Questa settimana sono dovuto ricorrere al pronto soccorso per ben due volte. Paradossalmente sono stati i miei più felici momenti della settimana.
Domenica scorsa dopo pranzo sono andato per dolori fuori controllo. Ho smesso di soffrire a casa in silenzio, per evitare di intasare il pronto soccorso. Scelta azzeccata. Mi hanno preso subito in carico e mi hanno fatto un antidolorifico che mi ha permesso di dormire quasi un paio d’ore direttamente lì! Incredibile!
Esperienza superata, nel dolore e nel sollievo seguente, da un nuovo intervento venerdì pomeriggio. Non ho digerito il pranzo, più o meno sempre lo stesso. L’addome si è gonfiato in modo spropositato e molto doloroso. Un reflusso di liquido dallo stomaco mi è arrivato in gola. Alle 17,30 ho smesso di fare il martire e sono corso al PS. Altra scelta super azzeccata. Al triage mi visitano, toccandomi l’addome. In meno di un minuto vomito un litro di materiale giallo, tra pasta e uovo del pranzo, o forse più. Il blocco gastrico c’era. In attesa di visita e accertamenti sono stato messo in un lettino, fino a che il gonfiore è ripartito e ho avuto la forza di vomitare di nuovo, questa volta con molto meno liquido. Mi sono messo seduto con i conati di vomito nel corridoio del pronto soccorso. Credo che tutti abbiano sentito i miei versi da uomo sotto tortura. Non credo di aver mai emesso suoni simili in vita mia. Gonfiore sceso, dolore tornato sopportabile. Radiografia dell’addome, antidolorifico, e mi mettono in una stanza insieme a un altro paziente oncologico. Arriva la sera e la dottoressa passa, dicendomi che non aveva ancora avuto modo di vedere le mie lastre, ma che se stavo bene potevo andare a casa o rimanere in osservazione la notte. Ci ho pensato un attimo e sono rimasto. Dal monitor del sonno che utilizzo, questa è stata la seconda miglior notte negli ultimi 3 mesi. Incredibile! Nonostante rumori vari tutta la notte. La mattina dopo mi propongono il test della fetta biscottata. Il chirurgo che mi visita suggerisce che non ho nuovi problemi acuti e urgenti e che la mia è la condizione di chi ha l’intestino incarcerato. Il transito è rallentato e ridotto, tanto che ogni minima variazione può mandarlo in tilt. Alle 10,20 mangio tè e fette biscottate senza vomito. Alle 12,50 vengo dimesso e torno a casa.
Per un altro mese dovrò continuare ad andare avanti così, altre due sessioni di chemioterapia, poi a fine febbraio TAC e decisione su come proseguire. Il fatto che i dolori siano aumentati e che tutti gli indicatori siano negativi, non fa ben sperare sull’esito dell’attuale terapia.
Continuo a galleggiare, un giorno per volta, senza grandi prospettive.
