Vai al contenuto

Fare i conti con il tempo

Visto il successo delle precedenti edizioni, con gioia ti segnalo che ho in calendario una nuova edizione del corso sulla gestione del tempo, per un nuovo gruppo di non oltre 25 persone. Per i primi c’è uno sconto premiante.

Il corso si svolge online, con lezioni e sessioni di confronto (workshop), esercizi e applicazioni pratiche quotidiane. Comincia a inizio novembre e si svolge per 4-6 settimane fino alla fine dell’anno. La diversa durata è per la versione base o la versione avanzata. A Gennaio poi c’è una sessione di supporto a un mese dal termine del corso, perché non è niente di teorico da sapere, ma da applicare alla vita di tutti i giorni, per migliorarla.

Preparare il materiale per il corso mi ha dato il pretesto per leggere libri in argomento e l’ultimo – Four thousand weeks – mi è piaciuto molto. Ho capito ancora meglio che per ottenere il meglio dal nostro tempo dobbiamo prima di tutto accettare di essere limitati. Non siamo e non saremo mai in controllo del tempo, perché il tempo che abbiamo non è nostro, ma ci è stato prestato. Come ci è stato dato, ci può essere tolto, senza un motivo apparente. Una volta compreso questo, tutto diventa più facile, anche se non è così facile. Comprendi così che non puoi fare tutto e che non ha senso fare di più e sempre di più, perché comunque c’è un limite a ciò che puoi fare. Si tratta di accettarlo.

Questo è lo spirito con cui svolgo questo corso, pensato per vivere e lavorare al meglio delle nostre possibilità, senza la velleità di diventare super uomini o di trovare trucchi per fare di più senza scoppiare o senza esaurirsi. La chiave di volta è capire che arrivi dove puoi e domani è un altro giorno. Dormi sereno e domani ricominci da dove eri rimasto. Nel frattempo non dimenticarti di vivere, di fare ciò che ti fa sentire bene, vedere gli amici, curare i tuoi interessi, fare esperienza. Lavorare è bello e il lavoro intenso, concentrati, è una grande fonte di soddisfazione, ma c’è molto altro da esplorare nell’esperienza umana. Non dimenticarlo mai.

-82 Libri infiniti, lunghe passeggiate e l’alienazione urbana metropolitana

Ho passato proprio un felice weekend. Ho camminato molto, moltissimo. Ho leggiucchiato in giro, ho preso il sole e aria buona in vari parchi. Ho mangiato bene, ho esplorato, ho visto gente, ho girato per librerie.

che cielo!

Pur avendo novità di ebook in quantità, il mio peregrinare mi ha fatto trovare novità che avevo perso nel mare magnum della produzione libraria italiana. Ho recuperato così Anno bisestile di Peter Cameron, l’unico suo libro che probabilmente non ho ancora letto. Il suo primo libro, quasi introvabile, stampato ora da Adelphi. Ho trovato altri libri curiosi sotto vari punti di vista. Per il titolo, non per il contenuto, e per la lunghezza. Uomini e donne è un libro molto complesso, a leggere la voce su Wikipedia, pubblicato da Il Saggiatore per un’edizione italiana di ben 1980 pagine. Mi immagino cosa possa voler dire portarlo in giro per leggerlo: impossibile. Destinato più a diventare un ferma porta che un libro letto veramente a cui manca, curiosamente, la versione in ebook. Altro libro eccezionale, Saremo leggeri, con oltre 1500 pagine, è un carteggio durato anni tra Albert Camus e la sua amante. Sembra molto romantico e Bompiani ha pubblicato la versione ebook, che probabilmente proverò a leggere, almeno in parte. Con calma.

(altro…)

-85 Prima trasferta/viaggio dell’anno!

Mancano 85 giorni alla fine del 2021 e solo ieri ho preso il mio primo treno dell’anno, per starmene qualche giorno fuori. Per uno, come me, abituato a spostarmi continuamente, per lavoro e per piacere, è stato quasi uno shock tornare a viaggiare dopo quasi due anni di stop totale. L’ultimo viaggio fuori regione risale al gennaio 2020 a Bolzano. L’ultimo viaggio oltre confine va indietro all’agosto del 2019 a San Francisco! A forza di stare a casa, ho coltivato la gioia delle piccole cose e quasi ora mi mancano.

Cerco e cercherò di tenere qualche buona abitudine anche in viaggio, come scrivere qui e tenere il mio journal e meditare. L’esercizio fisico è sostituito dalle camminate e la cucina sana da cucina più vivace nei pasti fuori casa. Posso permettermelo.

Sono ancora più convinto che le esperienze contano. Conoscere persone diverse da noi, con stili di vita diversi, culture diverse, cucine diverse, tutto è fondamentale per sperimentare, confrontarsi, cambiare, trovare la propria strada. Sì, l’ideale è vivere queste esperienze fisicamente, di persona, ma purtroppo l’aereo ha un impatto notevole sui cambiamenti climatici e non mi sento più di prenderlo con leggerezza. Ciò non vuol dire però che si possa conoscere attraverso i libri e il cinema, non per restare passivi, ma per darsi da fare. Cucinare un piatto di un’altra cucina, entrare nella mente di un autore di un’altra cultura e conoscere la sua esperienza in un momento lontano altrove. Per poi vivere il contatto con altre persone, soprattutto quelle vicine, conosciute e sconosciute, con una diversa apertura e l’ascolto che apre lo scambio e il confronto.

Un bilancio di questo viaggio lo farò al termine, ma so già che tornerò alla mia routine con gioia, perché non ho bisogno di percorrere centinaia o migliaia di chilometri per vivere nuove esperienze. Posso farlo anche nel mio ambiente quotidiano, aprendolo a ogni opportunità di conoscenza e di sperimentazione attiva. Con questo approccio ogni giorno è un nuovo viaggio, anche restando fermi.

-87 Vincere le cattive abitudini

Tacitamente, l’innocenza chiede sempre protezione, quando invece sarebbe molto più saggio se fossimo noi a proteggerci da essa.

L’innocenza è come un lebbroso istupidito che ha perso il suo campanello, e che vaga per il mondo senza l’intenzione di far del male a nessuno.

Graham Greene, L’americano tranquillo

Prendere un periodo sabbatico dalla tecnologia – fare a meno dello smartphone per una settimana, per esempio – ti aiuta a vedere le abitudini quotidiane con un occhio diverso. Cresciuto con la televisione sempre accesa durante i pasti, mi sono portato questa abitudine con me, fino al momento in cui il rumore di fondo ha cominciato a darmi fastidio e ho deciso semplicemente di tenere la tv spenta. Sempre. Le notizie non devono arrivare dal telegiornale e se mangi con qualcuno, puoi parlare e concentrarti comunque su cosa stai mangiando. La televisione accesa ti rapisce e ti distrae e non è assolutamente necessaria. Niente di ciò che propone la tv è necessario, men che meno organizzare la tua vita intorno al palinsesto deciso da altri.

Superato questo problema, un altro schermo è arrivato a tavola: lo smartphone prima e il tablet poi. Perché sprecare l’attenzione del tempo del pasto semplicemente per mangiare? Guardiamoci un video su YouTube, leggiamoci un articolo, chattiamo con qualcuno, giusto? Sbagliato. Comportarsi in questo modo a mio modesto avviso significa due cose: mangiare qualcosa che non ci piace abbastanza e avere un cervello così sovra stimolato che non riesce a riposare neanche per 10-20 minuti in cui sei a tavola a mangiare.

Da single che vive solo e che mangia quasi sempre da solo, lo smartphone a tavola era proprio quello: il desiderio di non sprecare un minuto, di comunicare con gli amici, di non perdere l’occasione per stare dietro al flusso delle notizie. La scorsa settimana ci ho riflettuto, dopo aver letto l’ennesimo libro in cui si consiglia di bandire gli schermi dalla tavola, e ho deciso che non potevo non esercitare la mia forza di volontà e vincere questa sfida. Il punto di svolta è stato riprendere in mano uno dei pochi libri di carta ancora non letti – il 95% di ciò che leggo ogni anno è digitale – e decidere di leggerlo soltanto durante i pasti. Il risultato è che in meno di una settimana ho letto, con grande soddisfazione, L’americano tranquillo. Libro acquistato con Repubblica in edicola nel lontano 2003. Se ti dovessi dire perché ho comprato quel libro neanche me lo ricordo. Negli anni l’ho cominciato e l’ho lasciato almeno 2-3 volte, nonostante siano poco più di 200 pagine.

La sfida di fare a meno dello smartphone mi ha permesso di portare a termine un’attività che attendeva quasi 20 anni. Evviva!

Ci sono stati momenti in cui la sirena del telefono chiamava. Un messaggio di una chat a cui rispondere, una email da controllare. Ciò che ho fatto è attendere fino alla fine del pasto. Ho dovuto frenarmi in alcune occasioni, ma non è stato poi così difficile. Quale attività non può attendere 20 minuti fino a che non hai finito di mangiare?

L’altra cosa su cui ho lavorato nel tempo è il cucinare. Per quanto abbia una dieta abbastanza ripetitiva, seppur con componenti stagionali, trovo gusto nel mangiare, anche le cose più semplici. Insalata senza sale e senza olio, cereali integrali e legumi tutti i giorni – altro che le 3 porzioni di legumi da mangiare ogni settimana – verdure cotte a vapore o in padella con pochissimo olio. Ovviamente, per me, niente carne, niente pesce, niente uova, niente latticini. Anche il gusto, se ci pensi, è per i più drogato dall’aggiunta di sale, grasso e zucchero in eccesso. Il nostro palato viene manipolato dall’industria alimentare e, bisogna dirlo, anche da alcune cucine tradizionali, quando si può vivere bene e sentirsi meglio con molto meno.

Da tempo ho capito che il mio benessere dipende in larga misura da me. Dalle mie abitudini alimentari, dal mio stile di vita, dal mio modo di vedere la vita. Più semplifichi, più ti metti a verificare il perché e l’effetto di abitudini popolari e consolidate, più ti rendi conto che vivere è un’esperienza unica. Non devi vivere la vita che altri hanno pensato per te. Puoi decidere con la tua testa. Quando avviene questo click, la tua vita cambia in meglio.

-88 Riflessioni sul tempo che passa

Nell’ultimo anno mi sono trovato più e più volte a ragionare sul tempo. Tutto è partito da un workshop sulla gestione del tempo che La Content mi ha chiesto di tenere in un sabato pomeriggio di febbraio. Nel preparare il materiale, che poi ha dato vita ad altre 2 iterazioni del corso, in forme e tempi diversi, mi sono interrogato sulla mia esperienza di persona organizzata che cerca di trarre il massimo dal proprio tempo, consapevole che passa e non torna più. Riflessioni cominciate in realtà anni fa, forse proprio nel momento in cui ho realizzato che passavo troppo tempo online sul social web. Il primo momento in cui ho capito che stavo esagerando era il 2009. Da allora, piano piano, ho cercato di togliere attenzione al social web, fino a cancellare profili e a sparire quasi dalla rete, a favore di altro.

(altro…)