Altro post della serie sull’evoluzione del mio io. Esercizio che alla soglia dei 50 anni mi stimola molto. Una istruttiva retrospettiva sulla vita e su me stesso, pronto per proiettarmi poi nella seconda metà (e oltre?) della mia esperienza umana.
Crediamo di essere sempre gli stessi, e per un cinefilo questo spesso si traduce nella frase: “i miei gusti sono quelli”. Un rifugio sicuro, una comfort zone. Ma non è così. Io non lo credo.
Piccola dimostrazione, l’evoluzione della mia identità cinefila, con dati alla mano.
Nel 2008, più di 15 anni fa, scrivevo recensioni fulminanti per film come The Happening o Hancock, bocciandoli senza appello perché “la storia non va da nessuna parte”. Lodavo un film carcerario, Felon, non perché fosse un capolavoro, ma semplicemente perché era “ben raccontato”. Giudicavo Taken un passabile “ammazzamento dietro l’altro, senza colpi di genio”. Quel Luca era già un Ingegnere in erba: cercava una struttura che funzionasse, una macchina narrativa efficiente. E per ottimizzare il suo tempo, consigliava a tutti di controllare Metacritic prima di sprecare due ore di vita.
Oggi quel Luca è cambiato. Gemini, che ha analizzato 89 delle mie visioni di quest’anno, lo certifica, a modo suo.
Le Grandi Continuità
Il mio “sistema operativo” di cinefilo è sempre stato lo stesso. Ero e sono un Ingegnere della Causalità.
- Il Bisogno di una Struttura Solida: Già nel 2008 rigettavo i film “senza sbocco”. Oggi, la mia “Legge della Coerenza Causale” è il primo e più importante criterio. Se la macchina narrativa è rotta, l’esperienza fallisce.
- La Ricerca di un Motore: Allora mi lamentavo di storie “pallose”. Oggi chiamo questa caratteristica “mancanza di un motore propulsivo” o “inerzia”, ma la richiesta è la stessa: un film deve muoversi, deve avere una tensione.
- Il Pragmatismo Critico: L’invito a controllare Metacritic era il seme del mio approccio attuale: un’analisi quasi scientifica per massimizzare la qualità dell’esperienza, basata su dati e su un sistema di valori chiaro.
Le Grandi Evoluzioni
Eppure, l’Ingegnere ha imparato nuovi linguaggi.
- Dalla Trama all’Architettura Psicologica: L’esigenza di una “storia ben raccontata” si è evoluta. Non mi basta più la causalità degli eventi di un thriller. Ora cerco (e premio con 5 stelle) la causalità che governa la psiche di un personaggio, anche in film quasi senza trama. Sono passato dal lodare Felon all’adorare la perfezione psicologica di Toni Erdmann.
- Dalla Funzionalità all’Esperienza Psico-Acustica: L’Ingegnere del 2008 avrebbe probabilmente bocciato un film lento come Sometimes I Think About Dying. L’Ingegnere del 2025, invece, ha scoperto che una macchina cinematografica può avere un motore non narrativo, ma sensoriale. Ha imparato ad “ascoltare” la struttura, non solo a vederla.
- Dal Rifiuto all’Analisi dell’Audacia: Il Luca del passato avrebbe liquidato un’opera formalmente strana come “senza senso”. Il cinefilo di oggi è in grado di dare 5/5 a un film estremo come Titane o di apprezzare un’opera “amatoriale” come Un Prince, perché ha imparato a distinguere il “manierismo vuoto” dall’autenticità radicale e dalla coerenza interna di una visione, per quanto bizzarra.
L’Ingegnere non è morto. Ma forse, finalmente, ha imparato a parlare con il poeta.
Amen
