Ieri sera non ero per niente in condizione e ho chiuso la giornata anticipatamente. Oggi sembra che la digestione sia molto più liscia, per quanto percepisco ancora qualche linea di febbre, ma dopo la cena di stasera stranamente mi sento meglio.
Ascoltare il proprio corpo dovrebbe essere la regola base in qualsiasi condizione, salute o malattia. Ieri mi sono ascoltato e ho deciso, dopo colazione, di tornare a letto. Non c’erano le condizioni. In più era previsto maltempo per buona parte della giornata per l’effetto a distanza di una tempesta tropicale. Effetto poi che c’è stato solo in misura molto limitata, in termini di vento forte. Niente di pericoloso. In ogni caso, infuso e muffin ai mirtilli è quanto mi sono sentito di mangiare a colazione e poi, sentendo un po’ di mal di gola e di febbre, me ne sono tornato a letto. Devi sapere infatti che, pur essendo la temperatura esterna tra 27 e 33 gradi, ogni locale indoor tiene l’aria condizionata a una temperatura, stimo, prossima a 20 gradi se non meno. Risultato? Ieri, con una t-shirt a maniche lunghe, avevo caldo fuori e freddo dentro. Pazzesco. Il fatto che mi sia venuto un principio di infiammazione alla gola è semplicemente la logica conseguenza. In ogni caso, riposato il necessario, sono uscito a pranzo e, al solito posto vegano, mi sono preso una zuppa e un burger veg. Forse ho esagerato, perché l’apparato digerente ha avuto modo di lamentarsi per tutto il resto della giornata.
In condizioni quindi non ottimali sono andato a vedere Hong Kong Museum of Art, 5 piani di mostre gratuite, salvo una con biglietto extra, che ho saltato. Dalla video arte applicata con il machine learning, al commercio cantonese tra 18esimo e 19esimo secolo, passando per una collezione di piccole bottiglie da tabacco e una collezione divisa in base a quattro profili psicologici. Per sapere il tuo puoi rispondere a un questionario di 12 domande. Il mio profilo? Elegante.
Ci ho passato gran parte del pomeriggio, riposando il più possibile, osservando con calma. Non mi ha entusiasmato, Ho trovato però un dipinto che mi è sembrato rappresentare la mia condizione oggi.

Mi sembra di vedermi su questo molo, in una giornata in cui l’orizzonte è indefinito, tra cielo e acqua. Sono prossimo a imbarcarmi verso l’ignoto. Calza anche a pennello la citazione “salpare è naufragare”. Fatti gli ultimi esami, ottenuto il responso, sono pronto a salpare per la terapia, senza sapere cosa mi attenderà. Un’idea, anzi, qualche idea me la sono fatta, ma non c’è niente di certo. Nel bene e nel male.
Ho avuto modo di rifletterci su. Non è l’incertezza ciò che mi pesa di più. ma il dolore che mi ricorda lo stato critico e l’incertezza su cosa fare. Se non ci fosse dolore, sarebbe forse più facile non pensare agli scenari che mi attendo, anche a quelli che non si verificheranno. Il dolore invece mi ricorda costantemente che c’è qualcosa che non va e questo qualcosa non è ancora definito e quindi non so quando potrò risolverlo. Sì, sto prendendo degli antidolorifici, ma in questa fase non sono quelli appropriati per la problematica, che non è stata appunto definita. Il fatto che questo dolore non passi è un altro segno possibile della gravità della questione. Il loop si chiude. Così, finisce per diventare un pensiero fisso e non per caso.
Ieri ho chiuso la giornata ripassando dal negozio delle zuppe dolci della guida Michelin e forse, col senno di poi. non avrei dovuto prendere quella con i fagioli rossi dolci. L’intestino non credo abbia apprezzato e me lo ha comunicato. Ho provato ad ammansirlo con un altro infuso, distraendomi un po’ scrivendo, ma non è servito a granché. Sono uscito dal caffè e mi si sono appannati gli occhiali. Me ne sono andato perché dentro avevo freddo e fuori erano appunto 27-28 gradi col sole già tramontato. Torno nella mia stanza e stacco tutto.
Mi risveglio con un po’ più di energia. Il programma di oggi prevede solo parchi. Uno alla mattina, con annesso luogo di templi, e uno al pomeriggio vicino a casa. Prendo la metropolitana, per la prima volta, e mi rendo conto di un intrico di collegamenti sotterranei brillante, per evitare la pioggia e il caldo. Arrivo alla fermata e sbaglio l’uscita. Mi tocca fare letteralmente il giro dell’oca per trovare l’ingresso del giardino e della zona dei templi.

Uscendo, mi rendo conto che l’ingresso principale era davanti a un centro commerciale dove, magia, c’è anche l’ingresso/uscita della metropolitana. Immagino che a HK gli oneri di urbanizzazione dei centri commerciali prevedano collegamenti sotterranei con la metropolitana e servizi simili. Un vantaggio per tutti.

Quasi mezzogiorno, comincia a fare molto caldo, tanto che c’è un’allerta meteo proprio per caldo. La cosa migliore da fare, a questo punto, è tornare alla base per ricaricarmi. Inutile stare sbattuto in giro in queste condizioni. A casa provo a dormire un po’ ma riesco poco. La barretta che ho preso per bloccare la fame si è dissolta. Tempo per consumare altro cibo. Sono le 16, esco e prendo qualcosa da mangiare a un 7 Eleven: un panificato semplice all’uvetta e una bottiglia di tè verde. Con questi sto bene e vado a fare due passi in un altro parco. Cammino un po’, poi mi fermo a guardare gli altri visitatori. Una mamma che ha comprato una coppetta di gelato per il suo piccolo, ma si è dimenticata il cucchiaino e il gelato si sta squagliando! Lo va a prendere. Quattro persone giocano a carte su un tavolo vicino. Tre ragazzine stanno sedute affiancate sulla stessa panca ma ognuna sta concentrata sul proprio telefono. Un gruppetto di anziani volontari mette le transenne intorno a un tavolo e si mette a pulirlo in gruppo, parlando animatamente.

Immagino dia un senso di scopo alla propria vita rendersi utile per la comunità e scommetto aiuta anche a socializzare. Ben fatto. Io mi incammino verso la zona panoramica con i grattacieli, più per far passare il tempo che per altro. La folla non manca.

Il dolore torna ad acuirsi, a proposito del non dimenticare ciò che mi aspetta. Prendo un po’ di paracetamolo. Chatto con qualche amico in Italia. Non ho voglia di fare altro che di riposare. Mi chiedo se non era meglio stare in Italia, in queste condizioni. Mi rispondo che alla fine va bene così. Se mi voglio riposare sto in stanza o seduto da qualche parte, se mi va di vedere qualcosa lo faccio. A casa sarei stato tutto il giorno senza far nulla e non sarei stato meglio, se non forse con un minimo di comfort in più. L’attesa sarebbe stata la stessa. Va bene questa esperienza con questo spirito, anche se non è dei migliori.

La motilità intestinale sembra essere ufficialmente ripristinata con successo. Mi torna l’appetito. Opto per una zuppa e per un piatto di pasta semplice. Non trovo niente di meglio che non sia fritto o elaborato ancor di più. Sono passate due ore e sembra che l’intestino non si sia ancora lamentato. Che stia piano piano riprendendo la strada della normalità? Me lo auguro.
Domani ultimo giorno intero a Hong Kong e ho già intenzione di prendere un traghetto ed esplorare l’isola davanti a me. Vediamo se con più energia di oggi.
