Hong Kong – Taiwan: Day 9

Altra giornata positiva, finita in crescendo. Qualche appunto sparso.

La notte faccio fatica ad addormentarmi e a dormire. Finisco così per alzarmi e sfruttare il tempo al meglio che posso, come per esempio con l’esercizio stoico della premeditatio malorum. Ho studiato e fatto qualche ricerca sugli scenari potenzialmente più negativi, sulla base delle informazioni in mio possesso, che non sono poche, anche se parziali. Non ti sto a dire nulla, perché l’esercizio vale per me. Anticipare il peggio è un modo per esorcizzarlo. Se lo pensavano i latini duemila anni fa, un senso ce l’aveva e ce l’ha ancora oggi. So cosa mi aspetta e so la tribolazione che dovrò passare, nel migliore e nel peggiore dei casi e anche in quelli in mezzo. La diagnosi, lo so già, non mi colpirà più di tanto. Vedremo. In ogni caso così è cominciata la giornata, fino a che ho riprovato a prendere sonno.

Ho dormito fino alle 9,45-10,00 e ho fatto bene. Il sonno profondo è la fase in cui l’organismo lavora per combattere l’infiammazione in maniera più efficace. Ecco spiegato l’arcano del perché la mattina mi sveglio senza dolore o quasi! Ogni occasione è buona per imparare qualcosa di nuovo, no? Anche oggi si prevedono temperature da urlo: 37 gradi e 39 di sensazione di calore. Minimizzo le attività all’aperto e rivedo l’itinerario delle ultime 72 ore rispetto a quanto ipotizzato, anche se poi vado a sentimento, come è giusto che sia. Ripianificazione, bagno, colazione light e sono pronto a partire. Mezzogiorno, l’aria è bollente. A vedere la gente che c’è in giro, pochi sono dissuasi. Ci saranno abituati, anche se poi quasi tutti girano con un piccolo ventilatore portatile in mano.

Prima avventura della giornata, prendere la metropolitana comprando un biglietto singolo. No, il contactless con le carte di debito/credito non c’è, c’è EasyCard, il loro borsellino elettronico che va caricato in contanti e non mi va. Evito. Trovo il modo di comprare un biglietto singolo, che varia in base alla distanza. Sopra la macchinetta c’è una mappa con il prezzo stazione per stazione. Inserisci l’importo della corsa, metti i soldi ed esce un gettone di plastica. All’ingresso fai tap col bottone e poi lo metti in una fessura all’uscita. Fatto!

La seconda missione è mettere qualcosa sotto i denti, prima di andare al Museo delle Belle Arti. Individuo un locale economico che fa pasta. Lo trovo, entro e c’è da attendere, fuori al caldo, mezz’ora. Va bene. Attendo col Wi-Fi e il tempo passa. C’è anche una famiglia che ha l’aria di essere UK/USA/AUS ma non sento l’accento. Il papà ha un lettore di ebook con cui passa il tempo. Mi chiamano. L’ordine di fa online previo QR Code. Niente di più facile. Ordine confermato con uno scontrino. Servizio veloce. Mangio penne al pesto al gratin. Ho mangiato di peggio. Pago, in contanti, e mi dirigo al museo. Dimentico la scorciatoia e finisco per l’attraversare un parco che sembra un labirinto. Intorno alle 14 non c’è quasi nessuno, anzi. Considerando che si boccheggia anche senza sole, portare a spasso il bambino o il cane mi sembra follia. Eppure…trovo la strada, finalmente. Entro nel museo bagnato di sudore e mi metto la felpa per minimizzare i danni. Ha funzionato. Dopo i primi giorni, ho imparato la lezione. Lascio lo zaino al guardaroba e vado a fare un giro. Ahimè la maggior parte delle gallerie è in riallestimento. Almeno sono onesti e non fanno pagare il biglietto, anche se modesto (30 in valuta locale). Le 4 mostre si rivelano abbastanza inconsistenti. Molti vedi. Nel guardarne uno da seduto a malapena riesco a tenere gli occhi aperti. Coma glucidico post-pranzo. Completo la visita e esco di nuovo nel forno a cielo aperto, questa volta diretto a due templi, uno vicino all’altro. Mi riprometto una pausa caffè, la prima del viaggio. Starbucks, americano grande e una torta al cioccolato. Il barista fraintende e mi porta una black forest, la mia preferita. Quando si dice il destino. Oggi mi sento fortunato. L’addome e la spalla sembrano in vacanza per il weekend e il paracetamolo 1000 fa il suo sporco lavoro. Mi trastullo, perché ho bisogno di riposare e riposo. Se potessi mettermi orizzontale, lo farei.

Esco e, ormai al tramonto (le 17,30 circa), mi dirigo ai due templi a fare qualche foto. Alla fine della giornata avrò collezionato molti scatti interessanti. Qualcuno lo pubblicherò in futuro. Ora sono già le 23 ora locali e comincio a sentire la stanchezza della giornata, anche se mi sento stranamente bene, considerando l’orario. La spalla mi attende sdraiato a letto, già lo so già.

Dopo i templi salto l’idea di andare al grattacielo/centro commerciale Taipei 101, a forma di pagoda, con 100 piani, e opto per tornare tranquillo a piedi. Passo per una zona dove sono già stato. Cammino in un bellissimo parco urbano proprio sopra la linea della metropolitana che ho preso stamattina. Bellissimo esempio di pianificazione urbana efficace. Scendo sotto perché mi sembra di capire che c’è un altro piano di negozio, oltre al piano dei binari della metro. Bingo! Trovo una libreria lunghissima che si estende quasi per tutta la lunghezza dell’intervallo tra una stazione e l’altra della metropolitana. Magnifica. Lunga e stretta. C’è gente che legge qualcosa, gente che sta seduta dentro la libreria a passare il tempo, uno anche a giocare al telefono. Un’oasi di pace e refrigerio, per passare il tempo. Sembra ci sia più gente sotto che sopra. Come stamattina nell’immenso centro commerciale sotterraneo che si dipana sotto la stazione centrale di Taipei, che unisce metro e treno, più treno ad alta velocità. C’è chi passa il tempo sottoterra a giocare o a fare acquisti. Alla fine non è tanto diverso da un centro commerciale che sta al piano terra o ai piani superiori, no?

Esco e devo decidere cosa fare? Cena ultra leggera o mangio qualcosa prima di tornare alla base? Opto per una pizza. Stasera va così. Rischiatutto! Il pesto sembra filato liscio e così anche la pizza. Quanto meno nessuno lì sotto si è lamentato fino a ora. Ho compiuto un’altra prima volta della mia vita, a 50 anni, per qualcuno un sacrilegio. Non solo ho mangiato una pizza all’estero, neanche italiana, ma ho preso una 4 stagioni divisa in 4 parti, con olive, pomodori, funghi e… ananas! Prova superata alla grande. Mi è proprio piaciuta! Da ripetere. L’ideologia sulla pizza l’ho superata ormai da qualche tempo. Ognuno la mangia come vuole. W la diversità.

In giro c’è veramente tanta gente. Sabato sera col ponte. Soprattutto giovani. Sicuramente l’età media a Taiwan è di gran lunga sotto la media italiana, ci scommetto a occhi chiusi. Certamente è più piacevole godersi l’aria aperta di notte che di giorno, anche se ancora si boccheggia. Non ho tribolato così il caldo, dalle temperature roventi di fine giugno in Toscana!

Mi fermo a comprare uno yogurt, che fa bene per recuperare flora batterica e motilità intestinale. Entro in un kombini e sento nuovamente un odore dolciastro. Ci pensavo ieri. Ogni volta che passo davanti a un 7 Eleven o a un Family Mart ne sento l’odore. Che cos’è? Gli indizi puntano sulle uova al tè. Così si chiamano. Sono uova tenute a sobbollire tutto il giorno, 24 ore al giorno, in una pentola da cui si prendono e si portano a casa. Sono una fonte proteica a basso costo, uno snack, in cui l’uovo si impregna del liquido scuro in cui giace a scaldarsi, in cui c’è tè, zucchero, anice e cannella, insieme ad altre spezie. Un odore inconfondibile. Scommetterei che è una strategia, a prescindere dai ricavi, per associare l’odore alla presenza del kombini limitrofo. Marketing olfattivo. Altro esempio per cui conoscere un paese e le sue abitudini non si può fare con un libro, con un video o con contenuti online. Devi esserci, camminare, vedere e annusare. L’olfatto online non si può ancora usare.

Tempo di chiudere bottega. Domani è l’ultimo giorno in cui posso prendere la gondola (funivia), perché lunedì è chiusa per manutenzione e martedì me ne vado. Dovrei essere sul posto per le 10, ma a questo punto, a meno che cada presto dal letto, non ce la farò. Vediamo se stanotte riesco a dormire prima.