Le ultime 24 ore non sono state delle migliori. Ho elaborato il referto dell’ecografia, con i risultati che hai letto nel post precedente. Tragici a dir poco. Ho raddoppiato il dosaggio dell’antidolorifico con il risultato di non essere stato comunque in grado di dormire. Ho elaborato un nuovo scenario in cui mi si prospetta come l’attuale possa essere la migliore condizione in cui mi troverò, ancora qualche altro mese, prima di un progressivo decadimento ulteriore. Al di là della quantità di tempo che resta, cosa di cui veramente mi interessa poco, mi ha colpito come uno schiaffo l’ipotesi che la mia condizione attuale sia il meglio a cui possa auspicare. Che senso ha continuare a vivere così?
Ieri, durante il giorno, ho visto un film con un amico e metà del tempo ho sonnecchiato perché è questo che mi succede con la digestione in corso del pranzo. I nuovi presunti tessuti cancerogeni sotto pelle mi danno fastidio e non c’è antidolorifico che tenga. In tutto ciò non ho già più l’energia mentale di imbattermi in qualcosa che non vada oltre una puntata di una serie televisiva. Leggere, paradossalmente, riesco a farlo solo in attesa in ospedale, per un intervallo di tempo limitato. Col gonfiore addominale non ho alcun istinto a mangiare di più. Mangio i pasti principali, sempre gli stessi, sempre a basso residuo, cercando di semplificare il lavoro del mio sistema digerente il più possibile, ma comunque non basta. Gonfiore, aria sopra, aria sotto, sono una costante per ore e ore dopo aver ingerito cibo. Se ceno entro le 19, alle 3 di notte ho ancora aria che esce.
Sarà la mancanza di sonno, i pasti insufficienti, il tumore che mi assorbe nutrimenti, la chemioterapia che (non) funziona, il risultato è che sono debole. Non ho alcuna energia per qualsivoglia esperienza diversa dallo stare seduto o semi sdraiato davanti alla televisione. Bene che sia inverno e gennaio, perché con il sole e buone temperature probabilmente aumenterebbe solo la frustrazione del dover stare in casa. Una volta stare da solo a casa era una benedizione. Avevo le mie routine del benessere: esercizio fisico, lettura, studio, scrittura al computer, diario/journal, film in lingua originale, un po’ di cucina semplice e sana, passeggiate al mare e socialità quanto basta, più tanti passaggi al cinema d’essai. Tutto questo non c’è più. Non ce la faccio più. Sì, ogni tanto scrivo qui e interpreto esami e referti, guardo qualche film più impegnativo quando riesco, leggiucchio qualcosa, ma finisce qui. Le giornate con dolore e senza sonno sono infinite, soprattutto la notte.
Se l’ipotesi migliore attuale è che devo godermi l’attuale vita per i prossimi 3-4 mesi, perché poi c’è il rischio concreto che il mio fegato ceda, sotto una chemioterapia che non tollera più o a causa di un tumore che ne compromette l’attività, beh, mi considero già morto oggi. Speravo e mi aggrappavo all’idea di vedere il tumore arretrare e di riprendere uno stile di vita con più forza ed energia, almeno per una piccola finestra prossima all’estate. Una piccola vacanza dalla malattia. Questo scenario si sta allontanando velocemente. In teoria non è ancora detta l’ultima parola, ho due sessioni di chemioterapia da portare avanti e poi vedremo la nuova TAC, ma tutti gli indicatori, gli esami e i sintomi mi dicono già che cosa sta succedendo, al di là dell’ottimismo di facciata dei medici.
D’ora in avanti, a partire dal prossimo appuntamento con la terapia del dolore, la mia priorità diventa azzerare la sofferenza, prima ancora di agevolare la terapia. La terapia punta a guadagnare tempo ma tempo per cosa? Passare notti insonni a guardare la televisione? Mangiare e avere un’ora dopo, come in questo momento, dolori addominali? Avere una vita in cui il massimo della soddisfazione è sentirmi ascoltato da chi mi sta intorno parlando dell’evoluzione del mio dolore e della malattia? Passare un’altra domenica a pranzo dai miei senza godermi assolutamente nulla, anzi, sperando di tornare a casa il prima possibile? Vedere amici impotenti che soffrono nel non poter far nulla e che non sanno neanche loro come gestire questo momento? Documentare la sofferenza scrivendo qui, sapendo che serve sì e no a elaborare in parte il dramma psicologico, per non perdere del tutto la ragione?
Sì, andiamo avanti con le prossime due sessioni di terapia, sempre che il fegato non decida di gettare la spugna insieme a me. Sì, facciamo la TAC di controllo tra un mese circa. Sì, cambiamo la terapia per passare a una di seconda linea. E poi? Il fegato riuscirà a vedersi ridurre lo stress e io i sintomi? Per quanto? Un paio di mesi? In tutto ciò non vedo alcun miglioramento rispetto alla qualità della mia vita, semplicemente perché il tutto è molto, molto improbabile.
Il piano non può quindi che essere quello di non soffrire, a costo di ridurre la lucidità e le ore di veglia. Non sono cosa mi può essere prospettato, ma le prossime conversazioni con algologo e oncologo dovranno essere molto chiare. Posso rimandare, per mancanza di coraggio e di dati inequivocabili, fino all’esito della TAC tra un mese, ma non oltre. Spingere sull’antidolorifico e sull’oblio mi sembra sensato e auspicabile. Senza illusioni inutili.
Se la finestra di opportunità si chiude, finisce tutto. Sarò egoista, sarò cattivo, ma in questo momento non ho neanche voglia di raccogliere password di conti correnti, raccogliere dati che semplificano la vita a chi resta. Non mi interessa neanche mettere ordine nei miei affari, di qualsiasi genere essi siano. Medito di togliere la password al mio computer e al mio smartphone e poi chi vuole è libero di scoprire ciò che non sa del Luca privato. Non ho intenzione di cancellare, censurare, edulcorare nulla. Lascio un bel passatempo, a chi vorrà, di fare un divertente lavoro di ricostruzione dei miei affari e della mia vita. Oltre non intendo andare. Non devo preservare alcuna memoria. I posteri sono destinati anch’essi a dimenticare e morire nel giro di qualche generazione al massimo.
Prendi questo post come un addio anticipato alla vita, perché di questo si tratta. Magarti ci sarà qualche sorpresa positiva inaspettata e la resa dei conti rinviata di un po’, ma la sostanza non cambia e soprattutto il mio fegato resta quello che è. Biologicamente e legalmente muori il giorno in cui non respiri più e il cuore smette di battere. Nella realtà muori il giorno in cui la tua dignità nel vivere scende sotto una certa soglia e non può tornare più sopra. Quel giorno, purtroppo, è forse già arrivato. Non posso dirlo con certezza per vari motivi, ma ho molti indizi per pensarlo. Questo basta a decretare che il gioco è finito.
