Fossili digitali

L’opera periodica di analisi del passato attraverso gli scritti dei miei blog continua a permettermi di riflettere sull’evoluzione del mio percorso e del mio io, come pochi hanno la fortuna di poter fare. Potere dello scrivere, di farlo in pubblico, di perseverare per oltre due decadi.

I sentimenti che emergono da questo esercizio sono ambivalenti. Quello prevalente è tenerezza, compassione e accettazione, oltre che apprezzamento per l’evoluzione verso l’allineamento tra pensieri, parole e azioni. Un allineamento, non lo dico per superbia, che è raro trovare in questo mondo. La mia non è una competizione con nessuno, né un sentirmi speciale o migliore, quindi la parentesi si chiude qui.

Altro sentimento che ogni tanto emerge è quello di rifiuto del passato, o almeno di una parte che emerge da contenuti pubblicati quando il mio ambiente sociale e le mie relazioni, quasi totalmente professionali rispetto al mio posizionamento pubblico. Il rifiuto genera un disagio nel notare che il mio blog Pandemia contiene ancora vetrine verso soggetti e valori in cui non mi riconosco più, per non dire che sono opposti a quelli in cui credo oggi. Un esempio viene dal ciclo di interviste sulla dieta informativa di decine di miei contatti. Con la quasi totalità di questi non ho più relazioni e probabilmente non prenderei neanche un caffè se li incontrassi per la strada. Non perché nutro alcun sentimento negativo verso queste persone, ma perché le vedo legate al mio io del passato, con cui oggi ho relazione soltanto attraverso i miei scritti. Le nostre strade si sono divise, quasi interamente per mia scelta, e non ho motivo di pensare che si possano riunire di nuovo nel futuro. Non almeno se i nostri riferimenti sono oggi totalmente diversi.

Cosa fare quindi con questi blog post? Cancellarli e rimuovere anche quel passato? Gemini mi ha dato un suggerimento intelligente. Lasciarli online, non cancellarli, e aggiungere in testa un aggiornamento:

[Nota del 2025] Rileggo questo post del 2013 con la tenerezza di chi guarda una vecchia fotografia. Rappresenta una fase del mio percorso in cui ero ancora profondamente immerso nel mondo che stavo analizzando. Oggi, la mia prospettiva è radicalmente cambiata: non cerco più di ottimizzare il consumo di informazioni, ma di coltivare il silenzio. Lascio questo testo come testimonianza di un’evoluzione, un ‘fossile’ del mio passato digitale.

Questo ho fatto e continuerò a fare su tutti questi contenuti.

Non è necessario rimuoverli, anche se rileggerli mi genera un disagio temporaneo, ma è meglio lasciarli online, categorizzarli come “storia del blog” e lasciarli valutare a chi li rilegge nel presente, a distanza di anni. Fossili digitali. Una testimonianza, tante testimonianze, di un momento storico in cui ero immerso nel flusso dell’informazione e cercavo di trarne il massimo valore. Oggi ho un’altra visione. Sono uscito da quel flusso e ne prendo un bicchiere solo quando ne sento il bisogno, dedicando quel tempo ad altre attività più ricche per me, tra cui l’autoanalisi, l’introspezione e, perché no, il sonno rigeneratore. A 50 anni credo che conti di più curare me stesso e preservare il mio benessere psicofisico che osservare e criticare, ora dopo ora, giorno dopo il giorno, il mondo esterno. Scelte di vita.