Hong Kong – Taiwan: Day 5

Ultimo giorno intero a Hong Kong. Domani mattina check out e via verso l’aeroporto per volare, destinazione Taipei (Taiwan). Ritornerò a HK l’ultimo giorno per il viaggio di rientro.

L’ultima notte è stata una tribolazione. La peggiore fino a ora qui. A un certo punto ho dormito e mi sono svegliato alle 9 passate. Niente di male. Oggi festa nazionale, forse ho sentito meno rumori perché tutti hanno dormito di più intorno a me. Non mi perdo in chiacchiere, doccia e poi via a prendere un tè in bottiglia e un dolcetto da 7 Eleven per poi andare verso il traghetto. Giornata dietro a una delle attrazioni più turistiche e popolari di Hong Kong: la vista dall’alto del Peak, la collina più alta, opposta a dove dormo. Non per niente serve un traghetto o la metro per andare dall’altra parte. Opto per lo Star Ferry, panoramico ed economico.

Arrivato dall’altra parte sono le 11,30. Il caldo opprimente incombe e c’è anche un’allerta meteo contro i colpi di calore. A un certo punto del pomeriggio l’app segnala una temperatura percepita di 39 gradi. Evito di fare la passeggiata panoramica al picco del sole. Invece di rifugiarmi in un centro commerciale (e congelarmi), mi dirigo a piedi verso un ex prigione della polizia trasformata in un centro espositivo. Non avrei potuto fare scelta migliore.

Mi riposo un po’ su una sedia in un cortile all’ombra, prima di decidere cosa fare. Mi mangio una barretta e salto il pranzo. Non c’è niente nei pressi di papabile e nelle mie condizioni devo cercare di mangiare poco e spesso, possibilmente. Batteria ricaricata, esploro il centro espositivo e trovo una mostra straordinaria sul futuro e la tecnologia in Cina. Mostra ricca di spunti. Apprezzo. Al termine, esco e scopro che è in corso una proiezione di un film all’aperto, in uno spazio pubblico protetto all’ombra. Il film è iniziato, ma ne guardo la seconda metà. Film d’annata crime di Hong Kong, niente male. Al termine appare perfino il regista per una sessione di domande e risposte. Peccato parli, credo, in cantonese e probabilmente sono l’unico presente che non lo parla. Me ne vado a prendere l’autobus per salire sul Peak.

Cammino un po’, mi faccio aiutare da una guida e trovo la fermata del bus n.1. Google dice che la fermata è giusta, anche se non c’è nessun riferimento a questo numero, ma ad altri. Attendo speranzoso e alla fine arriva un minibus. Un gruppo cerca di salire prima di me ma il conducente dice loro che c’è posto solo per una persona. Loro desistono, il posto è mio. Ottimo. Arrivo a destinazione e mi incammino in questo percorso ad anello. Non concludo l’anello e torno indietro per ammirare il panorama una volta che si è fatto notte del tutto, intorno alle 18,30. Ho fatto bene ad attendere perché la vista è spettacolare. Esattamente quel tipo di paesaggio urbano metropolitano che piace a me.

Me ne torno verso il bus per fare tutto il giro al contrario, con calma. Prima però mi prendo un paio di onigiri (spuntino di riso giapponese) e una bottiglia di qualcosa da bere perché sono totalmente a secco. Un onigiri in fila per il bus e uno appena scendo tra grattacieli. Spettacolo.

Mi imbatto in qualche gruppetto, credo di filippini, che giocano a carte, mangiano improvvisando pic-nic e karaoke con microfono e altoparlante, sotto i grattacieli vuoti degli uffici delle multinazionali. Distopico, se non fosse che nessuno ci fa caso. Questo è. I quartieri di uffici sono vuoti in un giorno di festa nazionale, come oggi, quindi perché non occupare il margine della strada o il marciapiede per socializzare?

Aggiungo qualche dollaro canadese alla mia carta Octopus, borsellino elettronico per i mezzi pubblici e anche per qualche negozio, così domani ho sufficiente credito per prendere il bus per l’aeroporto che ferma vicino al mio ostello, senza preoccuparmi di nulla.

Riprendo il traghetto, passeggio un po’ in giro, prendo due yogurt che mi mangio nella mia stanza, prima di mettermi a scrivere ed eccomi qui. Fine della giornata.


Più passa il tempo, più la metropoli mi sembra alienante. Detto questo, trovo sempre piacevole passeggiare di notte, al caldo, da solo, senza la folla, tra grattacieli, in un ambientale urbano metropolitano. L’ho fatto in tante altre città e stasera si è ripetuta l’occasione qui a Hong Kong. Saranno i ricordi della stessa esperienza passata, non lo so, ma mi sono divertito.

Da domani nuovo scenario e nuova avventura.