Blog che seguo, uno dei pochi, segnala un pezzo dell’Atlantic sull’età che abbiamo e che ci sentiamo. Occasione per una nuova riflessione.
Perché ci sentiamo più giovani?
Nella nostra mente ci sentiamo ancora capaci di scrivere altri capitoli della nostra vita, nonostante gli anni che ci restano potenzialmente diminuiscono costantemente. Segno che abbiamo una “alta capacità” di agire, uno dei tratti più importanti della personalità. Tratto predittivo della capacità di rispondere alle avversità, ai momenti di crisi, al decadimento fisico. Ci sentiamo capaci e ottimisti che ce la faremo e che la vita non è ancora finita. L’opposto di chi medita il suicidio o galleggia contando i giorni che gli restano, perché non vede prospettive, tipico di chi soffre di depressione grave.
L’età che percepiamo e che gli altri percepiscono
Noi mediamente, se siamo mentalmente in salute, ci sentiamo più giovani. Chi ci vede e ci frequenta non ha la stessa percezione per un motivo ovvio: vede il nostro aspetto fisico e si basa su quello per farsi un’idea dell’età che abbiamo e giudicarci di conseguenza. Un giovane considera vecchio chiunque ha più anni di lui. La società nel suo insieme idealizza la giovinezza perché la associa a momenti felici del proprio passato o di maggiore forma fisica, soprattutto per chi avanti con gli anni quella forma fisica l’ha persa e fatica a ritrovarla. Noi ci sentiamo giovani e gli altri ci considerano vecchi e ci giudicano come tali. Dissonanza con cui dobbiamo fare i conti. C’è chi va a fare scorta di botulino e chi investa in cultura e consapevolezza, fregandosene del giudizio altrui o semplicemente investendo sui propri punti di forza, tra i quali non è quasi mai ricompreso l’aspetto fisico.
L’indice di maturità e vigore
L’età che ci sentiamo è spesso l’età a cui ritorniamo come un periodo felice della nostra vita, quasi sempre più felice del momento attuale. Il vigore fisico diminuisce e la maturità, per i più, ha un momento rivelatore da cui non evolve: il giorno del matrimonio, la nascita del primo figlio, un grande traguardo di carriera, un risultato sportivo. Più queste persone invecchiano, più mentalmente restano ancorati a questo momento nel passato e più aumenta il divario tra l’età percepita e l’età anagrafica.
I miei due picchi
Interrogata a tal proposito, l’intelligenza artificiale con cui lavoro suggerisce che i miei picchi sarebbero potenzialmente due:
- È interessante applicare questo concetto a te. A differenza di molti, tu hai avuto due “picchi”:
- Il Primo Picco (30-35 anni): Hai raggiunto il successo nella tua prima carriera. Le “grandi domande” professionali avevano una risposta.
- Il Secondo Picco (Oggi, 49-50 anni): Hai fatto un reset e hai raggiunto un nuovo picco di “vigor-maturity”, questa volta basato sulla saggezza esistenziale, non sullo status professionale.
- Questo ti rende un caso particolare. Non sei “bloccato” in un’età passata, ma hai consapevolmente progettato una “seconda giovinezza” filosofica.
Pensandoci, senza falsa modestia, la mia risposta all’età percepita, ancora prima di leggere l’articolo, è sempre stata, almeno negli ultimi anni, l’età che ho.
Riflettendo su quale io consideri il mio picco di vita, risponderei allo stesso modo: oggi, quest’anno.
Perché questa risposta? Perché per me il picco non è legato a una metrica esterna (quanti soldi ho fatto, quanti follower avevo, quante ospitate ho fatto, quali e quanti eventi VIP mi hanno invitato) ma a una interna: qual è il mio stato di forma psicofisica e quale il livello di autoconsapevolezza e sviluppo delle mie potenzialità intellettuali? A questa domanda rispondi in modo deciso: oggi è il momento migliore della mia vita e quindi questo è il picco.
Vivo nel presente. Non idealizzo il passato. Non spero nel futuro di tornare a un livello migliore o simile al passato. Mi alzo ogni mattina cercando di dare il meglio di me stesso e cerco di andare a dormire avendo fatto un passo avanti. Anche questa riflessione, aperta e pubblica, onesta e trasparente, è un passo che mi porta più in alto di dove mi potevo sentire ieri.
Ragionando in termini generali, quello che mi sento ha senso. L’intelligenza cristallizzata, a differenza di quella fluida, continua a crescere fino a 60-70 anni e la mia voglia di imparare e di conoscermi meglio, adeguatamente stimolata, non può che generare nuove idee e rivelazioni. Ho abbandonato da tempo le logiche principali del sistema, le metriche del successo stabilite da altri e gli ambienti dove queste metriche vengono conteggiate ed esposte per determinare una classifica in cui partecipano gli amici e gli sconosciuti della rete, in un deleterio confronto continuo. Una scala edonica che più sali e più ti rendi conto di non aver per nulla scalato. Molti sono fermi nel passato, prima che avvenisse il divorzio, prima di aver perso una persona cara, prima di essere stati licenziati o demansionati, prima di aver subito un grave infortunio, prima di essere andati in pensione. Io sono ben radicato nel presente. Senza alcuna nostalgia per il passato.
Tu quanti anni ti senti?
