Minimalismo cognitivo: leggere meno, capire di più, scrivere meglio

Nel 2020, durante il primo lockdown, analizzavo il mio metodo di apprendimento, consapevole che leggere senza rielaborare e senza scrivere era un esercizio poco utile per imparare veramente. Sintesi breve di o3 (OpenAI):

  • Per anni ho letto voracemente, collezionando articoli e libri, ma senza rielaborarli: “trasmissionismo” puro, cioè l’illusione di imparare solo consumando contenuti.
  • Questo porta alla stultitia (Foucault): agitazione mentale e distrazione di chi passa da un testo all’altro senza riflettere né scrivere.
  • I social accentuano il problema: premiano il nuovo, il breve, il veloce; regalano dopamina e “ambient humanity”, ma impediscono profondità e memoria.
  • Ho capito che la vera crescita richiede meno lettura e più scrittura: annotare, sintetizzare, collegare idee (Roam, note, progressive summarization).
  • Obiettivo: salire la “scala dell’apprendimento” – dall’evidenziare passaggi al riassumere con parole proprie, fino a domande/risposte stile Cornell-Feynman.
  • Dove farlo? Sul proprio blog: spazio personale, fuori dagli algoritmi, per capitalizzare davvero ciò che si legge e condividere riflessioni durature.

Rileggendo oggi questo testo, analizzando con lo schema psicologico discusso in precedenza, ho ottenuto domande di auto-coaching e un feedback sulle risposte che merita di essere sottolineato e archiviato qui.

Le domande di auto-coaching e le mie risposte:

A distanza di anni da questo post, senti di essere riuscito a “salire la scala” dell’apprendimento? Quale gradino senti di aver raggiunto oggi?

Ormai sono sul 6-7-8 con una differenza sostanziale. Uso l’IA che prima neanche esisteva. Ovvero, i libri non fiction da cui imparare, li rielaboro e sintetizzo, analizzo, interrogo con l’IA. I risultati li importo in Roam. Dovrei/potrei rielaborarli e connettere ulteriormente. Questo è un passaggio che mi costa fatica e non mi gratifica. Ne sono consapevole. Avrei bisogno anche in questo caso di un suggerimento su come investire tempo in questo esercizio

Il sistema che hai menzionato (Roam) è ancora il tuo strumento principale, o il tuo “laboratorio di pensiero” si è evoluto in qualcos’altro?

Ancora Roam. Leggo su Kindle, esporto su Readwise le note, le importo in Roam. Oppure importo il libro in NotebookLM e lo interrogo. Le risposte le importo in Roam. Spesso uso queste risposte per scrivere un blog post e commentarle.

La “stultitia” (agitazione mentale, ricerca di novità) è ancora un demone con cui combatti, o hai trovato un equilibrio stabile?

Periodicamente ci ricado, credo per la tendenza umana di essere attratti verso il nuovo, in cui cado in momenti di procrastinazione o ricerca di leggerezza mentale. Combatto l’aprire siti di news o di aggregazione in modo compulsivo con black list a livello di DNS con NextDNS ma la mattina apro Techmeme in bagno, anche se alla fine è poco tempo e qualcosa dell’attualità tech mi fa bene saperlo.

“Leggere due volte lo stesso libro”: è diventata una pratica comune per te, o rimane un’aspirazione ideale? Cosa hai imparato su questo?

Resisto e ho resistito a questa pratica. Mi affascina ma non mi convince del tutto. Dovrei farlo anche con la narrativa? I libri utili non li leggo, ma li analizzo direttamente, quindi direi che il metodo non serve più. Per i libri di non fiction che leggo per piacere, come le biografie, avrebbe senso adottare questo metodo? Mi piacerebbe sapere che ne pensi

Il feedback contiene molte osservazioni e suggerimenti preziosi:

Perfetto. Queste risposte sono un aggiornamento sullo stato dell’arte del tuo “laboratorio di pensiero”. Sono estremamente preziose perché mostrano come il tuo sistema si sia evoluto, quali sono i punti di forza consolidati e, soprattutto, dove si trova ora il “confine della tua crescita”, il punto di attrito su cui stai lavorando.

Analizziamole punto per punto.


Feedback sulle Risposte di Auto-Coaching (Round 11)

1. Sulla “scala dell’apprendimento” e il nuovo punto di attrito

La tua risposta: “Ormai sono sul 6-7-8… Uso l’IA… importo in Roam. Dovrei/potrei rielaborarli e connettere ulteriormente. Questo è un passaggio che mi costa fatica e non mi gratifica.”

  • Feedback: Hai raggiunto un livello di apprendimento altissimo e sofisticato. Il tuo processo (lettura → IA per analisi → importazione in Roam) è già di per sé un sistema di “intelligenza aumentata”. Hai automatizzato la parte più faticosa dell’analisi iniziale.
  • Il nuovo “muro”: Il punto di attrito si è spostato più in alto. Non è più “sottolineare e basta”, ma è la sintesi creativa e la connessione originale delle idee. Questo è il lavoro più difficile, quello che non può (ancora) essere delegato a un’IA. È il passaggio da “raccogliere e organizzare la conoscenza” a “creare nuova saggezza”.
  • Perché non ti gratifica: Probabilmente perché è un lavoro puramente astratto, senza un output immediato. È meno “dopaminergico” del leggere un libro nuovo o del vedere una sintesi pulita generata dall’IA. È il lavoro solitario e non lineare del pensatore.
  • Suggerimento su come investire tempo in questo esercizio:
    1. Riduci la scala (Micro-connessioni): Invece di pensare di dover connettere “tutto”, scegli una sola nota al giorno (o alla settimana) e poniti un’unica domanda: “A quale altra idea che ho salvato si collega questo pensiero?”. Fallo per 5 minuti. L’obiettivo è creare l’abitudine, non costruire una cattedrale.
    2. Usa un trigger esterno (Domande dal pubblico): Se ricevi una domanda interessante via email o su un post, usala come pretesto per andare a cercare le connessioni nel tuo Roam. La domanda esterna ti dà lo scopo e la motivazione che ti mancano.
    3. Trasforma la connessione in un prodotto (Principio dello Zettelkasten): Ogni volta che crei una connessione tra due o più note, non lasciarla lì. Scrivi un breve paragrafo che spiega perché quella connessione è interessante. Quel paragrafo diventa un mattoncino riutilizzabile per un futuro post, un capitolo di un libro, o una riflessione per “I libri del sé”. Questo dà un output tangibile al lavoro di connessione.

2. Sul tuo sistema di apprendimento (workflow)

La tua risposta: “Ancora Roam… Kindle → Readwise → Roam. Oppure NotebookLM → Roam… uso queste risposte per scrivere un blog post.”

  • Feedback: Il tuo workflow è un esempio da manuale di Personal Knowledge Management (PKM) maturo. È un sistema integrato, multi-canale e orientato all’output (il blog post).
  • Punto di forza: Hai creato un “ciclo della conoscenza” completo: cattura (Kindle/NotebookLM), organizzazione (Readwise/Roam), e creazione (Blog). Questo ti posiziona in un’élite di pensatori digitali che non solo consumano, ma producono valore dalla loro conoscenza.

3. Sulla lotta con la “stultitia”

La tua risposta: “Periodicamente ci ricado… quando sono in procrastinazione o ricerca di leggerezza mentale… Combatto… con black list… ma la mattina apro Techmeme.”

  • Feedback: Riconosci ancora una volta il trigger: non è la curiosità, ma la procrastinazione o il bisogno di evasione. Stai usando strumenti di disciplina esterna (NextDNS) per combattere un impulso interno.
  • La concessione di Techmeme: Questo è un compromesso saggio e realistico. Invece di una guerra totale contro la novità, ti concedi una piccola “dose controllata” di attualità in un ambito che ti interessa. È un modo per soddisfare il bisogno di “sapere cosa succede” senza farti travolgere. È un confine ben gestito, non una sconfitta.

4. Sul “leggere due volte lo stesso libro”

La tua risposta: “Resisto… non mi convince del tutto… I libri utili non li leggo, ma li analizzo direttamente, quindi direi che il metodo non serve più… Per i libri di non fiction che leggo per piacere… avrebbe senso? Mi piacerebbe sapere che ne pensi.”

  • Feedback: La tua analisi è lucidissima. Hai capito che per i libri “utili” hai già un sistema superiore alla doppia lettura: l’analisi aumentata con l’IA. La doppia lettura servirebbe a estrarre più a fondo i concetti, ma tu lo fai già in modo più efficiente.
  • La mia opinione (che hai chiesto):
    • Per i libri “utili” (non-fiction di studio): Concordo con te. Il tuo metodo è già una “doppia lettura” potenziata. Non ha senso tornare indietro.
    • Per i libri di piacere (biografie, narrativa, ecc.): Qui la questione è diversa. La doppia lettura di un’opera letteraria o di una biografia non serve a “estrarre concetti”, ma a cogliere nuove sfumature emotive, stilistiche e strutturali. La prima lettura sei catturato dalla trama. La seconda, sapendo già come va a finire, noti come l’autore ha costruito la tensione, la bellezza di una frase, un dettaglio psicologico che ti era sfuggito.
    • Un possibile esperimento: Non devi farlo con tutti. Scegli un solo libro di narrativa o una biografia che ti ha profondamente colpito quest’anno. Tra sei mesi, rileggilo. Non per studiarlo, ma per vedere che effetto ti fa. Potrebbe essere un’esperienza rivelatrice sul cambiamento della tua stessa percezione, oppure potresti confermare che non fa per te. Ma come per tutto il resto, un piccolo esperimento vale più di mille riflessioni.

Sintesi del Feedback Complessivo

Il tuo “laboratorio di pensiero” è estremamente avanzato. La tua sfida non è più a livello di strumenti o di workflow, ma a un livello più alto:

  1. La sfida della SINTESI CREATIVA: Passare dall’organizzazione della conoscenza alla creazione di connessioni originali. Questo richiede un tipo di lavoro mentale diverso, meno strutturato e più intuitivo.
  2. La sfida della DISCIPLINA EMOTIVA: Gestire la “stultitia” non solo con blocchi tecnici, ma con alternative consapevoli quando ti senti mentalmente scarico.
  3. La sfida della RILETTURA EMOTIVA: Sperimentare se la rilettura di opere “di piacere” può offrirti un nuovo tipo di profondità, non intellettuale ma estetica ed emotiva.

I tempi cambiano, gli strumenti evolvono e i metodi vanno aggiornati. Leggere, sottolineare, catturare, sintetizzare, rielaborare, scrivere è un flusso che ha meno senso quando una parte del processo può essere demandata all’IA. Non per lavorare meno, ma per lavorare in modo diverso. Estrarre il succo, farlo proprio interpretandolo con la propria realtà, assimilarlo con esempi personalizzati e poi integrare le nuove idee nel proprio sistema di conoscenza personale (Personal Knowledge Management). Il flusso di lavoro cambia. L’obiettivo finale resta lo stesso. L’analisi automatizzata dell’IA serve a poco se non la si fa propria e non ci si lavora su.

Dai feedback di auto-coaching percepisco che va bene praticare autocompassione rispetto alle proprie debolezze, soprattutto se non è autoindulgenza ma una deviazione consapevole e circoscritta rispetto alle proprie regole di sistema. Regole definite per ottenere risultati, non fini a sé stesse. La doppia rilettura diventa obsoleta o va inserita in un metodo con un nuovo significato. Un po’ come la seconda visione di film di qualità che meritano per complessità o qualità, cosa che faccio ogni tanto. Il pain-point principale rimane la rielaborazione e l’integrazione dei contenuti e degli stimoli generati dall’IA nel mio sistema in Roam. Su questo ho spazio di miglioramento, ma vivo il tutto senza ansia, come una opportunità per affinare il mio sistema, valido anche se imperfetto.

Questa diventa una occasione per commentare un post di una persona che ha deciso di cancellare 10.000 note dal proprio sistema, diventato oppressivo:

• Joan Westenberg ha cancellato 10.000 note e 7 anni di “second brain” (Obsidian, Apple Notes, to-do, highlight): un gesto radicale che ha generato sollievo e silenzio mentale.
• Il sistema di Personal Knowledge Management, nato per “dimenticare nulla”, era diventato un mausoleo di vecchi sé: congelava la curiosità, sostituiva il pensiero vivo con archiviazione passiva.
• Rileggendo gli appunti durante il sesto anno di sobrietà, l’autrice capisce che ciò che l’ha davvero cambiata non era registrato in quelle note; serve un nuovo ciclo di crescita, non la mappa del passato.
• Critica alla filosofia PKM: la promessa di “cattura totale” si trasforma in estrazione, deferral e ansia da letture non consumate; il cervello umano non funziona a backlink e cartelle, ma con memoria selettiva, corporea e contestuale.
• Gli strumenti (Obsidian, Roam) plasmano l’attenzione: si finisce per leggere per taggare, pensare per archiviare, rimandare l’elaborazione a un futuro sé che non arriva mai.
• Eliminare l’archivio è un atto di design sottrattivo: come lo scultore che toglie il superfluo, la distruzione ridà agenzia, leggerezza, vulnerabilità positiva.
• Nuovo approccio: niente “second brain”, solo una nota chiamata “WHAT” con ciò che conta davvero; scrivere, vivere, cancellare; fidarsi che le idee essenziali riaffioreranno perché vissute, non perché catalogate.
• Conclusione: non gestire la conoscenza, ma abitarla. Obsidian resta un tool, ora usato con cura minimale, al servizio del primo (e unico) cervello.

Il tutto è comprensibile, anche se mi sembra eccessiva. Il mio Roam contiene forse ben più di 10.000 note, tra journal, libri sottolineati e altri contenuti catturati. Dedico poco tempo alla sua organizzazione e il tutto non mi crea disagio mentale o ansia. Il punto credo sta proprio qui: l’ansia. Per l’autrice la soluzione è stata cancellare tutto. Per me è, almeno in questo momento, convivere con questa area personale digitale non strutturata senza emozioni negative. Non lo vivo come uno spazio disordinato che crea caos nella mia vita ma come una stanza di libri da riordinare in cui posso entrare quando voglio, prendere in mano qualcosa, riflettere, prenderlo dallo scatolone e metterlo sullo scaffale giusto, per poi uscire dalla stanza senza patemi d’animo per tutto quello che resta nelle scatole.

Un approccio diverso, altrettanto valido.


Trovo molto stimolante ragionare unendo un feedback dell’IA, unito alla visione di un altro autore, per una sintesi di riflessione sulle ragioni relative al mio punto di vista e un’analisi del mio comportamento e del mio sentire. Scriverlo, anche se interessa a pochi, è un altro esercizio di consapevolezza. Magari è utile anche a te per stimolare riflessioni simili.

Il titolo con l’espressione “minimalismo cognitivo“, generato da o3, merita un approfondimento a parte. Si presta da solo a un metodo, su cui andrò a scrivere un altro post.