Hong Kong – Taiwan: Day 8

Decimo giorno in realtà, da quando sono in viaggio, considerando una notte a Milano e una in volo. Altra giornata intensa e non mi va molto di scrivere, ma mi sforzo, così da lasciare una traccia da rivedere in futuro.


Festa nazionale oggi e la mia posizione vicino alla zona della parata (Palazzo presidenziale) mi fa provare a vedere che succede. Non dormo tanto e qualcuno, magari andato in bagno, lascia suonare una sveglia senza spegnerla. Sono le 6. Tanto vale alzarsi e uscire. Resto in giro un’oretta e mezza, prima di capire definitivamente che non posso accedere nell’area più interessante, per cui avrei dovuto pre-registrarmi. In più, come scoprirò poi, l’evento non comincia prima delle 10 e all’inizio ci sono i saluti delle autorità, come poi vedrò dallo streaming LIVE online. Annuso un po’ l’aria, un’altra calda giornata di sole, e me ne torno alla base. Questa volta però passo a prendere un maestoso croissant, visto che a differenza di ieri ho contante! Sì, l’idea che ti hanno fatto credere che solo i paesi sottosviluppati usano ancora il contante è falsa. I contanti non sono il passato, ma il presente, di stati moderni e tecnologicamente avanzati, come lo è Taiwan. Credenza a cui abboccano in tanti, sul fatto che l’assenza di contante porta a una società migliore. Non è vero. Basta introdurre un borsellino elettronico che si carica con il contante e hai tutti i vantaggi della valuta elettronica più i vantaggi del contante: assenza di costi, anonimità (perché un soggetto centrale dovrebbe avere accesso a tutti i miei pagamenti?). Dibattito che non c’è in Italia perché siamo noi a essere il paese sottosviluppato. Da discutere.

Mi faccio un sonnellino, perché sono stanco. Esco di nuovo per andare a una fabbrica di sake riconvertita in centro culturale con negozi di artigianato, spazio per eventi, cinema. Faccio un giro. Niente di particolarmente eccitante. C’è anche un evento per degustatori di caffè. dove scopro che Taiwan, considerando la sua posizione geografica, coltiva anche il caffè, quindi qui si può chiudere tutta la filiera internamente. Magnifico.

Ho fame e non sono mezzogiorno. Trovo un posticino online che ha un menù vegetariano. Mi ci fiondo. C’è un menù con le opzioni da compilare. Ovviamente in cantonese! Decodifico i segni del mio piatto tra quelli sul menu con lo stesso prezzo. Non faccio in tempo a rallegrarmi della mia perspicacia quando la cameriera mi dice di andare al banco per ordinare e mi parla in inglese. Evitiamo fraintendimenti. Il piatto è noodles con una pelle di tofu, mezzo uovo, qualche fungo e qualche broccolo, più una ciotolina di frutta secca e un bicchiere di tè rosato. Il tè non lo riprenderei, ma perché non sperimentare. Il piatto buono ed è stata anche l’occasione per tornare a mangiare propriamente con le bacchette. Mi sono accorto che non le impugnavo bene. Cambiato l’assetto, ho finito tutto senza problemi. A quell’ora chi mangiava erano famiglie (locali) con bambini. Mi piace quando mi trovo a essere l’unico occidentale in un locale o a un evento. Per me il viaggio è questo: incontrare la cultura locale, sperimentare e vivere la vita locale, con gli indigeni, dove si ritrovano gli indigeni. Non mi sembra che Taipei, da questo punto di vista, sia molto turistica. Sicuramente in giro ci sono molti asiatici di altri paesi (India, Malesia, Sud Est Asia, Cina, Corea, Giappone) che non sempre sono in grado di riconoscere a Prima vista. In qualche caso, giapponesi, malesi, thai, coreani, me ne accorgo perché non sono in grado di leggere il cantonese.

Finito di mangiare, approfitto di un piccolo festival cinematografico dedicato alla giustizia, con visioni gratuite e un programma serrato di 4 appuntamenti al giorno fino a domenica. Capita bene. La prima programmazione è una serie di 3 cortometraggi: uno in cinese senza sottotitoli, uno in cinese con i sottotitoli in inglese e uno americano sottotitolato in inglese. Mi godo tutti e tre i corti e per gli ultimi due, mi commuovo anche. L’ultimo è stato nominato nella cinquina finale per il miglior documentario in cortometraggio e parla di un condannato a morte in Texas e dell’effetto della vendetta/giustizia di stato.

Non ho vincoli e la giornata è veramente calda e umida. Che faccio? Vado a prendermi un tè e mi prendo il biglietto per la proiezione successiva. In questo caso, Lady Vengeance, è un film che ho già visto e apprezzato, nella mia sala casalinga. Considerando che lo proiettano in coreano con i sottotitoli in inglese, perché non approfittare? Approfitto. Nella fila fuori sudo in maglietta col sole che mi colpisce. Entro dentro e con l’aria condizionata a manetta devo mettermi, per fortuna, la felpa. Arrivo a fine giornata stremato e un motivo c’è, anche se non ho fatto granché (bugia, considerando che ieri ho fatto 28000 passi e non ho riposato granché e oggi supero quota 15000), ma con il caldo che fa, fatichi anche senza far nulla. Il caldo alternato all’aria condizionata a temperature polari è quello che si chiama, per me, la morte. Gli indigeni stanno in maglietta dentro e fuori, senza apparente problema. Evidentemente sono evoluti in modo diverso dal mio. Amen.

Goduta anche la seconda proiezione, mi riprometto di tornare domenica sera per un documentario taiwanese che mi consigliano. Segno. Cancello invece tutto il resto dell’itinerario del giorno, che prevedeva camminata fino a un punto panoramico ed eventuali fuochi artificiali nella stessa zona, sempre per la festa nazionale. Invece prima provo a mangiare un piatto di pasta in un locale popolare, ma mi passa la voglia considerando la fila, poi opto invece per sperimentare il pancake vegetariano, che preparano a pochi metri dal mio ostello. Per sicurezza compro un onigiri e uno yogurt. L’onigiri resta in frigo per domani, lo yogurt no. Mangio pancake e yogurt al ritorno in ostello.

Sull’ingresso dell’ostello noto un poliziotto che parla con un uomo anziano sdraiato per terra a lato della porta, con il portiere dello stabile che li osserva. Probabilmente ha chiamato lui la polizia. L’agente e l’uomo parlano, io mi metto a chiamare l’ascensore. Percepisco che l’uomo, probabilmente un senzatetto, è disagiato, in confusione, forse con problemi di salute mentale. Sembra non voler l’aiuto dell’agente, che non se ne va. Immagino avranno chiamato un’ambulanza per accertarsi delle condizioni di salute dell’uomo. Rientro.

Il pancake si rivela, come noto mentre lo preparano, non è solo vegetale, ma comprende anche un uovo e un po’ di insalata. Alla fine è buono, anche se cotto su una piastra con un po’ d’olio. Nuovo test per il mio intestino che ieri sera/notte ha fatto un po’ le bizze, ma neanche troppo. Si sta rimettendo in sesto, ma siamo a due passi avanti e uno indietro. Anche stasera non mi sento granché. Vero che non prendo paracetamolo dalle 10 di stamattina, ma i dolori sono decisamente scesi di livello, ma non se ne sono andati. Dubito a questo punto che se ne vadano fino a un intervento risolutivo.

Nota a margine, in ogni zona dove sono stato, tutti i palazzi hanno un portico che gli corre intorno. Alla faccia di Torino e Bologna, credo che Taipei le supere entrambe! Come mai così diffuso? Credo per due ragioni: piogge tropicali/monsoniche e temperature/sole improbabili durante il giorno. Gli asiatici odiano abbronzarsi e fanno di tutto per restare chiari. Da approfondire.


Senza che me lo vado a cercare, vedo sull’ANSA una notizia medica sul cancro al colon. Se ne parla con insistenza non solo perché i casi sono in aumento, ma perché è il secondo cancro più diffuso nella popolazione italiana e il terzo tra gli uomini, dopo prostata e polmone. In breve, l’articolo cita una nuova ricerca scientifica che afferma come dopo 6 anni non ci sono recidive se non per lo 0,5% dei casi, per gli stadi II e III. Lo stadio I è praticamente non letale. Lo stadio IV è quello critico, per via delle metastasi lontane e di solito una forma aggressiva o una diagnosi tardiva. In sintesi l’articolo spinge le misure di prevenzione, lo screening al colon retto con l’esame del sangue occulto, così da scoprire le neoformazioni in tempi che permettono un intervento quando si è in tempo.

Argomento da riprendere tra qualche settimana, quando avrò qualche nuovo elemento su cui ragionare.