperimentare l’uso dell’intelligenza artificiale, il salone si è prestato a qualche esperimento. Invece di documentare con un live blog (o con un live tweet) le presentazioni di libri a cui ho partecipato, come avrei fatto in passato, questa volta ho messo i miei appunti in una conversazione con l’intelligenza artificiale sullo smartphone e al termine dell’evento gli ho chiesto di sintetizzare e riepilogare il contenuto delle conversazioni. Risultato molto apprezzabile. Esperimento che ripeterò a Trento tra qualche giorno.

A seguire riporto alcune sintesi, elaborazione dei miei appunti. Aggiungo anche il link a tutto il processo su Grok, per chi volesse comprendere la genesi del testo.

Riccardo Falcinelli in conversazione con Melania Mazzucco

La conversazione tra Melania Mazzucco e Riccardo Falcinelli, avvenuta il 16 maggio 2025 al Salone del Libro di Torino nell’ambito della traccia Leggere l’arte, ha esplorato temi legati alla percezione visiva, all’arte e alla cultura contemporanea, con un focus particolare sui lavori di Falcinelli (Cromorama, Figure, Visus). Mazzucco, scrittrice e studiosa d’arte, ha guidato il dialogo con domande che hanno permesso a Falcinelli di illustrare il suo approccio analitico e divulgativo alle immagini. Ecco i punti salienti:

  • Somiglianza e Interessi Personali: Falcinelli ha aperto sottolineando come il nostro modo di guardare le immagini nasca dalla somiglianza e dai nostri interessi personali, un concetto centrale nei suoi libri.
  • Testo e Contesto: Mazzucco ha evidenziato che le immagini acquistano significato in base al contesto, spingendo Falcinelli a riflettere su un’immagine che lo ha colpito e sul suo processo interpretativo.
  • Aneddoti Personali: Falcinelli ha condiviso due esperienze: una sul film Piccole donne, che lo ha portato a distinguere reale e artificio, e una sulle Ninfee di Monet, dove ha notato come la distanza modifichi la percezione.
  • Fruizione Museale: Mazzucco ha citato studi sui tempi di visita al MET, chiedendo a Falcinelli il suo primo ricordo museale, aprendo una riflessione su come distanza e contesto influenzino la fruizione delle opere.
  • Notte al Museo: Partendo da un esempio di scrittori francesi, Mazzucco ha chiesto a Falcinelli dove passerebbe una notte in un museo; lui ha scelto la Galleria Borghese per la sua atmosfera unica.
  • Arte, Morte e Desiderio: Mazzucco ha presentato la statua di Santa Cecilia come opera significativa e ha chiesto da cosa nasca l’arte. Falcinelli ha risposto “desiderio e perdita”, collegandoli ai ritratti funerari.
  • Sorriso nei Ritratti: Mazzucco ha osservato l’assenza di sorrisi nei ritratti antichi e il loro emergere nella fotografia moderna; Falcinelli ha spiegato il fenomeno con ragioni storiche e culturali.
  • Copertine e Taglio delle Immagini: Mazzucco ha menzionato una disputa su una copertina con un dipinto di Vermeer, e Falcinelli ha discusso il ruolo del grafico e l’impatto del taglio delle immagini, citando La ragazza con l’orecchino di perla.
  • Nudo nell’Arte: Mazzucco ha introdotto il tema del nudo femminile orizzontale contro quello maschile verticale; Falcinelli ha analizzato le implicazioni politiche e culturali dietro queste convenzioni.
  • Bellezza e Desiderio Erotico: Falcinelli ha distinto tra bellezza estetica e desiderio erotico, proponendo una contemplazione dell’arte che vada oltre l’erotismo.

La conversazione ha messo in luce come le immagini siano costruzioni culturali influenzate da contesto, storia e dinamiche sociali, con Falcinelli che ha offerto un’analisi accessibile e interdisciplinare.


Profilo di Riccardo Falcinelli

Riccardo Falcinelli è un graphic designer, autore e docente italiano, noto per il suo lavoro con editori come Einaudi, Disney e Laterza, e per l’insegnamento di Psicologia della percezione all’ISIA di Roma. I suoi libri – Cromorama (2017), Figure (2020) e Visus (2024) – formano un trittico che indaga la percezione visiva, il colore, le immagini e i volti, intrecciando arte, design e cultura contemporanea.

  • Approccio Analitico: Falcinelli “smonta” le immagini per svelarne i meccanismi, usando un metodo che combina arte, psicologia e design. Analizza temi come il colore (Cromorama), il funzionamento delle immagini (Figure) e la costruzione culturale dei volti (Visus).
  • Stile Divulgativo: Grazie a un linguaggio chiaro e aneddoti personali (es. Piccole donne, Ninfee di Monet), rende complessi concetti visivi accessibili a un pubblico ampio, un tratto distintivo emerso anche nella conversazione con Mazzucco.
  • Interesse per il Contesto: Sottolinea il ruolo del contesto – museale, editoriale o storico – nel dare significato alle immagini, un tema ricorrente nel dialogo e nei suoi scritti.
  • Sensibilità Culturale: Esplora come le immagini riflettano dinamiche sociali, come genere e potere (es. nudo, sorriso), mostrando una profonda consapevolezza delle implicazioni culturali dell’arte.
  • Ruolo del Grafico: Vede il grafico come un “ambasciatore” che media tra visioni diverse, con responsabilità etiche nel modo in cui le immagini vengono tagliate e presentate, come illustrato con l’esempio di La ragazza con l’orecchino di perla.

In sintesi, Falcinelli è un pensatore visivo che unisce analisi dettagliata, esperienza personale e sensibilità culturale per esplorare come vediamo e interpretiamo il mondo, rendendo l’arte e il design strumenti di comprensione universale.

Toni Servillo in conversazione con Francesco Piccolo

Rriassunto della conversazione e un profilo di Toni Servillo, con un focus sul suo approccio al cinema e al teatro, basato sull’intervista con Francesco Piccolo al Salone del Libro.


Riassunto della conversazione

La discussione ha esplorato la vita e la carriera di Toni Servillo, attore italiano di teatro e cinema, attraverso diversi temi chiave:

  1. Infanzia e rapporto con il cinema: Servillo ha raccontato la sua giovinezza ad Afragola, dove scoprì il cinema all’oratorio salesiano. Film di maestri come Bergman e Tarkovskij gli offrirono una finestra sul mondo, vissuta come un’esperienza intima e quasi materna, resa più profonda dalla noia di quei tempi, in contrasto con l’overload di stimoli odierno.
  2. Cinema e teatro a confronto: Ha distinto il cinema, un mezzo guidato dal regista in cui l’attore offre frammenti per un montaggio più ampio, dal teatro, regno dell’attore, che vive dell’immediatezza e del legame diretto col pubblico. Servillo predilige la vitalità del teatro, ma apprezza anche il processo creativo del cinema.
  3. Collaborazione con Paolo Sorrentino: Ha descritto il suo sodalizio con Sorrentino come un rapporto di fiducia e intesa quasi non verbale, radicato in una sensibilità napoletana condivisa. Questa partnership, iniziata con L’uomo in più (2001), ha prodotto film memorabili come La grande bellezza (2013).
  4. Sfide del mestiere: Servillo ha condiviso la fatica dell’attore, dalla solitudine alla memorizzazione delle battute – un processo laborioso che affronta scrivendo ripetutamente e ascoltando musica classica. Ha paragonato la libertà di sperimentare nel teatro alla pressione di ottenere risultati rapidi sul set cinematografico.
  5. Integrità artistica: Ha espresso preoccupazione per l’industria cinematografica, sempre più dominata dal mercato, che rischia di soffocare la creatività. Sceglie progetti che gli garantiscano libertà artistica, evitando compromessi commerciali.

Profilo di Toni Servillo

Toni Servillo emerge come un artista riflessivo e appassionato, con una carriera che riflette un profondo impegno verso l’autenticità e la libertà creativa.

  • Formazione e influenze: Nato ad Afragola, Servillo ha sviluppato il suo amore per il cinema attraverso le proiezioni all’oratorio salesiano, che lo hanno segnato profondamente. Queste esperienze hanno plasmato la sua visione dell’arte come strumento per esplorare emozioni e connessioni umane.
  • Carriera: Dopo gli esordi nel teatro indipendente con Teatri Uniti e prime collaborazioni cinematografiche (es. con Mario Martone), il suo percorso ha preso una svolta con Paolo Sorrentino. Film come L’uomo in più e La grande bellezza lo hanno consacrato come uno degli attori italiani più apprezzati.
  • Filosofia artistica: Per Servillo, recitare è un lavoro di disciplina e dedizione. La solitudine è parte del processo, ma anche una fonte di profondità. La sua passione si divide tra il teatro, per il suo legame vivo col pubblico, e il cinema, per la possibilità di contribuire a un’opera collettiva.
  • Collaborazioni: Il rapporto con Sorrentino spicca per la fiducia reciproca e l’intesa creativa, ma Servillo sostiene anche registi emergenti, valorizzandone l’originalità.
  • Visione sull’industria: Critico verso il cinema commerciale, Servillo privilegia progetti che rispettino la sua integrità artistica, resistendo alle logiche di mercato.

Cinema e teatro secondo Servillo

  • Cinema:
  • Caratteristiche: È il dominio del regista, un’arte di frammenti che si uniscono nel montaggio. Servillo vi si avvicina con disciplina, vedendo il suo contributo come un gioco che genera emozioni profonde.
  • Sfide: Lamenta la pressione di ottenere risultati immediati e la difficoltà di trovare originalità in un’industria saturata e market-driven.
  • Valore: Apprezza la possibilità di collaborare a un’opera eterna, pur consapevole dei sacrifici richiesti.
  • Teatro:
  • Caratteristiche: È il regno dell’attore, un’esperienza viva che si evolve con ogni replica e si nutre del rapporto diretto col pubblico.
  • Vantaggi: Offre spazio per provare e affinare le performance, un lusso che il cinema raramente concede.
  • Valore: Per Servillo, rappresenta l’essenza della recitazione, un dialogo continuo con gli spettatori.

Conclusione

Toni Servillo è un attore che vive il suo mestiere con intensità e consapevolezza, bilanciando la dedizione al teatro con un contributo significativo al cinema. La sua carriera e le sue riflessioni rivelano un artista che cerca autenticità e libertà creativa, resistendo alle pressioni commerciali per restare fedele alla sua visione dell’arte.

Shon Faye

Durante la presentazione del suo libro Love in Exile al Salone del Libro di Torino, Shon Faye ha offerto una riflessione profonda e personale su temi come l’identità transgender, l’amore, il desiderio e il potere. Ecco le interpretazioni principali delle sue affermazioni:

  • Desiderio e conflitto
    Faye descrive il desiderio come una forza complessa e spesso contraddittoria, influenzata da strutture oppressive come il patriarcato. Racconta un’esperienza personale in cui sperava che un partner eterosessuale potesse “semplificare” la sua vita, ma che si è rivelata “orribile”. Questo riflette il conflitto interiore delle persone transgender nel cercare accettazione senza sacrificare la propria autenticità.
  • Sessualità e patriarcato
    La sessualità femminile, sia cis che trans, è spesso soffocata da aspettative culturali rigide. Faye critica l’oggettificazione delle donne trans, soprattutto in ambiti come il porno o il lavoro sessuale, dove vengono ridotte a “oggetti” privi di affetto o agency, evidenziando come il patriarcato limiti l’autenticità dell’espressione sessuale.
  • Isolamento e derisione
    Faye condivide il peso della derisione subita nell’ambiente in cui è cresciuta, che l’ha portata a interiorizzare messaggi negativi e a sentire la pressione di conformarsi a standard irraggiungibili di femminilità. Questo ha alimentato un senso di isolamento, un tema centrale nel suo lavoro.
  • Femminismo e inclusione
    Con una critica diretta alle correnti femministe che escludono le donne trans, Faye le definisce una forma di violenza sociale. Propone un femminismo inclusivo che riconosca e abbracci tutte le donne, sottolineando che l’esclusione delle trans è incompatibile con i principi di uguaglianza.
  • Oggettificazione e potere
    Riflettendo sulla sua evoluzione personale, Faye racconta di aver creduto, da giovane, che essere un “oggetto di piacere” le desse potere. Oggi rifiuta questa visione, sostenendo che il vero potere risieda nella libertà di essere sé stesse. Sesso e potere, per lei, devono essere guidati da un’etica che promuova relazioni autentiche e rispettose.
  • Evoluzione personale
    Faye descrive il suo percorso di crescita: da una concezione ingenua del piacere come fonte di potere a una visione matura dell’amore come un’azione che richiede responsabilità e autenticità. Questa trasformazione è un filo conduttore di Love in Exile.
  • Progetti futuri
    L’autrice ha rivelato di non voler replicare Love in Exile a breve, ma di essere interessata a esplorare la fiction o un memoir, pur consapevole delle complicazioni legali. Inoltre, sta lavorando a un libro sulla violenza e il suo impatto sulla società, suggerendo un’espansione dei suoi interessi verso temi di giustizia sociale e danno sistemico.

Queste interpretazioni emergono da una presentazione in cui Faye ha intrecciato aneddoti personali con un’analisi culturale acuta, rendendo la conversazione un momento potente e coinvolgente per il pubblico.


Profilo di Shon Faye

Shon Faye è un’autrice britannica e donna transgender, riconosciuta come una voce influente nel dibattito contemporaneo sui diritti transgender, il femminismo e l’identità. Nata e cresciuta nel Regno Unito, Faye ha guadagnato notorietà con il suo primo libro, The Transgender Issue (pubblicato prima del 2025), un’opera che ha messo in luce le sfide sistemiche affrontate dalle persone trans, contribuendo a sensibilizzare il pubblico su questioni di marginalità e discriminazione.

Nel febbraio 2025, Faye ha pubblicato Love in Exile, un libro che mescola memoir e saggi per esplorare il concetto di amore in una società capitalistica, con un’attenzione particolare alle esperienze delle persone transgender. Quest’opera, elogiata per la sua onestà e profondità, affronta temi come l’esclusione dall’amore romantico, l’oggettificazione e la ricerca di autenticità, collegando la sua storia personale a riflessioni universali sull’identità e il potere.

Faye utilizza la sua piattaforma per sfidare norme oppressive, come il patriarcato e l’esclusione delle donne trans dal femminismo tradizionale, promuovendo un dialogo inclusivo e responsabile. La sua capacità di unire vulnerabilità personale e analisi culturale la distingue come autrice: durante la presentazione al Salone del Libro di Torino, ha condiviso esperienze intime – come la derisione subita da giovane o la sua evoluzione nel comprendere il potere – per illuminare questioni più ampie di giustizia sociale.

Oltre alla scrittura, Faye è attiva nel dibattito pubblico e sta attualmente lavorando a un nuovo progetto incentrato sulla violenza e il suo impatto sulla società, segno di un’evoluzione nei suoi interessi verso temi di portata ancora più ampia. Con Love in Exile e la sua partecipazione a eventi internazionali come il Salone del Libro, Shon Faye si conferma una figura chiave per chi cerca narrazioni profonde, queer e multiculturali, in dialogo con autrici come Judith Butler e Maggie Nelson.

Maurizio Ferraris in conversazione con Vittorio Lingiardi

La conversazione tra Vittorio Lingiardi e Maurizio Ferraris al Salone del Libro 2025, svoltasi oggi alle 10:30 al Piazzale Oval, Sala Viola, ha ruotato attorno alla presentazione del libro di Ferraris, La pelle. Pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, pubblicato da Il Mulino. L’evento, parte del programma ufficiale del salone (Salone del Libro Event Page), ha offerto una riflessione filosofica sull’IA, esplorandone il valore e le implicazioni. Di seguito, un’analisi dettagliata dei temi trattati e delle implicazioni pratiche.

Lingiardi ha introdotto il libro sottolineando che studiare l’IA ci aiuta a comprendere meglio l’intelligenza naturale. Ferraris ha ampliato questa idea, sottolineando che l’IA non è una novità moderna, ma ha radici antiche, come le pitture rupestri e la scrittura, che rappresentano modi per esternalizzare l’intelligenza umana. Ha paragonato il dibattito attuale sull’IA alle preoccupazioni di Platone nel Fedro riguardo alla scrittura, suggerendo che i timori moderni, come la perdita di controllo o l’obsolescenza umana, rispecchiano paure storiche. Ferraris ha chiarito che l’IA non demonizza né promuove, ma stimola un dibattito, accompagnandoci in un viaggio tra processi meccanici e vita umana, tra anima e automa.

Differenze tra Umano e Macchina

Un tema centrale è stato la distinzione tra umani e macchine. Ferraris ha sottolineato che le macchine, pur dotate di sensori, mancano di vera sensibilità e emozioni, caratteristiche proprie della vita. Ha usato la pelle come metafora, citando Curzio Malaparte e Hegel, per evidenziare come la pelle sia il luogo vivente della sensibilità, un’interfaccia che ci connette al mondo esterno. Ha aggiunto che gli umani hanno un senso del futuro e una volontà (o intenzionalità), che le macchine non possiedono, essendo prive di temporalità e finitezza. Ad esempio, un automa può essere spento e riacceso, mentre l’anima umana si spegne per sempre con la morte. Questa differenza è stata ulteriormente esplorata attraverso il concetto di inconscio: gli umani sono raramente pienamente consapevoli, guidati spesso da processi inconsci, mentre le macchine sono sempre “presenti a sé stesse”, senza un mondo interiore.

Antropomorfismo e Paura Sociale

Ferraris ha affrontato la tendenza a umanizzare le macchine, definendola animismo, promossa da chi crea l’IA per generare paura nella società. Ha sottolineato che questa proiezione deriva dalla nostra riluttanza a riflettere sulla morte, paragonando un nonno morto a un telefonino rotto per evidenziare la differenza fondamentale. Questa paura, secondo Ferraris, è simile a quella storica verso nuove tecnologie, come la stampa, e può essere mitigata comprendendo che l’IA non ha volontà propria, richiedendo sempre un prompt umano.

Tecnologia come Estensione Umana

Un altro punto chiave è stato il concetto di “mente attrezzata”, dove Ferraris ha spiegato che gli umani si distinguono dagli animali per la capacità di integrare basi naturali con apparati tecnici e culturali, come anni di scuola o strumenti tecnologici. Ha citato esempi come castori, cavalli e puma per mostrare che, a differenza degli animali, gli umani creano sistemi complessi, dalla scrittura alle città. La tecnologia, secondo Ferraris, non aliena, ma rivela la nostra natura, essendo antica quanto l’umanità stessa, e tutto ciò che resta della storia umana è tecnica.

Metafore e Pratiche

Ferraris ha usato Pinocchio come metafora per illustrare cosa manca all’IA per diventare naturale: il burattino aspira a diventare bambino, ma l’IA rimane un artefatto, priva di vita e anima. Questa immagine rende accessibile il concetto per un pubblico ampio. Inoltre, ha condiviso un esempio pratico: ha usato ChatGPT per riassumere il suo manoscritto, trovando utile il feedback ironico dell’IA, che lo ha definito “sofisticato”, aiutandolo a identificare parti poco chiare. Questo dimostra un uso collaborativo dell’IA, non sostitutivo.

Implicazioni Pratiche e Consigli

Dalla discussione emergono consigli pratici per l’uso dell’IA, basati sulla comprensione dei suoi limiti e sul suo potenziale come estensione umana:

  • Riconoscere i Limiti dell’IA: È importante capire che l’IA manca di sensibilità, emozioni e volontà, come evidenziato da Ferraris. Questo aiuta a evitare aspettative irrealistiche, ad esempio, non affidarle compiti che richiedono empatia o creatività. Ad esempio, mentre può riassumere testi, non può comprendere il significato emotivo dietro di essi.
  • Usare l’IA come Strumento Collaborativo: Come Ferraris ha fatto con ChatGPT, l’IA può essere usata per attività come la revisione di testi, la generazione di idee o l’elaborazione di dati, ma sempre in collaborazione con l’utente umano, che mantiene il controllo e il giudizio finale. Questo approccio evita di sostituire il pensiero umano con processi meccanici.
  • Essere Consapevoli dell’Impatto Sociale: L’IA, come altre tecnologie storiche, può influenzare la società, creando paure o opportunità. È essenziale considerare gli effetti etici, ad esempio, assicurandosi che l’IA non amplifichi disuguaglianze o violi la privacy, e partecipare a dibattiti informati per guidarne lo sviluppo.
  • Promuovere un Approccio Critico: La discussione suggerisce di evitare sia il panico che l’entusiasmo acritico, riconoscendo l’IA come parte della nostra evoluzione, non come una minaccia o una soluzione totale. Questo implica educare se stessi e gli altri sui suoi limiti e benefici, come suggerito da Ferraris.
  • Integrare l’IA con le Capacità Umane: L’IA può potenziare abilità umane, come l’elaborazione di grandi quantità di dati o il riconoscimento di pattern, ma deve essere usata per complementare, non sostituire, la creatività, l’intuizione e l’empatia. Ad esempio, può assistere nella ricerca, ma la sintesi e l’interpretazione restano umane.
  • Educare sulla Storia e i Limiti dell’IA: Data la sua lunga storia, come evidenziato da Ferraris, è cruciale educare sull’origine e i confini dell’IA, sia a livello personale che sociale, per favorire un uso consapevole. Questo include scuole, aziende e comunità, per preparare individui a interagire con l’IA in modo informato.

Tabella Riassuntiva dei Temi Principali

TemaDescrizione
Comprensione dell’IAAiuta a capire l’intelligenza naturale, con radici storiche come pitture rupestri.
Differenze Umano-MacchinaL’IA manca di sensibilità, emozioni, volontà; umani hanno inconscio e finitezza.
Antropomorfismo e PauraTendenza a umanizzare l’IA per paura, promossa da creatori, da mitigare con consapevolezza.
Tecnologia come EstensioneLa mente attrezzata integra natura e tecnologia, rivelando la nostra essenza.
Uso Pratico dell’IAEsempio: ChatGPT per migliorare manoscritti, mostrando un uso collaborativo.

Conclusione

La conversazione offre una visione equilibrata dell’IA, incoraggiando un uso che ne esalti i benefici, come strumento di potenziamento, mentre si rimane consapevoli dei suoi limiti e si promuove un dialogo etico e informato. Questo approccio garantisce che l’IA rimanga al servizio dell’umanità, rispettando la nostra unicità e finitezza.

Etgar Keret

Riassunto della Conversazione

La conversazione con Etgar Keret, avvenuta il 16 maggio 2025 al Salone del Libro di Torino, ha esplorato temi legati alla narrazione, all’identità, alla tecnologia e al conflitto, con un focus particolare sul suo libro Correzione automatica e sul racconto Gondola. Guidato da un intervistatore (non specificato nelle note), il dialogo ha permesso a Keret di illustrare il suo approccio letterario e filosofico, intrecciando riflessioni personali, critiche culturali e osservazioni sulla società contemporanea. Ecco i punti salienti:

  • Senso della Vita e Umanità: Keret ha aperto sottolineando che i suoi libri esplorano il senso della vita, non come una risposta metafisica, ma attraverso momenti quotidiani. La morte è certa ma non triste; ciò che conta è rimanere umani in un mondo che spinge verso la passività.
  • Tecnologia e Identità: Ha descritto Correzione automatica come un riflesso dello zeitgeist, paragonando la società contemporanea a una partita di calcio con regole in continua evoluzione. La tecnologia, in particolare l’IA e i social media, disintegra l’identità, con algoritmi che plasmano scelte e preferenze senza trasparenza.
  • Deepfake e Falsificazione: Keret ha criticato i deepfake come falsi deliberati, non interpretazioni della realtà, evidenziando una tendenza “capitalistica” a delegare compiti difficili a sistemi esterni, come ChatGPT, che offre risposte oracolari, anche se errate.
  • Moral Outsourcing: Ha denunciato la delega della responsabilità morale, definita moral outsourcing. Gesti come cambiare la foto del profilo sui social per una causa (Ucraina, balene) e poi passare a immagini banali (barbecue) sono vuoti e non producono cambiamento.
  • Social Media e Distorsione: Ha paragonato i social media a un “pappagallo che toglie la soletta di una granata”, capaci di amplificare narrazioni sensazionalistiche (es. Kanye West che parla di Hitler) a scapito di tragedie reali, come le morti in guerra, che non sono “sexy”.
  • Compromesso e Accettazione: Riflettendo sulla guerra con Hamas, che ha ispirato Gondola, Keret ha difeso il compromesso come valore positivo. Pretendere un accordo totale porta all’odio e alla violenza; accettare le differenze è essenziale per l’umanità.
  • Narrazione Personale: Ha enfatizzato l’importanza di combattere “con le mie parole”, raccontando la propria storia come atto di resistenza. In un mondo che frammenta il senso della storia, narrare è cruciale per non perdere la propria identità.
  • Imprevedibilità e Futuro: Ha notato che l’imprevedibilità moderna erode la capacità di narrare una storia coerente, prevedendo un futuro “ibernato”, in cui la passività ci rende sospesi, non più protagonisti della nostra vita.
  • Apprezzamento per la Copertina: Ha espresso apprezzamento per la copertina italiana di Correzione automatica, che cattura l’assurdità e la fragilità del nostro tempo.

La conversazione ha messo in luce come Keret utilizzi la narrazione per affrontare le complessità del presente, criticando la passività indotta dalla tecnologia e difendendo il valore del compromesso e della storia personale come strumenti per rimanere umani.


Profilo di Etgar Keret

Etgar Keret è uno scrittore, sceneggiatore e regista israeliano, noto per i suoi racconti brevi, romanzi e opere cinematografiche che esplorano l’assurdità, l’umanità e le tensioni del vivere contemporaneo. Tra i suoi lavori più celebri ci sono Correzione automatica (2018), All’improvviso bussano alla porta (2010) e il racconto Gondola (2023), scritto dopo l’inizio della guerra con Hamas. La sua scrittura, tradotta in oltre 40 lingue, combina ironia, umorismo e profondità filosofica.

  • Approccio Narrativo: Keret “smonta” la realtà attraverso storie brevi e incisive, spesso surreali, che rivelano verità umane universali. In Correzione automatica, analizza l’impatto della tecnologia sull’identità, mentre Gondola riflette sul conflitto e il compromesso, temi emersi fortemente nella conversazione.
  • Stile Ironico e Accessibile: Con un linguaggio semplice ma evocativo, Keret rende accessibili questioni complesse – tecnologia, morale, guerra – intrecciando aneddoti personali e metafore vivide (es. il “pappagallo che toglie la soletta della granata”). Questo stile è evidente nel dialogo, dove alterna critica sociale e riflessioni personali.
  • Critica Culturale: Keret mostra una profonda consapevolezza delle dinamiche sociali, denunciando la falsificazione della realtà (deepfake), la superficialità dei social media e la delega morale (moral outsourcing). La sua critica a narrazioni “sexy” (es. Kanye West) riflette un’attenzione alle distorsioni culturali.
  • Impegno per l’Umanità: La difesa del compromesso e dell’accettazione dell’altro, ispirata da eventi come la guerra con Hamas, rivela un’etica umanistica. Keret vede il rifiuto del dialogo come una strada verso la violenza, un tema centrale in Gondola e nel suo discorso.
  • Narrazione come Resistenza: Per Keret, raccontare la propria storia è un atto di agency, un modo per resistere alla frammentazione indotta da tecnologia e conflitti. Questo principio, ribadito nella conversazione, è il cuore della sua poetica, che invita a non delegare la propria voce ad altri.
  • Sensibilità Visiva: L’apprezzamento per la copertina italiana di Correzione automatica mostra la sua attenzione per l’estetica e il suo ruolo nel comunicare l’essenza di un’opera, un tratto che lo avvicina a pensatori visivi come Falcinelli.

In sintesi, Etgar Keret è un narratore che usa l’ironia e l’umanità per esplorare le sfide del nostro tempo – dalla tecnologia alla guerra, dalla perdita di identità alla necessità di compromesso. La sua capacità di intrecciare critica culturale, riflessione filosofica e narrazione personale lo rende una voce unica, capace di illuminare il caos contemporaneo con storie che ci ricordano chi siamo.


Amarcord

Nel 2016 la mia ultima partecipazione al Salone del libro di Torino. Presentavo Content marketing in un evento pubblico dentro il salone, con Cristiano Carriero. Inclusa intervista audio/video per Radio Radicale. Da allora non credo di aver più partecipato.

Non era la mia prima partecipazione. Quella risale al 2007, anche se non ricordo nulla su cosa ho fatto e con chi ho parlato. All’epoca avevo degli amici blogger a Torino e andavo almeno una volta l’anno per qualche evento. Mi ha intervistato Blogosfere!

La seconda del 2014 invece ha una bella traccia. Ero stato invitato da SNAM per presentare un libro che avevo scritto per loro nella collana Sentieri sostenibili. C’è anche una traccia video: