Otto anni fa, nel 2017, ho intrapreso un viaggio di riflessione e autoanalisi, scrivendo il mio primo Integrity Report, ispirato dall’idea di James Clear. In quel documento, ho cercato di definire i miei valori fondamentali, osservando come si riflettessero nella mia vita quotidiana e su come potessi alzare l’asticella per allineare sempre più le mie azioni ai miei principi. Nel 2024, ho rivisitato quel percorso, rispondendo alle stesse domande e osservando come il tempo, le esperienze e le scelte abbiano plasmato il mio modo di vivere e pensare. Oggi, nel 2025, torno a questo esercizio con una prospettiva ancora più ampia e profonda, non solo per rispondere alle domande originarie, ma anche per esplorare nuove dimensioni della mia crescita personale, delle mie relazioni e del mio contributo al mondo.
Questo Integrity Report non è solo un resoconto del passato, ma un ponte tra chi ero, chi sono e chi voglio diventare. I miei valori chiave – crescita personale, curiosità, minimalismo, salute e autonomia – restano il cuore pulsante di questa riflessione, ma il tempo mi ha insegnato che l’integrità non è un traguardo statico, bensì un processo dinamico. Le domande che mi ponevo nel 2017 erano un punto di partenza, ma oggi sento il bisogno di andare oltre, di scavare più a fondo in temi come autenticità, gestione delle emozioni, accettazione e senso di scopo. Per questo, oltre a rispondere alle domande originarie, ho aggiunto nuove aree di indagine che riflettono la mia evoluzione e le sfide che ho affrontato negli ultimi anni.
Scrivere questo report è un atto di onestà verso me stesso, un modo per celebrare i progressi, riconoscere i limiti e tracciare una rotta per il futuro. È anche un promemoria che l’integrità non si misura solo nei grandi gesti, ma nei piccoli passi quotidiani, nelle scelte silenziose e nei momenti in cui decidiamo di essere fedeli a noi stessi, anche quando il mondo sembra andare in un’altra direzione. Con questo spirito, mi accingo a rispondere alle domande che mi hanno accompagnato in questi anni e a quelle nuove che emergono dal mio presente, con la consapevolezza che ogni risposta è un tassello di un mosaico in continua costruzione.

Ho provveduto ad aggiornare e a espandere le domande, rispetto alla versione precedente, per renderle più in linea con il mio percorso attuale.
Crescita personale
- Quali apprendimenti o consapevolezze significative ho integrato nella mia vita?
Ho rafforzato la consapevolezza dell’impermanenza. Non siamo eterni, con la conseguenza che le esperienze importanti e i propri obiettivi vanno vissuti e perseguiti senza attendere, anche a costo di sembrare apocalittico rispetto alla propria, alla mia esistenza. Non viaggio come se non ci fosse un domani perché vedo il termine all’orizzonte, ma perché il termine esiste anche se non lo vedo e non si vede. Perché attendere quando puoi fare quello che desideri oggi?
Ho capito, ancor di più, che l’autoconsapevolezza è uno dei pilastri della mia vita e che è un bene che ho conquistato e limato negli anni, con dolore e con fatica, ma che mi permette oggi di vedere la realtà senza veli. Un elemento chiave del mio benessere mentale, prima che fisico. Noto che molti tra quelli che mi circondano mancano proprio di autoconsapevolezza rispetto ai propri desideri.
Ho consolidato l’idea che la solitudine non esiste. Esiste lo stare soli, cosa ben diversa e per niente disdicevole, e lo stare in compagnia. Ho capito che sto bene da solo e che i compagni di viaggio si incrociano sul percorso. Alcuni vanno e altri vengono. Il benessere è un bilanciamento tra lo stare soli e la compagnia sociale. L’idea è un equilibrio tra i due, con la componente sociale da limitare. Esiste invece il sano egoismo e ne sono un paladino. Ho trovato sul mio cammino esempi esattamente opposti che mi hanno aiutato a capire, paradossalmente, che ero sulla strada giusta. Si impara anche dagli esempi negativi, una volta che hai gli strumenti di autoconsapevolezza per conoscere te stesso e i tuoi valori chiave.
Ho capito, ancor di più, che i limiti dell’esistenza e dell’esperienza sono più mentali che fisici e che il più delle volte ciò che è più prezioso, tempo ed energia (indirettamente salute), viene scambiato con beni meno importanti, il denaro. Lo scambio è indispensabile per vivere nella realtà contemporanea, ma il compromesso che è accettato dai più è diverso da quello giusto per me. Me ne sono reso conto e in questi anni ho allineato i miei desideri alle mie azioni.
Il mio nutrimento viene dall’esperienza, dalla sperimentazione, dalla conoscenza, dall’azione. Non è l’anno in cui ho letto di più e va bene così, perché, come mi ha insegnato Matteo Bortolotti tempo indietro, la lettura è importante quanto la scrittura. In questo senso gli editori di libri e la pressione sociale sul leggere sono l’equivalente della produzione televisiva e della tv di qualità: un modo di vivere e di considerare la cultura in modo passivo. La scrittura, attraverso l’analisi e la rielaborazione, è lo strumento per rispondere alle idee e ai pensieri altrui, facendoli nostri. Leggere senza scrivere è un lavoro di crescita che si interrompe sul più bello. Va da sé che nessuno, salvo forse chi produce software e dispositivi (post-it e quaderni inclusi) per prendere appunti, non c’è un attore economico che promuove la scrittura, come per i broccoli contro la carne processata da allevamenti intensivi. Il risultato è che ci sono campagne per leggere e nessuna campagna per scrivere.
Le relazioni personali sono un terreno quasi quotidiano in cui applicare gli apprendimenti. Proprio le relazioni mi hanno permesso di approfondire certi ambiti e crescere nel frattempo. Non sempre è facile interagire con persone problematiche, soprattutto se amiche, ma ne vale spesso la pena.
Ho imparato ancora meglio quali sono i miei valori chiave: autenticità, libertà, miglioramento continuo, sperimentazione, autonomia e indipendenza. Ho dato un nome ai tempi diversi della mia vita rispetto a quella di molti amici, coetanei o concittadini: temporalità queer.
- In quali ambiti ho testato o espanso i miei limiti in modo rilevante?
La palestra delle relazioni personali, affiancata dalla sperimentazione con l’intelligenza artificiale, mi ha permesso di indagare molto me stesso e il mio rapporto con l’altro. La crescita sul piano psicologico è avvenuta in questo modo.
La dimensione del viaggio continua a essere un ambito in cui mi metto alla prova. Esploro nuovi territori, cammino, osservo, interagisco con persone del posto, come in Sri Lanka. Se viaggio in compagnia l’esplorazione assume forme diverse: dialogo sull’arte, esplorazione culinaria vegetariana, condivisione di esperienze e di punti di vista, nuove opportunità di conoscere.
Forse non ho espanso i miei limiti in nessun ambito, ma credo di aver rafforzato il mio io rispetto ad alcune minacce e alcuni potenziali arretramenti che ho respinto. Circostanze varie hanno premuto sui confini per restringerli e sono riuscito a essere resiliente. In altri ambiti resto prudente e adotto una strategia di avanzamento lento, perché sono quelli in cui resto più vulnerabile, pur mantenendo una certa capacità di proteggermi da possibili insidie.
L’esistenza quotidiana, per quanto banale in apparenza, è un altro ambito dove ho rafforzato la consapevolezza della temporalità queer che mi caratterizza. Se la pressione sociale, diretta e indiretta, è di adottare un percorso di vita predefinito e standardizzato, ho capito che il mio percorso è legittimo e rispettabile quanto il percorso altrui, anzi. In molti casi ho capito che il mio percorso è preso a modello, se non invidiato, da chi non è stato capace di prendere decisioni coerenti con il proprio sé e oggi se ne pente o cerca di dimenticarlo come può.
- Quali pratiche hanno nutrito la mia crescita e consapevolezza nel lungo termine?
Lo stare solo nei miei spazi. In silenzio o con la musica strumentale che prediligo. Mangiare cibo che mi nutre, pur nella sua semplicità. Lo stesso per i contenuti culturali, più sofisticati della mia dieta alimentare: internazionali, in lingue diverse, multiformato, dal passato e dal presente. A casa o in un luogo pubblico (un evento, il cinema), da solo o in compagnia. Con i miei tempi, in cui alternare amici, famiglia e solitudine sana.
Il dialogo con l’intelligenza artificiale ha senz’altro segnato un nuovo passo nel far evolvere la mia consapevolezza, per esempio dando un nome a vari fenomeni o comportamenti. L’analisi dei miei testi del passato è stata e continua a essere un terreno ricco di riflessioni sull’evoluzione del mio io. Tempo ben speso, consapevolezza che forse non si acquisisce neanche in decine di ore di terapia.
La scrittura, la rielaborazione hanno chiuso il cerchio tra stimolo, pausa, riflessione e risposta, così da avviare un nuovo ciclo di apprendimento.
Curiosità
- Quali esplorazioni (culturali, geografiche, intellettuali) hanno ampliato maggiormente la mia prospettiva del mondo?
Esplorazioni quasi quotidiane, che si susseguono a un ritmo a tratti vertiginoso. Eppure non soffro né di vertigini, né sento il bisogno di fermarmi. Nella realtà ho i miei momenti di riflessione e di riposo. Dormire resta una pratica insostituibile per mantenere l’equilibrio complessivo.
Sri Lanka e Grecia. Bilbao, Londra, Parigi, Roma, Milano, Napoli, Firenze, Venezia, Padova, Torino, Bologna. Cinema, teatro, letteratura contemporanea, arte contemporanea. La mia visione del mondo si arricchisce di qualche nuovo tassello quasi ogni giorno. Le cronache e le riflessioni pubblicate su questo spazio ne sono una parziale testimonianza.
- Ho cercato attivamente di imparare da esperienze o persone significativamente diverse?
Sarà un paradosso, ma ho spesso la sensazione di avere intorno a me persone che divergono significativamente dal mio modo di essere e dalla mia visione del mondo, pur avendo in comune valori di base e lo stesso punto di vista. In questo senso il confronto è quasi quotidiano.
In viaggio mi diverto a vestire i panni dell’antropologo, con la fotografia, con il confronto, con l’ascolto e a volte anche col dialogo con locali e altri viaggiatori. Ho margine di miglioramento? Ne sono certo. Come moltiplicare le occasioni? Credo già di dedicare molte energie al confronto e alle esperienze fuori dalla mia bolla. Posso fare di più, consapevole che sono vicino al mio limite, fisico più che mentale.
- Come ho bilanciato la mia curiosità con la necessità di approfondimento o di quiete?
Su questo potrei scrivere un libro. Molte di queste domande o di queste sezioni potrebbero essere esplorate attraverso un libro.
L’equilibrio è dinamico. In alcuni momenti ho esagerato in un verso o in un altro e poi ho spinto la bilancia per tornare in pari o quasi. La dimensione del viaggio trova un contrappeso nel tempo passato a casa. Il tempo in compagnia nello studiare a casa da solo. L’approfondimento con l’intelligenza artificiale con la leggerezza della vita sociale con cene organizzate da me o tempo passato in spiaggia d’estate. Silenzio alternato a musica di qualità. Letture impegnate con qualche ora passata in compagnia di serie TV e intrattenimento, seppur di qualità. Ozio con un po’ di negozio. Se il sonnellino chiama, rispondo.
Minimalismo
- Il mio stile di vita ha riflesso in modo coerente i miei valori essenziali?
Ci ho messo tempo e fatica, ma alla fine ho capito che perseguire il proprio benessere psicofisico non è qualcosa di cui vergognarsi o di cui frustrarsi. No, niente affatto! La trovo una conquista che i più non sono in grado di raggiungere. Non mi sento più bravo o più intelligente di chi non ci riesce, ma più coerente, più determinato, più fortunato. Andare controcorrente in una società che promuove il consumo e il lavoro per consumare di più non è per niente facile.
Quindi sì, sento che il mio stile di vita riflette i miei valori. Quando le persone di cui mi circondo mettono in discussione, direttamente o indirettamente, il mio stile di vita, me ne rendo conto e reagisco.
- Ho sperimentato gioia e libertà nel vivere con meno?
Gioia del godere dell’essenziale e libertà nel non dover vedere ore preziose del mio tempo e della mia vita in cambio di denaro per comprare beni di cui posso fare a meno.
- Ho compiuto passi concreti per ridurre ulteriormente il superfluo?
La risposta onesta è no, ma ho delle riflessioni in corso. Una libreria è parte del superfluo? Un guardaroba già limitato può essere ristretto ulteriormente? Credo di usare ciò che possiedo e di essermi già disfatto del resto. Mi sento bene.
Ho accarezzato l’idea di ridurre ulteriormente il mio impatto eliminando altri oggetti prima dei 50 anni, ormai alla porta. Possibile un nuovo ciclo di decluttering, ma non lo trovo in questo momento prioritario. Non ho bisogno di ulteriore spazio, né fisico, né mentale. Sono in pace. La riduzione non deve diventare una ossessione.
Salute
- Come ho nutrito il mio corpo e la mia mente in modo olistico e consapevole?
La mia dieta è quello che è dopo affinamenti continui negli anni. Può migliorare? Qualcosa potrei ancora fare, ma sto bene, sono più asciutto di un anno fa e mi sento in forma. Sul piano mentale sono stato messo alla prova con uno stress, non sempre positivo, ma al quale ho trovato una risposta efficace.
- Ho mantenuto un equilibrio tra salute fisica e mentale, rispondendo ai segnali di stress?
Dormo bene, non ho preoccupazioni gravi. Ho qualche preoccupazione, come credo tutti, che tengo a freno. Il fatto che non mi limito nell’esperienza e nel mettere al primo posto il mio benessere psicofisico è una risposta implicita al mio modo di gestire pensieri negativi o minacce all’orizzonte. Con gli umani uso il dialogo. Con gli altri cerco di difendermi limitando energie, tempo, definendo i confini.
- Ho protetto attivamente il mio spazio mentale dalle influenze esterne dannose?
Non sempre. In qualche momento ho fatto scelte che lo hanno messo a dura prova, fino a quando ho capito che era necessario cambiare qualcosa e l’ho fatto. Le influenze fanno parte della vita e quando si presentano le mette rapidamente al loro posto. Il più delle volte funziona e arretrano.
Autonomia
- Le mie scelte hanno rafforzato la mia libertà e sostenibilità a lungo termine?
Il periodo sabbatico significa libertà. Può significare anche sostenibilità sul lungo termine? Quando ho cominciato non mi ero dato un orizzonte temporale. Oggi non ne sento ancora l’urgenza. Difficile stimare le risorse necessarie nel futuro, quando potresti avere dei familiari a carico, ma per ora lo scenario complessivo è positivo e non ho ragione di invertire la rotta. Mantengo una velocità di crociera che mi permette di assaporare la vita senza troppi compromessi. Sono fortunato.
- Ho gestito le mie risorse (tempo, energia, finanze) in linea con la mia visione di autonomia?
Sì, sono fortunato. Frequento persone consapevoli dei miei limiti materiali che integrano ciò che non potrei permettermi, lasciando che il mio contributo positivo arrivi in altre forme. Sono avaro e generoso col mio tempo. I due concetti coesistono, a seconda del momento e della persona. Dono il mio tempo e la mia energia, condivido esperienze e sapere accumulato negli anni. Lo scambio non è uno scambio in senso letterale. In ogni caso funziona e genera effetti positivi per tutti i soggetti coinvolti. Se funziona, non deve essere motivato, giustificato o spiegato a nessuno fuori dalle persone coinvolte.
- Ho una visione chiara (anche se flessibile) del mio percorso futuro?
La visione c’è. L’autonomia non si discute. Le sorprese della vita potrebbero metterla alla prova. Affronterò i problemi quando si manifestano. Non prima. Credo di aver sviluppato una certa capacità di resilienza, soprattutto nel periodo del COVID-19. Vedremo al prossimo test come reasgirò. Per ora ho le idee chiare. Il mio tempo è prezioso e finito, come la mia energia e salute. Non li cedo per quattro spicci e non ho bisogno di qualcuno che mi dica bravo, né ho bisogno di un titolo e di un biglietto da visita. Non ho bisogno neanche di essere compreso nel mio stile di vita da chi non stimo e non frequento. Non si può piacere a tutti, men che meno vivere sul palco di un teatrino interpretando una parte diversa da quella che sento mia. La sostenibilità economica è una incognita e lo sarebbe anche con un reddito fisso e una pensione certa. La vedo più come una questione mentale ché reale.
Autenticità e relazioni
- In quali momenti chiave ho scelto l’autenticità nelle mie relazioni, anche quando difficile?
Nell’ultimo anno ho fronteggiato situazioni difficili con persone varie. Mi sento soddisfatto nell’aver messo al primo posto la mia salute mentale e la difesa dei miei valori. Mi è costato fatica, sono stato ferito, ho riportato qualchje trauma, ma sono ancora qua, più forte di prima. Non essere compreso a volte mi pesa, ma fa parte del gioco e credo comunque di aver dimostrato più forza di quanto posso aver espresso negli anni passati in situazioni simili.
- Le mie relazioni più significative riflettono i miei valori di onestà e profondità?
Sì, al punto che chi mi conosce sa che faccio pochi sconti e per poco tempo. Non sento la mancanza dei miei compagni di viaggio che hanno scelto altri percorsi diversi dal mio. La temporalità queer è un fattore che torna. C’è chi mi ha paragonato a una divinità terrifica, che squarcia il velo dell’ignoranza e dell’autoinganno pur di promuovere la verità e l’autodeterminazione di chi lo circonda. Avercene di amici così, no?
- Ho stabilito o rafforzato confini sani nelle mie interazioni?
Domanda che vuole richiamare momenti del passato in cui questi confini sono stati minacciati o superati. Oggi credo di stare in una posizione migliore di quella di un anno fa e questo è ciò che conta. Interagire con altri umani comprende il rischio di veder minacciati i propri confini naturali. Fa parte del gioco. Ciò che conta è la risposta e da me è arrivata.
- Ho dedicato energia sufficiente e di qualità alle relazioni fondamentali per il mio benessere?
Credo in coscienza che la risposta sia positiva. Non sono molte queste relazioni, quindi in questo senso è facile la risposta. Più interessante sarebbe espandere queste relazioni, ma se non è così è perché il tempo disponibile è limitato e finito e non si può aggiungere senza togliere qualcosa. Per ora non ho ragione di togliere, né sento il bisogno di aggiungere o sostituire nessuno.
Scopo e contributo
- Le mie attività e i miei progetti sono stati allineati con il mio senso di scopo personale?
Sì, assolutamente sì. Esplorazione, scoperta, conoscenza di sé e del mondo che mi circonda. Benessere psicofisico al primo posto. Compromessi che mi fanno star bene. Gestione del conflitto in modo razionale. Forse manca un progetto e una visione di lungo termine, ma il mio senso di scopo resta quello della condivisione dell’esperienza e della promozione di un esempio positivo verso chi mi circonda. Sul blog e nelle conversazioni private, di persona e nelle chat. Questo può dirsi il mio progetto di vita. Non è scrivere un libro, né tornare sotto i riflettori, né avere riconoscimenti di valore da terze parti. Non aggiungerebbe niente a ciò che sono e a quanto valgo. Non ho bisogno di lasciare eredità di alcun genere, né che i posteri si ricordino di me.
- In che modo ho contribuito (anche in piccolo o indirettamente) a qualcosa che va oltre il mio benessere individuale?
Ho contributo, non mi pare poco, al benessere di molte delle persone che mi circondano, ascoltando, dando consigli, stimolando riflessioni, ponendo domande, mostrando una visione diversa della realtà e di come è possibile vivere. In alcuni casi sono stato troppo ruvido, in altri troppo morbido. Ho fallito e spesso ho fatto la differenza. Lo faccio perché credo sia giusto e spesso in mio dovere. Non per riconoscimenti, pacche sulle spalle, applausi, medaglie o un buon necrologio.
Felice di aver dedicato un paio d’ore a questo lavoro introspettivo.
Tempo ben speso.
