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Politica

Autocrati del nostro tempo

La mia risposta alla guerra in corso in Europa e al difficile scenario energetico, economico e sociale è approfondire. Saltare, come faccio da anni, telegiornali, talk show, cronaca minuto per minuto, per dare spazio all’analisi di lunghi articoli o, meglio ancora, libri o audiolibri.

Illuminanti, in questo senso, un ebook e un libro/ebook su Putin, pubblicati da La nave di Teseo.

Nella mente di Putin

Per Putin oggi, nell’ennesima guerra iniziata dal governo imperiale russo, fermarsi sulle posizioni intermedie, senza una vittoria palese ed eclatante, vorrebbe dire affrontare una pericolosa sfiducia interna, e non della popolazione, la quale per lui conta poco, ma dei vertici militari, che non glielo perdonerebbero, e delle classi impegnate nell’economia, che stanno patendo spaventose sanzioni: cosa riceverebbero in cambio per le loro sofferenze? La perdita di una guerra, o meglio l’assenza di un successo di dimensione planetaria, per gli imperatori russi ha sempre costituito

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Quando guardi l’abisso, l’abisso guarda in te

“Anyone who spends some of their time thinking about climate change and about the politics of the world it is producing (and there are a lot of people like that) knows that the going is often tough, the future looks very bleak, and the nights are sometimes sleepless. At times, it is hard not to want to hide away. The more one knows and the longer one stares into the abyss, the more one may be tempted to abandon all hope.”

Joel Wainwright, Climate Leviathan

La citazione, apparsa oggi su Readwise (tra quelle sottolineate negli anni), casca a fagiolo.

Non credo più che riusciremo a evitare l’effetto dominio dei cambiamenti climatici, superata la soglia di 1,5 C rispetto all’era pre-industriale. Ciò significa che gli sforzi individuali sono inutili. Non vale la pena spendere di più per compensare le emissioni di oggi, piantando alberi che toglieranno anidride carbonica solo tra X … Continua a leggere

Non vogliamo fare sacrifici

L’Economist, lo dico da anni, è una lettura sempre ricca di riflessioni. L’opinione sull’Europa, Charlemagne, questa settimana scrive, a proposito della riduzione della dipendenza dal gas russo:

The absence of such measures reflects three factors. The first is that Europe may not truly be committed to weaning itself off Russian hydrocarbons. More storage of gas at EU level, as looks likely to be agreed, could dent Russia’s stranglehold on Europe. Some might think that will solve the problem, at least if the war ends soon. Keeping the option, if not the necessity, of importing Russian gas would avoid a painful pivot away from cheap power.

Second, energy is a politically toxic topic. The mere mention of speed limits or dearer petrol triggers accusations of urban politicians ignoring the plight of car-dependent provincial folk. Spanish farmers are protesting about energy prices. France’s president, Emmanuel Macron, wants no more gilets

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Pochi affari con le democrazie

If we would constrain our business to only established democracies, which account for about 7 to 9 per cent of world population, and this is shrinking, then clearly there would not be any viable business model for an auto manufacturer.

Herbet Diess – CEO Volkswagen

Il capo di Volkswagen non l’ha mandata a dire: a fare affari solo con le democrazie, non si va da nessuna parte. Mi sembra chiaro quale sia il punto di vista della grande impresa nei confronti della promozione dei diritti umani. Considerando che questi sembrano andare sempre meno di moda su scala globale, meglio non usare l’economia come strumento di pressione. Rischiamo di non esportare più o di non poter più produrre in quei mercati. VW fa metà dei profitti in Cina, per dire (paywall).

Le sanzioni alla Russia sono evidentemente una eccezione o c’è chi vorrebbe che rimanessero tali. In effetti, come europei … Continua a leggere

-47 Il capitalismo fossile in cui siamo immersi

Trovo il London Review of Books una rivista capace di farmi pensare ogni volta che la sfoglio. Sull’ultimo numero mi cade l’occhio su un articolo che parla di cambiamenti climatici. Come tutti (o quasi) gli articoli della rivista, lo spunto viene da uno o più libri su un argomento, recensiti e commentati. Questo articolo prende spunto da White Skin, Black Fuel di Andreas Malm e un collettivo.

Il libro disegna un’associazione tra i negazionisti del clima e l’estrema destra (fascista). La tesi è che il capitalismo fossile, ovvero il capitalismo basato sui combustibili fossili, abbia un’anima fascista alla base. Da qui l’ascesa del fascismo fossile, ovvero quell’ideologia (Harari la chiamerebbe religione) che promuove il suprematismo bianco e altri tipi di nazionalismi, grazie al potere economico e sociale dato dallo sfruttamento dei combustibili fossili, nella storia recente e oggi.

La citazione che segue mi ha fatto riflettere, perché tocca due … Continua a leggere