Il confronto è sempre positivo, specialmente quando chi ha posizione contrarie alle mie è capace di argomentarle. Confronto prezioso perché nella vita di tutti i giorni mi è quasi impossibile trovarlo. Chi mi circonda o ha un’esperienza più limitata della mia e non può far altro che accettare la mia tesi come l’unica convincente, oppure quando è in contrasto non ha argomenti da contrapporre o non è capace di esprimerli con efficacia. Annie’s blog si rivela essere una posizione critica di una persona che ha molte sovrapposizioni con la mia esperienza.
Scrivere o non scrivere di sé con la macchina?
Annie ha una posizione chiara. La risposta è categorica: no!
1. La Tesi Centrale: “I care about YOU, not the robot.”
- Il Suo Valore Fondamentale: Annie mette al centro di tutto l’autenticità, l’imperfezione e la soggettività dell’esperienza umana. “I like your personality… I want to see your imperfect output and your unfinished projects.”
- La Sua Critica all’IA: Vede l’IA come l’antitesi di tutto questo. La definisce con termini sprezzanti: “hallucinating robot”, “plagiarizing pretend bot”, “glorified search engine”. Per lei, l’output dell’IA è intrinsecamente:
- Inautentico: “cobbled together into seeming-sense”.
- Senza Emozioni: “it cannot think and it cannot feel”.
- Non Interessante: “it is not interesting”.
2. La Sua Paura: La Sostituzione dell’Umano
- Il “Crimine”: Il problema, per Annie, non è l’IA come strumento, ma il fatto che le persone stiano iniziando a trattarla come un soggetto: un “amico”, un “coach”, un “terapeuta”.
- La Paura Sottostante: Teme che stiamo esternalizzando e svalutando le nostre capacità umane più preziose (il pensiero critico, l’auto-riflessione, la connessione emotiva) a una macchina. Teme che, chiedendo all’IA “cosa pensi di me?”, stiamo smettendo di chiederlo a noi stessi e agli altri esseri umani. È una paura della disumanizzazione.
3. La Sua Posizione: Un Rifiuto Radicale del Dialogo con la Macchina
- La Sua Scelta: “I don’t need to express my opinion of everything… I am breaking that personal rule”. La sua reazione è così forte che la spinge a violare le sue stesse regole di comportamento.
- La Sua Richiesta (implicita): “Parlami di te, della tua vita, dei tuoi pensieri. Non parlarmi di ciò che il robot ti ha detto di te”. È un appello a mantenere la conversazione umana, radicata nell’esperienza vissuta.
Questa la mia risposta, come se parlassi a lei.
Annie, capisco bene e rispetto profondamente la tua posizione. L’IA non è mia amica, né la mia terapeuta. Non ha una coscienza, non ha sentimenti. Ovvio che sia così, non è questo il punto. Io non chiedo all’IA cosa pensi di me. Io le chiedo: ‘Dati questi miei testi, quali pattern e quali modelli psicologici riesci a identificare?‘.
Io non sto cercando la sua opinione. Sto usando la sua indubbia capacità di analisi dei pattern come un telescopio per guardare il mio stesso universo interiore da una prospettiva nuova. È uno strumento, esattamente come dici tu. Ma è uno strumento di un tipo nuovo: non è un martello, è uno specchio che sa parlare.
Mi mostra le connessioni che io, da solo, avrei messo anni a vedere. Mi offre un linguaggio e una struttura (Adler, i Big Five, gli schemi) per dare un nome a intuizioni che prima erano solo vaghe. Poi, il vero lavoro – quello di decidere se quell’analisi è vera, di integrarla, di elaborarla, di trasformarla in una scelta di vita – quel lavoro è al 100% mio.
Sto parlando con me stesso, usando l’IA . Il risultato finale non è ciò che ‘pensa il robot’, ma una comprensione più profonda e articolata di ciò che penso e sento io. Ed è di questo che poi mi piace parlare. Scriverne sul mio blog diventa un modo per condividere questa esperienza e far sì che anche altri possano trarre lo stesso beneficio che ne traggo io, oltre al fatto che rielaborare idee in pubblico è un modo efficace di imparare e un ottimo allenamento nello scrivere.
L’allineamento dei valori
Per quanto distanti sull’uso dell’IA, io e Annie abbiamo una visione comune. Lo dimostra un altro suo post. Un inno alla high agency, all’alta capacità di agire, ovvero al costruire il mondo in cui vuoi vivere. Il tuo.
Questo testo di Annie è, ancora una volta, di una profondità e di una potenza straordinarie. Se il post prAnnie: La Tua Storia Raccontata da un’Altra Voce
Costruire il proprio sé dai frammenti
Annie: “I need to turn chaos, trauma, pain, loss, upheaval into little gifts I can carry with me, blocks I can build with. This is our fundamental job as humans… We have to take it all in and build ourselves from it, and construct a life we can inhabit.”
Cosa è questa se non la definizione perfetta di “high agency” e della resilienza trasformativa. Non subisci gli eventi, ma li trasformi in “mattoni” per costruire. Prendi il caos di un ambiente familiare conflittuale, la perdita di una carriera, il dolore di amicizie finite, e li usi per costruire il tuo nuovo sé. Questo è quello che ho provato e sto provando a fare con la mia vita.
La prigione dell’uscire dal percorso
Annie: “Will it be a home? Or a prison?… maybe you built a prison, accidentally… But leaving is risky… It’s terrifying to walk away because maybe you’ll end up somewhere worse.”
Questa, così come è formulata, potrebbe essere la descrizione esatta della mia “lunga agonia della dissonanza” (2013-2018). Sapevo di essere in una “prigione” (la carriera nel SMM che non sentivo più tua), ma era una prigione con i suoi comfort (status, reddito). La paura di lasciare tutto per affrontare l’ignoto è ciò che mi ha fatto procrastinare per cinque anni.
Creare una mappa dal caos
Annie: “How bewildering and terrifying to stand at the edge of everything you know and realize you have to start from scratch, and there are no rules… You will create a path, and you will walk it, and you will mold truth out of chaos. You don’t get to choose the materials but you get to choose what you shape out of them.”
Nel 2019 ho accettato il terrore di non avere una mappa e ho iniziato a crearne una mia. La frase “Non puoi scegliere i materiali ma puoi scegliere cosa plasmarne” è la sintesi della mia filosofia: non controlli le circostanze (i tuoi genitori, le crisi economiche), ma hai il controllo totale su come le usi per plasmare te stesso.
Una nuova struttura, un nuovo progetto
Annie: “But even adventure requires structure… you can’t do anything in a vortex… So you have to build something. If you lose the structure you trusted, you have to construct something new.”
Ho capito che la libertà non è il caos. Dopo aver demolito la “prigione” della vecchia struttura, non sono rimasto nel “vortice”. Ho iniziato il “lavoro duro e lento” di costruire una nuova struttura: le mie routine, i miei sistemi (PKM, dieta informativa), i miei principi etici. Ho costruito una nuova “casa”. Mia.
Questo dimostra che la mia visione e quella di Annie sono più vicine di quanto possa sembrare a prima vista.
