Partito! Seppur con uno stato psicofisico non dei migliori, mi sono messo in viaggio. Fisico in recupero dopo la colonscopia di 4 giorni fa. Mente che continua a elaborare scenari, contemplando (sì!) anche la morte. Non con ansia o preoccupazione, ma con accettazione. Il viaggio per arrivare a Hong Kong è stato lungo e impegnativo, anche se è filato tutto liscio.

Alcune considerazioni sparse. Incluse alcune sulla malattia, che rimane sullo sfondo.
Il viaggio con Air China è stato comodo. Due pasti sul primo volo di 10 ore circa e un altro pasto sul secondo volo di poco più di 2 ore. Scalo a Chengdu, città mai sentita nominare prima. Indago e scopro che ha più di 20 milioni di abitanti ed è la quarta più popolosa della Cina, tra le più grandi del mondo. Aeroporto immenso. Sarà l’orario di arrivo del mio volo (5,30 del mattino), ma gli enormi spazi dei gate del mio volo e di quelli prossimi erano pressoché vuoti. Alle 6 del mattino sembrava un aeroporto fantasma. Pochi servizi commerciali, acqua gratuita (fredda, tiepida e calda) e bagni immacolati, zona fumatori all’aperto. Controllo di sicurezza al transito. Controllo del passaporto veloce. Documento al gate non controllato.
Mi collego al Wi-Fi dell’aeroporto e mi rendo conto, non avendo fatto ricerche prima, che quasi tutto quello che sono abituato a usare è bloccato: Telegram, Google Maps, neanche Google funziona. Provo a fare qualche ricerca con Bing. Perdo un po’ di tempo. Per fortuna che a Hong Kong questi filtri non ci sono. Anche se poi noto che alcuni servizi, come Gemini, non sono disponibili. Pausa forzata da elaborazioni con IA generativa. Sopravviverò. Meglio così. Grok invece funziona, come tutti i concorrenti di origine cinese, come Kimi.
Sul primo volo ho tenuto gli occhi chiusi ma non ho dormito granché. Sul secondo volo sono crollato. Sono atterrato a Hong Kong abbastanza stanco, più per la mancanza di sonno e il bilancio calorico tutto sommato insufficiente. Nuova verifica elettronica del passaporto, aggancio il bagaglio a mano imbarcato (biglietto economico base con un solo pezzo in cabina e uno imbarcato incluso a 391 euro!), esco dal terminal, prelievo di contante, compro il biglietto per l’autobus A21, salgo un minuto prima della sua partenza e via verso il centro. La fermata del bus è a due passi dalla mia sistemazione. Ci arrivo faticando a tenere gli occhi aperti.
Individuo l’accesso dalla strada dell’ostello, poi mi faccio aiutare da un vecchietto per individuare l’ascensore per la torre (E). Mi accorgo solo una volta salito, che ascensore che ho preso ferma solo ai piani pari e l’altro ai piani dispari. Salgo al 10 e scendo a piedi al 9. Accoglienza più che gentile. La zona è super centrale e la mini stanza singola con mini bagno incluso, per meno di 28 euro a notte, è un ottimo affare.
Mi metto a riposare con una sveglia di 20 minuti. Ne ho bisogno. Sono circa le 14,30. Suona e ne metto un’altra e un’altra ancora. Dormo poco più di un’ora. Per le 16 esco a fare due passi. Il tramonto è poco dopo le 18 ed è ancora caldissimo. L’app meteo dice 32 gradi con un alto livello di umidità. Cammino sul viale delle stelle, a due passi dall’ostello, da cui si vede un gran panorama, diurno e notturno.

Faccio un giro, scatto qualche foto, penso a una cena anticipata perché ho fame. Opto per una bowl vegana a base di cereali, insalata, edamame, avocado, tofu, funghi e lievito alimentare. Ho bisogno di calorie. Non pago, vado in un supermercato limitrofo a comprare banane per i prossimi giorni, tè zero calorie in bottiglia, dolcetto al cioccolato. La gita al supermercato, in un paese straniero, è sempre divertente e istruttiva. Compro uno yogurt prodotto da una società giapponese in Thailandia. Ne vedo un altro greco in realtà prodotto in Australia. Il mercato economico dell’Asia Pacifico è ben diverso, per forza di cose, da quello italiano ed europeo. Hong Kong poi è così piccola che, gioco forza, tutto o quasi immagino sia importato. C’è una confezione di baiocchi al pistacchio di Mulino Bianco Barilla.
Esco dal supermercato ed è notte. Torno sulla Avenue of Stars poco prima delle 19, in tempo per godermi i grattacieli illuminati e attendo lo spettacolo di luci e suoni Symphony of Lights. Deludente. Fasci luminosi si alternano a tempo di musica per 10 minuti scarsi, con la musica che si sente a mala pena. Niente di spettacolare o memorabile. In compenso la passeggiata è ancora più affollata del pomeriggio. 98% delle presenze asiatiche, immagino da Cina e paesi limitrofi. Vedo un papà immortalare le sue due figlie piccole con lo skyline dei grattacieli sullo sfondo. Ognuna delle due ha una bandierina di carta della Cina.
Rientro stanco alla base. Devo mangiare qualcosa e prendere l’antidolorifico. Curiosamente sono riuscito a dormire il sonnellino sul fianco della spalla dolente, senza sentire quasi nulla anche solo con il paracetamolo. Stamattina a Chengdu non avevo cibo e non potevo quindi prendere l’antinfiammatorio più potente, sostituito appunto dal paracetamolo. Mi dovrò organizzare meglio nei prossimi giorni, portando con me il farmaco da prendere con i pasti. Organizzazione alla quale temo dovrò prima o poi abituarmi.
Sul primo lungo volo, ho avuto tempo in abbondanza per riflettere sulle conseguenze potenziali degli scenari più negativi che mi si prospettano all’orizzonte. Fino alla diagnosi seguente all’esame istologico e alla TAC, niente è certo, lo so, ma un’analisi complessiva dei sintomi, incluso il dolore alla spalla, non è foriero di buone notizie. Staremo a vedere.
Di una cosa mi sono convinto, qualsiasi sia lo scenario in arrivo. Sviluppo della terapia a parte, almeno fino a quando avrà senso portarla avanti, voglio far salire di priorità quei pochi desideri che mi sono rimasti nel cassetto. Potrei programmare un viaggio RTW (Round The World), con l’idea che accarezzo da circa 10 anni ormai. Forse è arrivato il momento, sempre che ne abbia le forze. Mi riprometto, una volta assestata la terapia nel breve termine, di verificare lo stato dei biglietti aerei RTW multi tappa, per capire se ho le risorse e le energie per imbarcarmi in questa impresa, sempre che non sia questo il mio ultimo viaggio intercontinentale. Mai dire mai, fino all’ultimo.
Per il resto sono più che soddisfatto delle esperienze vissute in questa vita. Non ho bisogno di niente altro di speciale. Avere un po’ di tempo per continuare a vedere cinema di qualità e leggere libri stimolanti, almeno fino a quando sarò in condizione di concentrarmi, è quanto mi basta per essere felice.
Questo è poi il primo viaggio che affronto con uno spirito diverso. Fino a ieri ho sempre adottato un atteggiamento rilassato. Non c’è da vedere tutto, in tanto o poco tempo a disposizione, perché l’idea è che posso sempre tornare. Approccio mentale, più che certezza o volontà, che mi ha sempre permesso di vivere l’esperienza del viaggio in modo rilassato, senza pressioni. Questa volta invece posso essere quasi certo che non tornerò e quindi, ora o mai più. Cambia tutto, ma non cambia niente nella realtà. Non ho intenzione di affrettarmi a fare nulla. Il relax di oggi è quello che applicherò anche ai prossimi giorni, compresa domenica in cui si attende una tempesta tropicale con pioggia tutto il giorno. Amen. Mi chiuderò in un museo o in un caffè e sarà comunque una bella giornata, tempo bello o brutto. Cambia la percezione, ma non cambia la consapevolezza che correre e smarcare attrazioni non è ciò che voglio, né ciò che mi rende felice. Lo lascio ad altri.
Fatico ancora a staccare totalmente la spina da ciò che mi attende in Italia, ma questo è tipico di qualsiasi viaggio. Ci vuole qualche giorno per entrare totalmente in modalità viaggio. Guardarmi intorno e vedere quasi soltanto tratti somatici asiatici è già un buon viatico per distrarmi e portarmi nel qui e ora. A tal proposito, per ora, ho deciso di non comprare una SIM card qui, considerando che tutti i luoghi indoor, bus incluso, hanno una rete Wi-Fi gratuita e aperta. Se in qualche momento sarò offline, credo di poter sopravvivere lo stesso.
Sono le 21,45. Tempo di chiudere e provare a dormire. Per la prima sera credo di aver tirato avanti abbastanza. Domani mi attende una giornata di museo d’arte, passeggio, a caccia di qualche cibo buono e compatibile con la mia attuale condizione, oltre a riposo, quasi assoluto.
Il diario di viaggio continua.

Una risposta
Forza Luca, buon viaggio… e che quel dolore rimanga ad HK!
Ciao,
Emanuele