Pochi lo sanno. Nel settembre 2008 ero a Londra per un evento. In un’edicola dell’aeroporto, vidi un piccolo libro dedicato a Facebook come strumento di marketing. Qualche giorno dopo, a Milano, lo mostrai a quello che sarebbe diventato il mio editore di riferimento, Hoepli, proponendo una versione italiana di quel concetto. L’idea fu accolta e nel luglio 2009, sedici anni fa, il mio primo libro venne pubblicato.
Da quell’anno al 2019, in un decennio quasi esatto, ho pubblicato 17 titoli, incluse diverse edizioni di Fare business con Facebook. All’epoca credevo fermamente nei social media come strumenti di comunicazione, mentre i più li consideravano una moda passeggera, destinata a fare la fine di MySpace. Invece, Facebook (oggi Meta) ha seguito l’intuizione di Google, trasformando le informazioni personali degli utenti in pubblicità mirata. Il resto è storia.
Questa svolta, in cui la visibilità dei contenuti veniva barattata con sponsorizzazioni a pagamento, è andata di pari passo con la mia disaffezione. Mentre le piattaforme crescevano, io mi allontanavo. Non mi piaceva l’idea di usare strumenti progettati per generare dipendenza, sfruttando gli utenti per produrre contenuti da monetizzare. A un certo punto, la mia evoluzione personale mi ha reso impossibile continuare a insegnare come usare quelle piattaforme per fare business.
Avrei potuto cavalcare nuove onde come hanno fatto molti ex colleghi, ma ho preferito una strada più allineata ai miei valori. Una scelta etica. Nel novembre 2018 arrivò il segnale che aspettavo: durante un incontro, Hoepli mi comunicò che non avrebbe più avuto bisogno di me come curatore della collana di marketing digitale. Quella perdita di un reddito passivo fu la spinta di cui avevo bisogno per tagliare altri rami secchi, come l’insegnamento universitario con il suo compenso da elemosina.
Meno ricavi, ma più libertà. Meno tempo in treno, più tempo per la mia crescita personale. Così ho fatto. Stop ai libri sul social media marketing, stop alla formazione sul web marketing. Ho smesso di prendere clienti e ho dedicato il 2019 a esplorare nuovi mondi, interni ed esterni. Poi, nel 2020, la pandemia mi ha confermato di essere sulla strada giusta.
Non rimpiango nulla di ciò che ho fatto o in cui ho creduto. Forse, avrei potuto staccare la spina un paio d’anni prima, invece di trascinarmi su progetti che non sentivo più miei. Ma ho avuto bisogno del mio tempo. Nel 2017 è morta mia nonna e, in quel periodo, ho dovuto supportare di più la mia famiglia, trascinandomi avanti per inerzia.
Se oggi posso concentrarmi su altro oltre al lavoro, è perché ho creato le condizioni per farlo, dal risparmio allo stile di vita. È stata un’evoluzione profonda. Ho ridotto i compromessi, nel 2014 ho eliminato la carne e col tempo ho affinato una dieta a base vegetale. Ho scoperto lo yoga, la meditazione, e l’importanza delle routine salutari.
Ho capito che anche le relazioni evolvono con i nostri valori. Gli amici del mondo del marketing sono spariti quando ho smesso di accettare i compromessi che loro, invece, continuavano a vivere. All’inizio ne ho sofferto. Poi ho capito che le scelte etiche possono provocare una reazione difensiva in chi ti circonda, perché il tuo esempio diventa uno specchio scomodo per chi non è pronto a fare gli stessi passi. Lasciare andare è stato doloroso, ma necessario. Oggi quello spazio è occupato da persone da cui mi sento non solo accettato, ma compreso. Una bella differenza.
Il tempo tolto al lavoro l’ho investito nell’introspezione, nel journaling, nello studio. Ho approfondito il comportamento umano, le relazioni, la psicologia, usando vari strumenti, inclusa l’intelligenza artificiale generativa. Oggi sono in pace con me stesso perché pensiero, parole e azioni sono allineati molto più di quanto non lo fossero per il Luca di sedici anni fa. I compromessi fanno parte della vita, e non hanno per forza un’accezione negativa. Ma ci sono compromessi che si possono evitare. Io, ogni giorno, provo a rifiutare quelli che non sento miei, anche se c’è un prezzo da pagare.
Non sono uno che festeggia le vittorie. Non vivo le conquiste quotidiane come un traguardo, ma come una necessità verso me stesso. Oggi, però, mi piace fermarmi un attimo per scrivere questo post e sorridere del percorso fatto.
Una piccola pausa, poi il cammino continua. La direzione è segnata.
