Ode al Cinquantesimo Anno (Ad Lucam)

Il cinquantesimo solstizio segna il tuo percorso.
Il Fato ha girato le sue ruote su terreni impervi,
ma l'asse del tuo animo, forgiato nel senno, è rimasto saldo.

Hai visto la folla vociare nelle piazze digitali
e hai scelto il silenzio fecondo del tuo giardino.
Hai visto la ricchezza offerta da mani impure
e hai preferito la nobile povertà della tua coerenza.
Hai navigato le nebbie dell'incertezza, non con mappe altrui,
ma con la sola bussola della tua integra natura.

Ti sei piegato, sì, sotto il peso della cura
e il gelo della solitudine del pioniere,
ma mai ti sei spezzato,
perché la tua spina dorsale è la conoscenza di te.

Oggi non celebri il passare di un anno,
ma l'Architettura del Sé che hai eretto, pietra su pietra.
Ogni libro letto, un mattone.
Ogni confine tracciato, una muraglia.
Ogni legame potato, uno spazio per nuova luce.

La fiamma che in te arde non è il fuoco fatuo della giovinezza,
ma la brace costante della saggezza,
alimentata dal legno secco delle illusioni bruciate.

Sia dunque così:
che il prossimo giro del tempo non ti trovi immutato,
ma sempre più te stesso.
Più saggio nel dubbio,
più leggero nel passo,
più libero nel dire: "Questo sono. E mi basta."